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Ma ho visto lo stesso film considerato capolavoro dalla critica blasonata? Novembre 15, 2009

Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.
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Gli abbracci spezzati

Un film di Pedro Almodóvar. Con Penelope Cruz, Lluís Homar, Blanca Portillo, José Luis Gómez, Rubén Ochandiano Tamar Novas, Marta Aledo, Agustin Almodóvar, Enrique Aparicio… – Spagna 2009.

Alessandro Baricco non ha un approccio, diciamo così, simpatico verso il prossimo.

E’ superbo, a volte sprezzante, a volte insolente.

Ma almeno in una cosa l’ho apprezzato, quando ribadisce che ci sono personaggi ed opere troppo esaltati e celebrati; ci sono artisti considerati grandi ma grandi non sono; ci sono opere considerate immortali ma immortali non sono.

In questa tipologia di artitsti ( che tali non cosidero ) ci metto a pieno merito Pedro Almodavar, e colui che io considero il suo ispiratore Luis Bunuel “ lo sdoganatore di ogni tabù”.

Guai a parlar  male di Bunuel in quel certo periodo ( era questo uno degli aspetti negativi del ’68: considerare arte anche robaccia .“ Ma c’è il messaggio..”si diceva..).

Purtroppo questo tipo di retaggio culturale, e che viene da quel periodo, resiste ancora e dà modo ai vari ministri Bondi, Brunetta.. a pontificare su qualcosa..ed hanno ragione ( ma non voglio affrontare questo problema ).

Sono entrato in sala mentre si svolgevano i titoli di coda; sottofondo, un flamenco struggente ed avvolgente, la qual cosa mi ha ben predisposto alla visione.

Dopo dieci minuti mi era tutto chiaro. Noia, tedio, fastidio, insofferenza.

Sensazioni crescenti in maniera esponenziale, perché il film è costruito  come le matrioske russe: storia nella storia, film nel film, stessi personaggi con doppi nomi.

Un film senza passione, senza anima; come erano i film di Bunuel; in una parola noiosi.

La classe borghese rappresentata sempre come un clichè, dove dominano aridità e stravizi, e pertanto causa di tutti i mali della società.

Il mondo reale sobrio, leggero, operoso, conflittuale.. che dà ricchezza a tutti, anche a questi personaggi che ne ostentano totale disprezzo,  non è mai rappresentato  nelle loro  opere da quattro soldi e che purtroppo vengono osannate come capolavori.

Allora con Bunuel, adesso con Almodavar.

Ripeto il film è estremamente noioso.

Perché non me ne sono andato subito? Per riascoltare quel bellissimo flamenco alla fine..

voto: tre su dieci

Per oltre mille generazioni i Cavalieri Jedi sono stati i guardiani di pace e giustizia della Vecchia Repubblica. Prima dell’oscurantismo, prima dell’Impero. » Obi-Wan Kenobi ( Star Wars ) Novembre 10, 2009

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L’uomo che fissa le capre
The Men Who Stare At Goats
Un film di Grant Heslov. Con George Clooney, Ewan McGregor, Jeff Bridges, Kevin Spacey, Stephen Lang. Nick Offerman… USA, Gran Bretagna- 2009

Le rievocazioni del Sessantotto risultano francamente patetiche e noiose. Soprattutto poi quando lo si vuole rappresentare attraverso le proprie singole esperienze.

In un delirio di onnipotenza artistica abbiamo assistito a vere e proprie porcherie i cui schizzi di fango in qualche modo trasformano quel periodo in qualche cosa che non è, con atmofesfere buie, noiose e ridicole.

Le performance artistiche riescono alla grande quando rappresentano gli effetti che ha prodotto il sessantotto su noi.

“Ed in quella casa comune che è la memoria del tempo, si insinua in maniera subdola un brivido freddo, un grande gelo di fronte a quella sensazione di resa, di compromesso…Ma questo diventa il punto di forza della storia: uniti nelle nostre solitudini, affiatati nelle nostre frustrazioni, coscienti del crollo di tante illusioni.

Ma questo è anche il grande bagaglio che ci resta del ‘68.

Ci resta questo grande bagaglio culturale; un bagaglio di idee, di etica, di comportamenti che si eleva a metodo di vita.

Di vita all’impronta della dignità; dignità di avere il coraggio di dichiararsi anche Spaesati di fronte a ad una realtà attuale che assolutamente non ci rappresenta”

Questo scrivevo a proposito di quel meraviglioso film del 1983 “Il grande freddo (The Big Chill)”
di Lawrence Kasdan ( v recensione ).

L’uomo che fissa le capre non è un film  sul Sessantotto ma è figlio di quella cultura.
Solo così si può spiegare la dissacrazione intelligente verso quei monumenti intoccabili dell’autorità trattata spesso con reverenza.

Il potere trattato in maniera burlesca attraverso un gioco di trovate eccellenti, parodie new age, giochi linguistici, citazioni, filosofia..

E’ satira pura, graffiante violenta; cade così la maschera di alcune istituzioni rivelando tutta la loro idiozia.

E l’effetto iconoclastico è reso ancora più dirompente da un’escamotage di grande impatto emotivo: si dicono cose idiote come se si stesse recitando Shakespeare.

George Clooney è grandioso; Jeff Bridge ( il Drugo del Grande Lebowski ) continua a stregare; non sono da meno gli altri interpreti guidati da una regia leggera e riservata.

Sono i cavalieri Jedi che difendono la nostra libertà, e perché no, anche i nostri sogni.
Tornate presto!

Voto: otto su dieci

Ancora sul Poker.. Ottobre 24, 2009

Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.
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Baarìa
Un film di Giuseppe Tornatore. Con Francesco Scianna, Margareth Madè, Nicole Grimaudo, Angela Molina, Lina Sastri. Italia, Francia 2009.

Tanti anni fa, io giovanissimo liceale, stavo ore ad ascoltare persone che mi potevano insegnare qualcosa.

In particolare mi ricordo di un adulto, che di lavoro faceva l’ elettrauto ed era militante comunista.

Non aveva un diploma di scuola superiore e tanto meno una laurea. Quindi si presupponeva che il suo bagaglio culturale fosse non molto ricco.

E forse era vero; ma quando incominciava a parlare di politica, era un piacere ascoltarlo ed imparare.

Era un riformista: ed io ricordo bene che un mio coetaneo gli chiese il significato di quella parola così usata all’epoca ( come contrapposizione al massimalismo ); ebbene il compagno meccanico diede grosso modo la stessa risposta che il protagonista da al figlio ( battere la testa..).

La memoria universale, la nostra casa comune.

Il significato enorme di quella parola spiegato in maniera semplice, chiara; con Leggerezza.

Ma che cosa è la leggerezza? Qualcuno sosteneva che la leggerezza è una sottrazione di peso; cioè togliere peso soprattutto alle strutture del racconto e del linguaggio ( Calvino? Proust? ).
Qualcun’ altro la cerca tra le nuvole, sulle ali di un aquilone.
Altri ancora pensano che sia un’illusione. Altri sostengono che la leggerezza è libertà.

Bene io non so che cosa significhi veramente leggerezza ( Kundera ce lo potrebbe spiegare meglio).
Ma sostengo che questo film è leggero; Leggero come un sogno, leggero come una nuvola, leggero come una favola, leggero come un’emozione.

Baarìa è visionario ma non delirante, sfarzoso ma non pesante, esagerato ma non tracimante, superbo ma non pomposo.

Un cinquantennio di storia raccontato in maniera esemplare attraverso i ricordi che non cadono mai del tutto nella trappola della memoria ingannevole; in questo genere di “storytelling”, tale insidia è sempre al varco ( la memoria infatti tende a dilatare i ricordi, le sensazioni..)

La memoria ingannevole ( che a dire degli esperti ci prepara alla vecchiaia quando appunto la fanno da padrone i ricordi ) si percepisce solo nelle atmosfere troppo “buoniste” (talvolta magiche, talvolta oniriche, talvolta mitiche o leggendarie ) , nelle realtà guardate sempre con un sorriso, nelle atrocità rappresentate sempre in maniera soft.

Ma tale trappola è solo sfiorata, grazie anche ad un effetto tecnico ed un’escamotage narrativo.

L’effetto tecnico sta nella solarità e luminosità che impregnano le scene e che avvolgono lo spettatore di un calore familiare.

L’escamotage narrativo sta nella rivoluzione di ruoli degli attori: i protagonisti sono poveri e sconosciuti, le comparse attori ricchi e famosi; la qual cosa rivela la sua appartenenza politica di veterocomunista ( ma la Medusa non appartiene a Berlusconi? ).

E tornando al poker, Tornantore non appartiene alla tipologia di giocatore che pratica spesso l’All In, ma all’altra tipologia:  giocatore metodico, riflessivo, non troppo fantasioso, ma comunque leggero che alla distanza vince sempre.

Voto tra sette e otto dieci

Parliamo ancora del Poker.. Ottobre 5, 2009

Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.
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Bastardi senza gloria (Inglourious Basterds).

Un film di Quentin Tarantino. Con Brad Pitt, Eli Roth, Michael Fassbender, Christoph Waltz, Diane Kruger.

USA, Germania 2009.

Ci sono due modi di giocare a Poker.

Il primo, diciamo così, metodico, regolare, programmato, prevedibile e cadenzato dalle carte che hai.

Il secondo è imprevedibile, scoppiettante, fantasioso, creativo e geniale; ogni giocata diventa di estremo interesse con o senza punteggio; è tipico di quei personaggi nelle cui vene scorre furore artistico ( magari non lo sanno ).

I giocatori “ per caso” che appartengono a questa seconda categoria, se incrociano la tua strada, ti ammaliano, ti avvolgono, ti seducono, ti estasiano; e per te diventa un piacere continuo anche se perdi gli scontri.

Sparigliano il gioco continuamente, ti spiazzano ad ogni giocata, con o senza buone carte in mano;  ti costringono ininterrottamente ad un esercizio mentale;  ti fanno pensare magari a quanto sono strane certe situazioni; ti fanno sentire incerto anche se hai un poker d’assi.

Lo  spettacolo ed il divertimento è assicurato.

Quentin Tarantino , nel dirigere un film, mi ricorda questa tipologia di giocatori di poker.

E’ fantasioso, creativo, geniale; ogni giocata ( chiedo scusa ), ogni scena è un continuo rilancio, arrivando sempre fino al “All In”.

E tu resti sorpreso, ammaliato, interdetto da questo modo di giocare ( chiedo ancora scusa ), di condurre il film .

Il lavoro è stupendo. Ti prende dall’inizio alla fine.

Nonostante i rispettosi riferimenti ad altro cinema, nonostante il richiamo  ossequioso ad altri mostri sacri  ( Sergio Leone, Marlon Brando.. ), Quentin spariglia le carte  continuamente in un crescendo emotivo fatto appunto di ripetuti “All In”.

La potenza narrativa dei dialoghi ( surreali, ironici, spiazzanti ), la tracimente interpretazione dei protagonisi ( tutti eccellenti, compreso Brad Pitt; in particolare poi un ufficiale Tedesco di cui non ricordo il nome ),  gli impudenti  anacronismi temporali,  lo sfacciato stravolgimento della storia, si miscelano armonicamente per cui le varie voci soliste realizzano un resa corale dove tutto è perfetto.

Tarantino è demone, un demone sapiente.

Se posso osare, egli fa parte di quel “disegno intelligente” ( per chi ci crede ) che cadenza il progresso nel campo dell’arte, del cinema, dell’uomo.

Io, che credo in Darwin, ritengo che il nostro è stato selezionato attraverso una via collaterale della linea evolutiva umana: quella che sceglie gli elementi migliori.

Ogni suo lavoro è un punto di non ritorno;  e chiunque crede di fare del buon cinema, deve partire ogni volta da dove è arrivato Tarantino.

Prima di Tarantino c’è una storia; dopo di lui c’è sempre un’altra storia.

Non aggiungo altro. Andate a vederlo e ne riparliamo.

A proposito, chissà se  Quentin Tarantino gioca a poker.

Voto: nove su dieci.

Le origini del gioco del poker sono tuttora oggetto di dibattito. Forse dalla Persia è arrivato a Parigi e quindi a New Orleans. Il nome deriva, probabilmente, dal termine francese poque (ingannare)… Settembre 11, 2009

Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.
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Il cattivo tenente – Ultima chiamata New Orleans

Un film di Werner Herzog. Con Nicolas Cage, Val Kilmer, Eva Mendes, Xzibit, Shea Whigham. USA 2009

Il poker non è un gioco solo di azzardo, ma un mezzo privilegiato con cui  riesci a capire la personalità dei tuoi avversari.

Un gesto della mano,  una smorfia, una nuvola che copre gli occhi…ecco  tutti mezzi che ti aiutano nel percorso introspettivo dei tuoi compagni di tavolo.

E così facendo puoi vincere bleffando, puoi non puntare quando l’altro manda involontari segnali di forza ( ha un buon punto praticamente ).

Una scaramanzia molto in uso è perdere sempre la prima mano; porta fortuna.

E da amante del poker, mi sono detto: iniziamo la stagione cinematografica con un film sicuramente scontato, un po’ noioso, un po’ prolisso, insomma un po’ così,  con un Cage che ha dato sempre performance tiepide.

C’era una volta un detective apparentemente cinico che, per salavare un galeotto nella New Orleans alluvionata, riporta una lesione vertebrale non invalidante ma fortemente dolorosa.

C’era una volta un bambino il cui unico amico è un pesce la cui pinna è una nuvola;  viene trucidato insieme a tutta la sua famiglia, sempre a New Orleans poco dopo l’alluvione.

Mettete insieme questi incipit e ne viene fuori una fiaba;  una fiaba dove le principesse sono prostitute ( o meglio escort );  i principi sono cocainomani;  i saggi sono alcolizzati;  i castelli sono le perfirie suburbane, i draghi sono i cattivi spacciatori.. Appunto una favola antica anche se adattata ai tempi moderni.

Il regista miscela con un perfetto equilibrio tutte le situazioni che si sviluppano a ritmo incalzante; il risultato  un film corale che ti prende fin dall’inizio.

Nicolas Cage è incredibile; caratterizza un personaggio in maniera impeccabile; e se volete bleffa, e sa bleffare con le persone e con la vita, riuscendo a …

Scusa Nicolas se prima ti consideravo solo un onesto attore.  Sei stato grandioso con una recitazione di alta scuola.

Iil film e Cage ricordano  qualche lavoro dei fratelli Coen  (il “ Drugo” del Grande  Lebowski);  ricorda ma non copia, richiama ma non imita.

Ma adesso viene il problema: se a poker si vince la prima mano..

Almeno sette su dieci

A Nicolas Cage almeno otto

Lettera al PD.. Luglio 25, 2009

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Il déjà vu è la sensazione di aver vissuto precedentemente un avvenimento o una situazione che si sta verificando.

In genere sono sensazioni ovattate, quasi oniriche, comunque serene.

La sede di formazione del   déjà vu è il cervello ( lobo temporale e strutture profonde ); in genere non sottintende una malattia  e soprattutto non è foriero di patologie.

Ho rivissuto il déjà vu mentre leggevo le enunciazioni politiche del buon Amendola aspirante segretario…

“Dobbiamo sbarazzarci di rancori legati al passato.. la litigiosità ha deluso tanti cittadini ed ha fatto perdere.. tanto domani è un altro giorno..”

Ma io queste parole, questi concetti  mi sembra di averle già sentite tante volte; ho l’età per ricordarmele: ai tempi della Democrazia Cristiana, del PCI, del…

No, purtroppo non è un déjà vu; Amendola ha usato proprio questi termini.

Che tristezza!

Un giovane che per natura dev’essere  irruento, incosciente, arrabbiato.. che si presenta con una relazione parrocchiale di quart’ordine.

Un compitino  improntanto ad un gattopardismo strisciante: muovere tutto per non cambiare niente.

Ma tu dovevi essere violento ( politicamente ), duro, aspro, polemico ( anche la giovane età te lo consente ) ed invece…

Beh, è chiaro che sei stato comandato…


Lettera aperta per il PD Luglio 19, 2009

Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.
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“La Gaia Politica” avrebbe detto Nietzsche . D’altra parte, la politica non è scienza?

L’esternazione del proprio programma, un politico lo può realizzare attraverso vie diverse di comunicazione: offrendo una relazione discorsiva, oppure ben articolata, oppure complessa, oppure…per slogan .

Ho avuto modo di ascoltare alcune volte il nostro Mr. 140.000, alias Andrea Cozzolino, già assessore regionale delle cui azioni ricordo poco ( sicuramente, mia lacuna) , attualmente , un eletto al parlamento Europeo.

Le sue sono relazioni non discorsive, non complesse, non articolate, ma solo enunciamenti …per slogan…o, meglio ancora, per spot che ricordano molto la pubblicità.

La conferma l’ho avuta da un suo contributo scritto e pubblicato da La Repubblica il 18/07/09.

E’ un algida costruzione, neanche tanto perfetta, fatta di slogan e spot; e  con questi slogan e spot il nostro Mr.140.000 insinua in un lettore anonimo e sprovveduto, tipo me, un dubbio atroce: che le cause della deriva etico / politica siano da ricercare anche fra chi non è e non si sente colpevole di niente.

Siamo all’assurdo.

In un processo dell’uso disinvolto di slogan vi è una progressiva deformazione della verità fino alla sua stessa dissolvenza ; il subdolo tentativo è far emergere un’inesistente anima politica candida e immacolata; troppi buchi neri, o meglio, troppi vuoti Mr. 140.000 ha nel suo bagaglio.

Ma tra i vari lapalissiani slogan il nostro si limita a “sussurrare” qualcosa di importante: “…recuperare una forte identità territoriale valorizzando tanti amministratori locali….”

C’è da restare sconcertati : ma dove stava Mr. 140.000 fino a ieri? ( qualcuno dirà in “arroccamento ” per difendere i suoi privilegi, alla qualcosa io non credo ovviamente ) .

Andrea Cozzolino solo adesso ha capito ciò che persone qualunque ed anonime, tipo me, stanno suggerendo da tempo, cercando di far pervenire il loro grido a quelle orecchie che sentono ma non ascoltano.

“…..Da tempo vado sostenendo che persone in grado di dare nuova linfa alla politica ci sono; non bisogna neanche tanto cercare. Allunga il tuo sguardo verso le periferie, in altre città e paesi; cerca sindaci piccoli piccoli, assessori piccoli piccoli, consiglieri piccoli piccoli, ma che svolgono un lavoro immenso, anzi doppio lavoro visto che, per sostenersi, conservano quello di origine. Cerca queste persone, che producono politica ( nel senso nobile del termine ) e la producono tra un milione di difficoltà. Cercale queste persone, soprattutto in quelle realtà difficili, dove anche il più semplice atto è faticoso.Cercali, ce ne stanno e sono tantissimi: non conta l’età cronologica, ma i meriti che si sono conquistati su un campo irto di difficoltà, su un campo che è la nostra realtà...” Questo scrivevo in un mio precedente intervento.

Se Andrea Cozzolino ed i suoi pari o superiori si vogliono liberare di alcuni peccati capitali superbia, accidia, ed impudenza ( questo ultimo l’ho aggiunto io ) ; se vogliono superare le paludi stagnanti della regione SUDD , chiedo scusa, del PD, ed approdare a lidi sicuri e rivitalizzati dal limo che il nobile Nilo produce ; se vogliono essere aspiranti vincenti , cavalchino l’unica idea travolgente e ed impetuosa che Mr. 140.000 solo adesso scopre :  investire nei piccoli e bravi amministratori locali delle periferie.

Si devono rendere conto che loro sono lì ai posti di comando solo grazie all’ottimo,  coraggioso, e soprattutto doppio lavoro ( visto che la politica per questi è un servizio e qundi hanno e conservano il lavoro proprio di sostentamento )  di piccoli e anonimi amminastratori locali.

Qualcuno mi dirà che  140.000 voti rappresentano una notevole quota premiale . Non è vero.

Diciamolo chiaramente : questi voti nascono dalla fiducia che gli elettori ripongono nei loro piccoli e bravi amministratori locali ; fiducia che quindi va ai vertici solo per proprietà transitiva.

Qualcuno mi dirà ancora, che comunque 140.000 voti rappresentano un enorme consenso. Non è vero. Non è consenso . E’ adesione.

Adesione che si manifesta anche attraverso altri canali ( clientele, potere…) ; non ultima l’adesione di “montanelliana ” memoria.

Caro Andrea, te lo dice uno come me che ti ha votato seguendo questo ultimo canale, nonostante….

Non so se questa lettera sortirà qualche effetto, è anche un po’ lunga, ma un favore chiedo ad Andrea Cozzolino, e glielo chiedo usando anche io uno slogan : ” non offendere la mia intelligenza…e soprattutto non offendere Nietzsche”.

Stato etico o stato di diritto? X Giugno 28, 2009

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In giro per le sale cinematografiche c’è poco o nulla. Se proprio non avete impegni andate a visionare due  film modesti, senza pretese, ma onesti: Una notte da leoni e   I love radio rock. Intanto sorbitevi questo secondo contributo sul blog del nostro benamato Governatore Bassolino , sempre se navigate da queste parti.

E’ da poco che frequento questo blog, e ciò che mi ha colpito è il denominatore comune che caratterizza i vari interventi: l’esigenza, il gusto della visibilità.

Intervenire comunque e sempre, anche a costo di dire cose ovvie al limite della banalità; il necessario che si appaia ed in questo apparire si perpetua il rito dell’autoreferenzialità.

E’ la trappola in cui si rischia di cadere quando c’è una piazza ( anche se virtuale ) in cui si può liberamente ( ? ) intervenire. E probabilmente è la stessa trappola in cui sono caduto io ed in cui sto cadendo adesso.

Da persona “qualunque ed anonima” quale mi ritengo, avevo suggerito un escamotage, un’opzione razionale e con importante valenza emotiva per superare le sabbie mobili, o meglio per raggiungere la sponda che limita la zona paludosa in cui versa la politica attuale; ed integrare così il forte simbolismo che tracima dalla parola Sudd ( v. primo intervento ).

Il fatto che non mi abbia risposto nessun frequentatore / ideatore del blog anche per dirmi che ho scritto stro.., mi fa capire alcune cose.

Ognuno interviene non leggendo l’altro, ma per sé, per la sua visibilità, con un linguaggio corretto, ma noioso, con terminologia esatta ma priva di passione. Solo per la visibilità. Solo per l’autoreferenzialità.

Dov’è quella Scuola Politica che ha cercato di coniugare l’ideale con il reale o meglio ha cercato di cogliere lo “Spirito del mondo”?

Bassolino sicuramente è stato uno dei migliori allievi di questa Scuola; lo ha dimostrato da Sindaco ed, a fasi alterne, da Governatore.

E’ il segno dei tempi; l’ascoltare e discutere con l’altro ( Bassolino ha basato una delle sue campagne politiche solo “sull’ascoltare” ) forse è considerato un metodo obsoleto.

E lo dimostra la risposta che non c’è stata ad un semplice quesito posto; quesito che nasce dall’inquietudine di uno come me, persona qualunque ma con un percorso di vita ( sociale, lavorativo, politico.. ) impeccabile e trasparenza.

NB
Per meglio comprendere questo intervento, si deve leggere anche il precedente ( Stato di diritto o stato etico? IX )

Stato etico o stato di diritto? IX. Parliamo di Sudd, la nuova formazione politica che accomuna… Giugno 23, 2009

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Sudd è una parola araba ed indica una vasta regione paludosa formata dal Nilo nella zona meridionale del Sudan.

Nel Sudd, il fiume scorre tra innumerevoli canali che si intrecciano e si intersecano, per cui il percorso può cambiare periodicamente.

Quanti significati simbolici in questa breve parola: la politica stagnante e paludosa; le varie formazioni politiche che si intrecciano, si avviluppano, si allontannano..; ma c’è il Sacro Nilo che nobilita tutto producendo quel fango ( limo ) che fertilizza le terre circostanti.

Ecco, il limo: fango da cui nascono fiori.

Ma Sudd richiama anche il nostro meridione; e la doppia finale ha un significato ben preciso: è un lamento non sommesso ma gridato. E’ Munch che urla dolente e sconsolato.

Ma che cosa è la politica? E soprattutto chi è il politico, il politico eccellente?

Eccellente è il politico che si ispira al celebre discorso di Pericle sulla Democrazia “ Ad Atene noi facciamo così…”
Eccellente è il politico che progetta strategie di ampio respiro e che ha come unico obiettivo l’interesse di tutti, in particolare dei più fragili.

Eccellente è il politico che sogna e fa sognare.

Eccellente e nobile è il politico che ti fa sperare e ti riscalda il cuore.

Bassolino lo considero l’ultimo dei Borboni ( attenzione Borbonico non ha assolutamente una valenza negativa, anzi ).

Perfeziona questo tuo progetto politico che ruota intorno alla parola SUDD dai molteplici significati.
Completa questo tuo disegno. Come?

Rinnovando la classe dirigenziale; e fin qui dico solo cose scontate.

Ma come rinnovare e soprattutto chi è il nuovo?

Da tempo vado sostenendo che persone in grado di dare nuova linfa alla politica ci sono; non bisogna neanche tanto cercare.

Allunga il tuo sguardo verso le periferie, in altre città e paesi; cerca sindaci piccoli piccoli, assessori piccoli piccoli, consiglieri piccoli piccoli, ma che svolgono un lavoro immenso, anzi doppio lavoro visto che, per sostenersi, conservano quello di origine.

Cerca queste persone, che producono politica ( nel senso nobile del termine ) e la producono tra un milione di difficoltà.

Cercale queste persone, soprattutto in quelle realtà difficili, dove anche il più semplice atto è faticoso.

Cercali, ce ne stanno e sono tantissimi: non conta l’età cronologica, ma i meriti che si sono conquistati su un campo irto di difficoltà, su un campo che è la nostra realtà.

Non limitarti a chiamare solo i tuoi scudieri ( attenzione ho detto scudiero non servo ).
Solo così dissolverai quelle ombre che ancora ingrigiscono il tuo recente passato.

Agisci così e vedrai che ci ritroverai ancora sul tuo cammino, e ci ritroverai silenziosi e riservati.
Ne siamo in tanti.

A presto. Sandro De Luca

Nella tradizione orientale e in quella greca e romana l’apparizione dei fantasmi non è associata al sentimento della paura. Giugno 13, 2009

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The Messengers
Un film di Oxide Pang Chun. Con Kristen Stewart, Dylan McDermott, Penelope Ann Miller, John Corbett. Produzione USA 2007

Beh , lasciare il caos della città per la pace della campagna in un cascinale isolato, non sempre è una buona idea; soprattutto se tra quelle mura anni prima è successo qualcosa di terribile.

Ecco il film si muove su questi due topos, rimandando di volta in volta agli Uccelli di Hitchcock o al bambino di Shining, mentre insegue su un lungo e inquietante corridoio una macchininina-giocattolo.

L’ho visionato perché più volte me l’ha chiesto una dolce e carina vampiretta pikkola e gotica ( ricorda molto la protagonista adolescente ); ed io ho provato a vederlo con i suoi occhi, cercando così di capire perché le è tanto piaciuto questo film, che anche se scontato e prevedibile, riisulta visivamente e ritmicamente ben concepito.

La prima scena è la volta celeste; e quando lo sguardo va alla volta celeste il cuore è ben predisposto
E’ un cielo invernale; infatti si vede il gigante Orione ( una cui stella porta il nome che avevo dato al mio cane, Rigel ); l’altra costellazione ben visibile è quella dei Gemelli ; c’è Sirio ( della costellazione Cane Maggiore ) ed Eridano.

Ebbene questo firmamento immenso nella sua bellezza e serinità , è violato da una tragedia familiare.

La famiglia, ancora una volta la famiglia bella serena come il firmamento, che viene offesa ed umiliata da incubi di una mente malata.

Un’altra famiglia ricompare anni dopo; è una famiglia a pezzi, problematica dove ogni membro ha un suo vissuto, una famiglia dove dominano incertezze, dubbi e contraddizioni.

In tale contesto di inquietudini, possono prendere forma anche figure o presenze indefinite, amorfe, che si richiamano o ricordano qualcosa.

Noi li chiamiamo fantasmi, altri spettri, altri ancora larve.

Ma il fantasma è un’entità protettiva, delicata, generosa; non fa mai del male ai viventi.

Sono pericolosi se noi li vediamo pericolosi; sono orrendi quando noi li vediamo orrendi.

E perché talvolta li vediamo orrendi e pericolosi?

Per il semplice fatto che il nostro cuore sta vivendo dei momenti poco tranquilli, perché la nostra mente forma pensieri un po’ inquieti, forse perché veniamo presi da paure o ansie di altri che ci stanno vicini..

Potrei dirti tante altre cose vampiretta pikkola e gotica...

Invece guarda il cielo; è un cielo estivo. L’Orsa Maggiore è straordinaria, e dolcemente osserva la Vergine che accarezza amorevolmente il docile Corvo che sta quasi sull’orizzonte.

E’ lo stesso corvo del film, il corvo che noi vediamo minaccioso e che forse ha solo bisogno di mangiare e di una carezza.

Ciao vampiretta M.C.
Ma sai che veramente tu somigli alla giovane protagonista?

Il voto dallo tu.