Chi non osa non può sperare.. settembre 25, 2010
Posted by Sandro De Luca in 1.Tags: Carlo Mazzacurati, La Passione, San Paolo., Virtù teleologali.
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La passione
Un film di Carlo Mazzacurati. Con Silvio Orlando, Giuseppe Battiston, Corrado Guzzanti, Cristiana Capotondi, Stefania Sandrelli. Italia 2010«continua
Kasia Smutniak, Maria Paiato, Marco Messeri, Giovanni Mascherini, Fausto Russo Alesi
Fede, Speranza e Carità sono nel catechismo cristiano le tre virtù teleologali ( San Paolo apostolo nella Prima Lettera ai Corinzi ) – che sfoggio di cultura.
La Fede è il credere a ciò che non si vede. E questo appunto è solo un fatto di Fede.
La Speranza consiste nella convinzione ferma e nella fiduciosa attesa della resurrezione e della beatitudine eterna.
Ancora ,“La speranza è lo stato d’animo di chi è fiducioso negli avvenimenti futurio già accaduti di cui non conosce i contorni precisi e le esatte possibilità di riuscita”.
Ma può morire la Speranza? Si può uccidere la Speranza?
E la Speranza di vivere? Dare la speranza a qualcuno, anche se gli restano diciamo solo 14 ore di vita…bè lasciamo perdere sto scivolando in pensieri e problematiche troppo enormi .
La Carità è la più alta delle tre virtù teologali, da cui procede l’amore non solo in Dio ma soprattutto verso il prossimo.
Ecco, il film ruota intorno a questi concetti.
Con una piccola storia neanche tanto originale in un piccolo borgo antico toscano, dove i desideri degli abitanti sono superficiali e meschini.
E’ la metafora di questa Italia attuale, prigioniera della deriva delle tre virtù cristiane, con lo sdoganamento e l’ostentazione di comportamenti non morali, non legali, non giusti ; ormai questo è il nuovo credo sociale, da quando siamo governati da certa classe politica ( il servo Daniele Capezzone, “ citofono “del signor B, direbbe.. lo sappiamo già ).
Questa è l’Italia rappresentata da Mazzacurati ( su cui ovviamente concordiamo ) dove anche la speranza sembra lasciata in un angolo.
Ma poi c’è il giovane centurione ( durante una recita dei riti Pasquali ) che urla e si ribella contro il pubblico che deride le fragilità degli altri e succede…
No, la Speranza non muore.
Il film comunque procede tra noia ed apatia per buona parte; in una parola, non emoziona. E l’impulso irrefrenabile di andare via è sempre in agguato. Ma resistete. Arrivate alla fine. Non ve ne pentirete.
A proposito è da tempo che non saluto l’on Andrea Cozzolino, parlamentare europeo Campano dalla fulgida carriera..Alla prossima.
Voto tra cinque e sei su dieci
Procida è un’isola che c’è ( parafrasando Bennato ) settembre 15, 2010
Posted by Sandro De Luca in 1.Tags: Antonio Capuano, Eduardo Bennato., Karl Marx, L'amore buio, Procida
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L’amore buio
Un film di Antonio Capuano. Con Irene De Angelis, Gabriele Agrio, Luisa Ranieri, Corso Salani, Valeria Golino.
Devo ammettere che il film mi è piaciuto, nonostante..
Già ho parlato del dogma che ha imperato per alcuni anni nel mondo artistico ( e non ) : il conflitto tra borghesia e proletariato ( Karl Marx docet ).
Ovviamente borghesia come capitalismo e sfruttamento; proletariato come depositario di verità assolute per cui la salvezza passava solo attraverso la sua rivoluzione.
E molti di noi ci hanno creduto intensamente e con fede; per cui nel nostro immaginario collettivo la borghesia veniva rappresentata come il male assoluto.
Anche nei film la classe borghese veniva rappresentata sempre come la madre di tutti i disfacimenti ( sociali, ideologici, morali..); ed era etichettata con dei clichè che oscillavano tra noia, tedio, futilità e qualche volta “mal di vivere”.
Anche i colori delle scene ( vestiti, mobili..) erano monotoni e sempre sul grigio.
Il proletariato ( o classe operaia ) era rappresentata all’opposto : sempre motivata, e ricca di stimoli. Gli stessi colori delle scene erano vivaci, variopinti, allegri
Praticamente l’antitesi della classe borghese.
Quanti errori allora, sia nelle valutazioni sociali sia nella produzione artistica.
Questa semplificazione manicheistica non era valida allora, tantomeno adesso. E personalmente provo fastidio quando si ricorre ancora a questo dogma .
Lo stesso fastidio che ho ritrovato in questo lavoro di Capuano.
Sono storie di due ragazzi, di due modelli sociali: la borghesia (ricca, grigia, depressa, apatica che vive in interni sempre bui) e la classe ( non voglio dire operaia) diciamo non abbiente ( variopinta, creativa, stimolante..).
La prima che vive imprigionata nelle sue gabbie mentali; la seconda che vive nelle gabbie di un carcere ( per crimini odiosi commessi ).
Due ragazzi, due vite, due aspetti sociali che corrono paralleli e distanti.
La tesi sempre la stessa: la ragazza stuprata da aiutare senz’altro, ma è una benestante borghese ( depressa, che vive in ambieenti grigi, con una famiglia problematica..).
Il ragazzo violentatore, certamente ha commesso un reato: ma la colpa non è sua.. bisogna non solo capire ma anche giustificare i suoi comportamenti..
Sono discorsi che certamente condivido, purchè siamo in accordo che colpe e giustificazioni non stanno da una sola parte, ma sono trasversali. Per cui ci può essere il borghese creativo, ricco, che vive in ambienti variopinti ed allegri; come ci può essere il non abbiente depresso, grigio in tutte le sue manifestazioni. E vanno aiutati e capiti gli uni e gli altri.
Sto scrivendo cosi ovvie al limite delle banalità.
Ma è questo film che mi ha ispirato queste ovvietà.
Però nonostante ciò..il film scorre.
Voto seisu dieci ( per stima )
Ancora senza citazione.. agosto 28, 2010
Posted by Sandro De Luca in 1.Tags: Adrien Brody, Roberta Ronconi., Splice, Vincenzo Natali
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Splice
Un film di Vincenzo Natali. Con Adrien Brody, Sarah Polley, Delphine Chanéac, Abigail Chu, Brandon McGibbon. Canada, Francia, USA. 2010.
Una settimana fa, in un giorno di ferragosto canonicamente torrido, sono andato a cinema per ammirare Il Pianista Adrian Brody. Come ho ripetuto più volte io non leggo mai le recensioni per vari motivi che già ho spiegato.
Fin dalle prime scene si è creato in in me uno stato di dissociativo tra l’atteggiamento del pubblico ( pevalenza giovanissimi seri, attenti ed angosciati ) e il mio cervello, che cercava di adatattarsi ad uno stato emotivo monotono: La Noia.
Devo però dire che alcune scene o dialoghi qualche volta innescavano una contrattura dei miei muscoli facciali deputati al sorriso, creando una maschera oscillante tra smorfia ed ilarità.
Alla fine ( ho dovuto violentare il mio istinto e la mia ragione che mi imponevano di lasciare subito quella sala ) mi sono convinto che forse ero io a non aver capito nulla ( forse un colpo di calore passato inosservato anche a me medico..), considerando soprattutto l’espressione soddisfatta ed i giudizi lusinghieri dei giovani presenti in sala.
Ed allora sono andato a leggere le recensioni dei critici di professione.
Tutti ne danno un giudizio positivo; addirittura qualche critico blasonato ha scomodato Freud e la psicanalisi.
Eh no. Non ci sto. Questo film è un imbroglio che va denunciato subito a qualche autorità competente.
Il film non è solo noioso, banale, scontato, sciocco, ma pericoloso in quanto configura un modello culturale inesistente: la ricerca ed il laboratorio come uno studio televisivo, dove il ricercatore si comporta come una prima donna che può fare tutto e cui si concede tutto.
No, non funziona così. La ricerca è altra cosa.
La mente di quei giovani angosciati presenti in sala a seguire questo stupido film, è stata manipolata, in quanto ha colto messaggi che non esistono nella realtà ( bè sto dicendo cose banali, qui in Italia abbiamo il maestro della comunicazione, il grande imbonitore.. ).
Voi direte: sei sempre il solito, stai esprimendo un giudizio negativo su un film che tutti i critici hanno apprezzato.
Non è vero siamo almeno in due a stroncare il film: io e Roberta Ronconi di Liberazione, di cui riporto alcuni intelligenti passaggi.
“ Manipolare il DNA, giocare a fare Dio, creare la vita e sconfiggere la morte…Dai tempi del povero Frankestein il cinema – malamente ispirato ai progressi della scienza – si diverte a prendere in giro i misteri del creato. E, dovendo giocare pesantemente di fantasia, spesso lo fa con voluto cattivo gusto, da b-movie per intenderci. In questa ottica, il nostro Splice fa la sua porca figura. Due topi da laboratorio un po’ scoponi, imitazioni di Mulder e Scully ( i protagonisti di X-Files)… -
…Se Natali è un cultore del genere scadente…allora bisogna dire che ha raggiunto con una certa gloria l’obbiettivo. Se voleva invece fare incasso, la soddisfazione sarà magra.
Però bisogna dire che “Splice” è uno di quei film che rischiano di farti fare due risate anche fra trent’anni. Chissà…”.
Concordo su tutto anche su ciò che non ho riportato.
Voto: due su dieci