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Quali sono i parassiti più resistenti? Le Idee forti… settembre 29, 2010

Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.
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Inception

Un film di Christopher Nolan. Con Leonardo Di Caprio, Ken Watanabe, Joseph Gordon-Levitt, Marion Cotillard, Ellen Page..2010

La Patafisica è la scienza delle soluzioni immaginarie, creata da Alfred Jarry  ( fine del 1800 ),  progenitore di ogni avanguardia artistica del Novecento.

E’ una scuola  di pensiero provocatoria  paradossale e raffinata .

I pilastri sono la libertà, l’ironia, la creatività , l’intelligenza fluida ed il pensiero divergente ( già ho parlato di queste cose ).

Si prefigge di studiare il particolare e le eccezioni e spiegare l’universo supplementare al nostro.

Appartengono a questa corrente di pensiero  Marcel DuchampMan Ray, Dario Fò, Vinicio Capossele…,  il gruppo del “Oulipo” che analizza le potenzialità della scrittura  riprendendo pensieri già percorsi dai surrealisti, dai futuristi..

Per definire il film Inception ricorro al termine “ particolare”; è un film particolare, sui generis, che può avere effetti diversificati in chi lo guarda.

La trama viaggia su vari livelli narrativi, e può dare dato adito ad infinite interpretazioni.

E’ inutile che cerchiamo di descrivere il film ( psicanalitico, onirico, fantascientifico, noioso, entusiamante, incomprensibile, complesso..). Tutti i giudizi vanno bene.

Per apprezzare questo film bisognare avere un’anima patafisica.

E sono sicuro che Christopher Nolan è un patafisico.

Se non avete un’anima patafisica, restate a casa o andate in un’altra sala.

E’ un film che avvolge, che ti fa pensare, e soprattutto ti fa ben sperare.

Ecco torniamo alla speranza.

E se qualcuno riuscisse ad immergersi nel subconscio di alcuni signori che ci governano ( di cui tante volte abbiamo parlato ), ed  innestasse nel profondo del loro Io idee tipo giustizia, legalità, onestà, Stato di diritto..?

Bè forse è un po’ difficile tutto ciò almeno per due motivi.

Primo: è una speranza tipicamente patafisica ( Scienza delle soluzioni immaginarie.. )

Secondo: per arrivare al subconscio, bisogna passare prima per la coscienza ( ma non so se ce l’hanno ).

Voto sette su dieci

Chi non osa non può sperare.. settembre 25, 2010

Posted by Sandro De Luca in 1.
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La passione

Un film di Carlo Mazzacurati. Con Silvio Orlando, Giuseppe Battiston, Corrado Guzzanti, Cristiana Capotondi, Stefania Sandrelli. Italia 2010«continua

Kasia Smutniak, Maria Paiato, Marco Messeri, Giovanni Mascherini, Fausto Russo Alesi

Fede, Speranza e Carità sono nel catechismo cristiano le tre virtù teleologali  ( San Paolo apostolo nella Prima Lettera ai Corinzi ) – che sfoggio di cultura.

La Fede è il credere a ciò che non si vede. E questo appunto è solo un fatto di Fede.

La Speranza consiste nella convinzione ferma e nella fiduciosa attesa della resurrezione e della beatitudine eterna.

Ancora ,“La speranza è lo stato d’animo di chi è fiducioso negli avvenimenti futurio già accaduti di cui non conosce i contorni precisi e le esatte possibilità di riuscita”.

Ma può morire la Speranza? Si può uccidere la Speranza?

E la Speranza di vivere? Dare la speranza a qualcuno, anche se gli restano diciamo  solo 14 ore di vita…bè lasciamo perdere sto scivolando in pensieri  e problematiche troppo enormi .

La Carità è la più alta delle tre virtù teologali, da cui procede l’amore non solo in Dio ma soprattutto verso il prossimo.

Ecco, il film ruota intorno a questi concetti.

Con una piccola storia neanche tanto originale in un piccolo borgo antico toscano, dove i desideri degli abitanti sono superficiali e meschini.

E’ la metafora di questa Italia attuale, prigioniera della deriva delle tre virtù cristiane, con lo sdoganamento e l’ostentazione di comportamenti non morali, non legali, non giusti ; ormai questo è il nuovo credo sociale, da quando siamo governati da certa classe politica ( il servo Daniele Capezzone, “ citofono “del signor B, direbbe.. lo sappiamo già ).

Questa è l’Italia rappresentata da Mazzacurati ( su cui ovviamente concordiamo ) dove anche la speranza sembra lasciata in un angolo.

Ma poi c’è il giovane centurione ( durante una recita dei riti Pasquali ) che urla e si ribella contro il pubblico che deride le fragilità degli altri e succede…

No, la  Speranza non  muore.

Il film comunque procede tra noia ed apatia per buona parte; in una parola, non emoziona.  E l’impulso irrefrenabile di andare via è sempre in agguato. Ma resistete. Arrivate alla fine. Non ve ne pentirete.

A proposito è da tempo che non saluto l’on Andrea Cozzolino, parlamentare europeo Campano dalla fulgida carriera..Alla prossima.

Voto tra cinque e sei su dieci

Procida è un’isola che c’è ( parafrasando Bennato ) settembre 15, 2010

Posted by Sandro De Luca in 1.
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L’amore buio

Un film di Antonio Capuano. Con Irene De Angelis, Gabriele Agrio, Luisa Ranieri, Corso Salani, Valeria Golino.

Devo ammettere che il film mi è piaciuto, nonostante..

Già ho parlato del dogma che ha imperato per alcuni anni nel mondo artistico ( e non ) : il conflitto tra borghesia e proletariato ( Karl Marx docet ).

Ovviamente borghesia come capitalismo e sfruttamento; proletariato come depositario di verità assolute per cui la salvezza passava solo attraverso la sua rivoluzione.

E molti di noi ci hanno creduto intensamente e con fede; per cui nel nostro immaginario collettivo la borghesia veniva rappresentata come il male assoluto.

Anche nei film la classe borghese  veniva rappresentata sempre come la madre di tutti i disfacimenti ( sociali, ideologici, morali..);  ed  era etichettata con dei clichè che oscillavano tra noia, tedio,  futilità e qualche volta “mal di vivere”.

Anche i colori delle scene ( vestiti, mobili..) erano monotoni e sempre sul grigio.

Il proletariato ( o classe operaia ) era rappresentata all’opposto : sempre motivata, e ricca di stimoli. Gli stessi colori delle scene erano vivaci, variopinti, allegri

Praticamente l’antitesi della classe borghese.

Quanti errori allora, sia nelle valutazioni sociali sia nella produzione artistica.

Questa semplificazione manicheistica non era valida allora, tantomeno adesso. E personalmente provo fastidio quando si ricorre ancora a questo dogma .

Lo stesso  fastidio  che ho ritrovato in questo lavoro di Capuano.

Sono storie di due ragazzi, di due modelli sociali: la borghesia (ricca,  grigia, depressa, apatica che vive in interni sempre bui) e la classe ( non voglio dire operaia) diciamo non abbiente ( variopinta, creativa, stimolante..).

La prima che vive imprigionata nelle sue gabbie mentali; la seconda che vive nelle gabbie di un carcere ( per crimini odiosi commessi ).

Due ragazzi, due vite, due aspetti sociali che corrono paralleli e distanti.

La tesi sempre la stessa: la ragazza stuprata da aiutare senz’altro, ma è una benestante borghese ( depressa, che vive in ambieenti  grigi, con una famiglia  problematica..).

Il ragazzo violentatore, certamente ha commesso un reato: ma la colpa non è sua.. bisogna  non solo capire ma anche giustificare i suoi comportamenti..

Sono discorsi che certamente  condivido, purchè siamo in accordo che colpe e giustificazioni non stanno da una sola parte, ma sono trasversali. Per cui ci può essere il borghese creativo, ricco, che vive in ambienti variopinti ed allegri; come ci può essere il non abbiente depresso, grigio in tutte le sue manifestazioni. E vanno aiutati e capiti gli uni e gli altri.

Sto scrivendo cosi ovvie al limite delle banalità.

Ma è questo film che mi ha ispirato queste ovvietà.

Però nonostante ciò..il film scorre.

Voto seisu dieci ( per stima )

Il Leone d’oro a Sofia Coppola; ma allora gli altri film sono proprio indecenti.. settembre 12, 2010

Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.
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The American
Un film di Anton Corbijn. Con George Clooney, Violante Placido, Thekla Reuten, Paolo Bonacelli, Bruce Altman. USA 2010.

Morire a 27 anni. Un’età fatale per molti musicisti. E’ un anno maledetto per tanti artisti geniali (Jimi Hendrix, Jim Morrison, Brian Jones, Jeff Buckley, Janis Joplin..).

Pensavo ciò mentre riascoltavo Hey Joe, famosa ballata di Hendrix , artista di grande talento che in pochi anni di vita “ha cambiato il linguaggio della musica proiettando blues e soul nel futuro”.

“La solitudine dell’uomo, la sua impossibilità di essere felice, la caducità dei sentimenti”.

Impossibilità, caducità, solitudine. Temi che rappresentano il denominatore comune tra quegli artisti morti o suicidati giovani e questo film.

Ai tempi del liceo, un mio compagno di banco, poneva un quesito giusto al docente che ci spiegava Dante Alighieri e la Divina Commedia. I temi alti sviluppati tra Dante, Virgilio etc, come si conciliano con problemi logistici tipo mangiare, soddisfare esigenze fisiologiche, dormire, lavarsi…?

Alla fine degli anni ‘70, vidi un film bellissimo “ Il deserto dei Tartari” di Valerio Zurlini, rimasto relegato nella mia memoria emotiva. A questo punto dovrei dire: “ il libro scritto da Buzzati è più bello”. Non lo dico, anche perché non l’ho letto.
L’attesa esasperante di un nemico che non arriva mai; l’aspettativa di qualcosa che non accade mai, metafora della vita etc.

Torniamo al film.
Forse il nostro George non convince del tutto nel ruolo di questo personaggio malavitoso. Siamo troppo abituati alla sua faccia ( o maschera ) di simpatica canaglia.

Forse quei poveri artisti morti a 27 anni, se si fossero rifugiati a Castel del Monte, avrebbero avuto un’opzione in più..

Forse ci sono alcune fratture narrative come nel racconto del Sommo Poeta ( raffronto blasfemo?), tipo sparatorie ed ammazzamenti appena George ( Jack ) arriva in questo piccolo borgo medievale, dove non succede mai niente. E su di lui nessun sospetto.. …Ma a Castel del Monte può succedere anche questo.

Forse lo spettatore attende sviluppi e colpi di scena che non arrivano mai ( come il tenente Drogo in “ Il deserto dei Tartari”). Ma si sa che a Castel del Monte non succede mai nulla.

Forse il tema della redenzione non è reso in maniera forte ed efficace. Ma a Castel Monte solo i sacerdoti si redimono…

Forse George ha avuto un metamorfosi genetica troppo rapida: da ruoli, dove il furore gigionesco è enorme, questa volta ha scelto un personaggio diverso: un killer spietato. Ma Castel del Monte è l’ambiente sereno, tranquillo e giusto per consumare evoluzioni nell’arte e nella vita.

Nonostante tutto, Il film è un noir che scorre in maniera delicata e gentile; i personaggi sono ben caratterizzati ( mi riferisco a quelli di contorno, tipo Padre Benedetto e Clarissa ).

In sala eravamo in tre, di cui due donne sul cui volto era scolpita la grande delusione che si ha quando i propri amori ( George) subiscono metamorfosi.. inaspettate.

Voto sei su dieci

I soliti comunisti.. settembre 6, 2010

Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.
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Somewhere

Un film di Sofia Coppola. Con Stephen Dorff, Elle Fanning, Chris Pontius, Karissa Shannon, Kristina Shannon. Jo Champa, Alexander Nevsky, Laura Chiatti, Simona Ventura, Philip Pavel, Julia Melim, Brian Gattas, Nino Frassica, Taylor Locke, Alexandra Williams, Rich Delia, Valeria Marini…USA 2010.

Banalità e schiocchezze si infiltrano ovunque ( Somewehere ).

Ma se c’è un luogo dove la prevalenza del cretino è insopportabile, questo luogo è l’Italia da dove bisogna subito scappare ( quando padre e figlia fuggono di nascosto da Milano, dove erano ospiti d’onore ad una trasmissione televisiva ).

Ma guarda che coincidenza.

La Milano spocchiosa ed arida del signor B; le televisioni del signor B dove il cretinismo gode la massima visibilità…Sarà Sofia Coppola una comunista che trama neanche tanto nell’ombra per danneggiare signor B?

Sarei curioso di ascoltare il pensiero ( ma pensa anche?) su questo film del  replicante Daniele Capezzone, definito il citofono del signor B ( neanche megafono, ma citofono). Sicuramente direbbe che è la solita sinistra che ormai alligna anche negli USA ( Obama docet..) che congiura contro il suo padrone..

Ma si sa il servo a volte va anche oltre le intenzioni del proprio attuale padrone. Appunto perché è un servo.

Il film scorre con  qualche nota di freschezza ( la piccola Cleo che pattina con grazia.. ) che compensano alcune lungaggini, alcuni momenti di monotone ripetività.

Il film inizia con l’immagine di una Ferrari rumorosa e fastidiosa che perpetuamente corre intorno ad un circuito  ( metafora di una vita arida e senza stimoli? ). Mistero!

Il finisce finisce sempre con l’immagine della Ferrari rumorosa e fastidiosa che termina la sua corsa ( significa che bisogna scendere per ripartire verso altri orizzonti? ). Enigma!

Ancora: i temi trattati sono temi  forti ( solitudini, rapporto padre e figli, equilibri in famiglia.. ); ma per affrontare tutto ciò penso che si richieda più coraggio, più incisività e perché no più rabbia.

Ecco manca la rabbia, l’aggressività, la sofferenza, l’emozione. In una parola manca il pathos.

E questo perché Sofia Coppola avrà conosciuto sicuramente momenti di solitudine; ma francamente in un mondo ovattato e dorato, anche le tristezze più grandi si sopportano meglio.

Se poi si aggiunge qualche scena di cui scrivevo sopra ( la prima e l’ultima in particolare ) dai dubbi significati, allora vuol dire che il film non è proprio un grande film.

Ma io non mi sento di condannare Sofia Coppola; sono troppo legato al suo film Lost in Translation; e poi perchè.. è una  comunista ( sempre secondo il citofono Capezzone ).

Voto: tra cinque e sei su dieci

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