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Gli amici sono il modo che ha Dio per scusarsi dei parenti.” George Bernard Shaw ( forse ) Aprile 25, 2009

Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.
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Questione di cuore
Un film di Francesca Archibugi. Con Antonio Albanese, Kim Rossi Stuart, Micaela Ramazzotti, Francesca Inaudi, Andrea Calligari, Nelsi Xhemalaj, Chiara Noschese, P. Villaggio.Italia 2009

Se qualche sventurata (o), navigando, è naufragata in questo blog, voglio subito manifestarle la mia solidarietà se riesce ad arrivare alla fine di tutte le considerazioni che vado scrivendo; non riesco a controllare la tempesta caotica che ha investito il mio cervello.

Allora andiamo per ordine. Senza girarci tanto intorno, diciamo subito che il film è bello.

Ancora; tutte le procedure effettuate sui pazienti affetti da sindrome coronarica acuta ( Infarto del miocardio ) sono esatte e puntuali ( forse solo la posizione dell’emodinamista non era proprio corretta ).

Mi ha riportato ai tempi in cui lavoravo in ospedale, in UTIC ( Unità Terapia Intensiva Cardiologica ).

Quante volte abbiamo effettuato quegli stessi percorsi; quante volte abbiamo somministrato la scarica elettrica ( defibrillazione ) al paziente infartuato in grave aritmia cardiaca ( Fibrillazione ventricolare ) e quasi sempre l’abbiamo riportato in vita.

Ma che cosa è l’amicizia? Lasciamo perdere le definizioni ( “un sentimento di affetto vivo e reciproco tra due o più persone… una reciproca stima e considerazione..”).
E’ un legame così misterioso e singolare che ognuno si sceglie la definizione che più preferisce.

Piuttosto perché nasce o meglio come nasce e soprattutto dove nasce un’amicizia?
Non riesco a focalizzare il punto cruciale; ma l’amicizia, è un amore “ bonsai”? Un surrogato dell’amore? No, non è così.

Allora partiamo da più lontano ( sarò breve diceva quel tipo.. ).

Secondo la concezione aristotelica, i principi del divenire sono gli opposti..

La filosofia cinese ha come pilastri i principi Yin e Yang, secondo i quali tutto ha il suo opposto ( Notte e Giorno; Luna e sole, Inverno ed Estate Finito e Infinito, Moto e Quiete, Luce ed Ombra; Realtà ed Illusione; Maschio e Femmina .. ); e negli opposti si trova armonia ed evoluzione.

Nella psicologia junghiana, l’unità fondamentale è costituita da una coppia di opposti: conscio e inconscio.

In Hegel ( come poi in Croce ) l’idea cioè dello Spirito, come attività dialettica, si svolge nel ritmo di sempre rinascenti opposizioni.

E’ la teoria degli ‘opposti “. A proposito ricordate la teoria degli opposti estremismi alla fine degli anni ’60? Ma questa è un’altra storia.

La nostra benamata Francesca Archibugi, nel realizzare questo film, si è lasciata guidare dalla teoria degli opposti.

Antonio Albanese e Kim Rossi Stuart (ripettivamente Alberto e Angelo) sono degli opposti.

Angelo è un borgataro della borgata più borgata di Roma ( quella di Pasolini, di Anna Magnani.. ): il Pigneto.

Alberto è un cittadino e la sua casa sta sul Lungotevere elegante.

L’uno è carrozziere sempliciotto e provinciale; l’altro intellettuale sceneggiatore di successo.

L’uno ha moglie e figli; l’altro un convivente neanche tanto fedele.

Cultura versus ignoranza; raffinatezza e cafonaggine; fantasia e grettezza; genialità e praticità; follia e raziocinio; cicala e formica; notte e giorno; sole e luna; Yin e Yang…

Ma queste due persone diverse per tutto, se si fossero incontrate, non in quel momento drammatico, ma in un’ occasione diversa ( metti caso che Alberto avesse avuto bisogno di una riparazione all’auto e fosse ricorso ad Angelo ), sarebbero diventati amici ? Penso di no. Anzi avrebbero litigato, magari per il prezzo o per la mancata fatturazione.

Allora che cosa ha fatto scattare questo legame così profondo? L’evento straordinario.

Ma allora è l’evento straordinario che fa nascere l’amicizia; è l’evento fuori dal comune ( una disgrazia, una malattia, un terremoto, una grande gioia.. )

Quindi l’amicizia nasce nei luoghi dove gli eventi scatenano grandi passioni, come la sofferenza, appunto perchè interviene un altro sentimento: la compassione ( ma nel suo vero significato: soffrire insieme).

Soffrire con l’altro; il sentirsi, anche in questo caso, accomunati da un senso di appartenenza: il dolore, che è l’humus dove gli opposti divengono complementari e sinergici. Ed in questo luogo che Alberto ed Angelo diventano amici. Amici.. per caso.

Adesso mi sto incartando.

Dovrei dire altre cose; ma la finisco qui; sono convinto che l’Amicizia come l’Amore nasce per canali misteriosi, nonostante i neuroni specchio..

Come Alberto ed Angelo, diventati grandi amici.. per caso.

Gli attori sono bravissimi; ma c’è un’altra protagonista che rende più esaltante l’azione: Roma, nelle sue varie sfaccettature.

Ci si commuove ma con grazia, si ride ma con il cuore.

Tre scene di alta scuola: Verdone che va a trovare l’amico..; la scena a letto tra Alberto ed Angelo..; e Paolo Villaggio che sempre più raramente si ricorda che è un grande artista.

Caspita quanto è lungo il pezzo..Ti avevo avvisato sventurato navigatore!

Voto: sette su dieci

Stato Etico o Stato di diritto? IV Aprile 19, 2009

Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.
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“La libertà clinica è morta e nessuno se ne rammarica”. Dr Hampton 1983

Nasceva la Medicina basata sulle evidenze ( Evidence Based Medicine – EBM ); da qui le Linee Guida in medicina.


Quindi le Linee Guida sono raccomandazioni per i medici ad usare un certo tipo di percorso per arrivare ad una diagnosi ed a prescrivere quel tipo di farmaci per la patologia diagnosticata.

Al di là delle zone grigie che presentano le Linee Guida ( è lungo e complesso il discorso, ma volendo lo potremo anche affrontare ), è innegabile che esse, insieme alla Medicina delle evidenze, hanno rappresentato una grande rivoluzione in campo medico, rivoluzione che ha investito operatori sanitari, pazienti e lo Stato.

L’unica cosa che noi ( è un plurale di maestà ) abbiamo sempre, non criticato, ma evidenziato, è il fatto che in qualche modo le Linee Guida hanno ingabbiato un po’ la libertà clinica, il ragionamento clinico, il confronto medico.

Da cui lo scontro, anche aspro, tra Medicina Pubblica ( che segue lo schema rigido delle Linee Guida ) e Medicina Libera ( un po’ più flessibile che ragiona, non con schemi predifiniti delle Linee Guida, ma secondo l’imperativo “ agire con scienza e coscienza” ).

Ovviamente è inutile dire che tale scontro talvolta è pretestuoso, perché le due concezioni non si escludono, ma possono tranquillamente integrarsi.

Ma si è delineato anche un altro scenario, in maniera silenziosa e pertanto più insidioso: una certa “pigrizia” nella ricerca medica.

Posso affermare, in maniera incontrovertibile, che la ricerca medica ( almeno in campo cardiovascolare ) è ferma da alcuni anni.

Si portano avanti studi medici senz’altro validi, ma che hanno un’incertezza di base: certo, io voglio sapere perché usando quella terapia nell’infarto del miocardio, la mortalità mi diminuisce del 33%; pretendo di saperlo.
Ma mi interessa conoscere anche e soprattutto perché l’altro 67% è andato male; che cosa è che fa questa differenza? È sfortuna? E’ malasorte o qualcos’altro?

Io voglio conoscere tutti gli effetti positivi  dello studio, ma voglio conoscere in special modo gli aspetti negativi; i meccanismi che non hanno funzionato.

Solo così, con questo senso critico, posso migliorare la medicina e con essa la salute dei pazienti.

Ora trasferite questi ragionamenti nel mondo non medico, in particolare nel campo dell’informazione, in particolare nel modo di dare le” news” ,  in particolare nel modo di fare giornalismo o condurre inchieste giornalistiche, in particolare in questi giorni drammatici del terremoto.

Mettere l’accento sulle deficienze strutturali e le responsabilità umane che hanno aggravato di molto il bilancio delle vittime e dei danni; evidenziare “ le sconfitte” nella macchina della prevenzione sul territorio, non significa assolutamente colpevolizzare l’organizzazione dei soccorsi, ma soltanto dare una spinta alla “ricerca” per poter migliorare le cose in futuro.

Esaltare solo l’opera dei soccorsi e l’efficienza dello Stato ( giustissimo ), rischia di cadere nella trappola della retorica e, ancora peggio, nella propaganda politica.

Ma il quarto ed il quinto potere che funzione hanno?

E dilatando il concetto, viviamo in uno Stato etico o in uno Stato di diritto?

La libertà clinica, chiedo scusa, di informazione, è veramente morta?

Lo chiedo sia ai giornalisti/giornalisti, sia ai giornalisti/impiegati ( Fortapasc, film di M. Risi ).

“Quanto più l’inondazione si allarga, tanto più torbida e tanto meno profonda diventa l’acqua. La rivoluzione evapora e resta solo il limo di una nuova burocrazia. I ceppi dell’umanità tormentata sono fatti di carta bollata.” F. Kafka Aprile 14, 2009

Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.
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L’argentino

(Che: Part One)

Un film di Steven Soderbergh. Con Benicio Del Toro, Demiàn Bichir, Santiago Cabrera, Elvira Mínguez, Jorge Perugorría, Edgar Ramirez, Victor Rasuk, Armando Riesco… Produzione USA, Francia, Spagna 2009.

Si era alla fine degli anni ’60 ( il 1967 per la precisione ), stavo sul treno che mi portava al liceo,la scuola classica non solo per genere ma anche per metodo ( dura , nozionistica, tradizionalista, chiusa alle grandi idee..). Sulla prima pagina del giornale di uno studente universitario, a pieno titolo, c’era la scritta “ E’ morto El Che”.

Nasceva il mito.

Ma come nasce il mito..come una persona diventa mito?

Nasce per le azioni ed i comportamenti che la ha avuto in vita? Forse.

Nasce per le ripercussioni mondiali che le sue idee hanno anche dopo la morte? Può darsi.

Nasce perché appartiene ormai a quella casa che accomuna tutti che è la memoria? Probabile.

Io dico che il mito nasce per questo, codesto e quello.

El Che è stato un mito in vita, lo è stato di più dopo la morte, lo è adesso ed in futuro perché non appartiene più ad una memoria generazionale, ma alla memoria eterna.

L’intellettuale medico asmatico che lascia una brillante carriera per un’idea.

E’ l’eroe ideale, l’eroe delle tragedie greche incapace di compromessi a costo della sua stessa vita.

E’ il sognatore che fa sognare.

E’ l’uomo che trascina ed affascina ( soprattutto le donne ).

Ma che sto facendo? Sto procedendo per slogan?

E’una trappola che è sempre in agguato quando si parla del comandante Guevara.

La stessa trappola che ha ingabbiato il regista Steven Soderbergh, che ha realizzato un lavoro dove prevalgono gli spot sulla guerriglia.

Ma la rivoluzione proletaria può avvenire solo se è programmata da intellettuali e da grandi borghesi?

Guevara e Castro sono intellettuali, borghesi, laureati..

Lo stesso Karl Marx o Engels sono espressione dell’alta alta borghesia dell’epoca

Così Lenin, così Massimo Gorki ( famoso è il suo lungo soggiorno a Capri: curava la sua Tisi” con l’elioterapia; come famosa è la foto mentre gioca a scacchi con Lenin che era venuto a Capri a trovarlo, si dice per programmare la grande rivoluzione russa ).

E la fondazione dello stato socialista? L‘attività da ministro dell’industria? I rapporti con l’Urss con i relativi contrasti tra Fidel ed El Che? Ed il governo del corrotto Baptista com’era? Per non parlare del privato del Che; appunto non se ne è parlato.

Si ha la sensazione che sta nascendo una stella tra interviste e flash da divi, mentre va sotto tono il guerrigliero, il rivoluzionario che ha dato speranza a generazioni di giovani e non.

Manca l’idea nocchiera, manca “quel non so che” che rende una storia ultraconosciuta ed ultraprevedibile carica di apprensione, emozione, tensione..

E torno all’arte dello storytelling: l’arte del saper raccontare.

Che dire di Benicio del Toro.

Appena l’ho visto, mi ha ricordato John Wayne; forse per il suo modo di camminare.

Ma mentre nell’eroe dei western diventa un’ avanzare minaccioso, nel Che invece si trasforma in un’incedere elegante e sensuale ( un po’ come le donne quando indossano scarpe con i tacchi che spostano il baricentro del corpo in avanti, per cui, per mantenere l’equilibrio, procedono così dondolano, con i fianchi che si muovono in senso laterale e…).

Però devo dire che Benicio è bravo..

Per adesso Cinque su dieci; aspettiamo la seconda parte..

“La paura ha differenti gradi di intensità: spavento, terrore..in rapporto alla propria soglia di percezione per un determinato evento ( terremoti per esempio. )” Aprile 13, 2009

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Settimana di Paura

Che cosa è la Paura? E soprattutto perché si ha Paura?

Si dice che la Paura sia un’ emozione, un sentimento umano di difesa verso qualcosa di determinato ( terremoti ad esempio ) ed abbia come obiettivo la sopravvivenza dell’individuo ; quindi la paura si scatena ogni qualvolta si presenti un possibile rischio per la propria incolumità ( terremoti ad esempio ).

L’angoscia invece è un sentimento umano di paura che non ha un oggetto determinato o comunque lo è per qualcosa che non è avvenuto ma potrebbe realizzarsi ( terremoti ad esmpio ).

La Paura nasce, dice chi parla e pensa bene, dalla caduta di alcune barriere:

· La caduta della differenza tra naturale ed umano.

· La caduta di differenza tra naturale ed artificiale, per cui l’uomo si impossessa e domina o tenta di dominare e trasformare la natura.

Quest’ultimo punto si incrocia e s’intreccia con il pensiero etico contemporaneo: Etica della responsabilità ( Max Weber docet ).

Si delinea, così, uno scenario dove si incrociano il naturale, l’umano e l’artificiale.

Il naturale che viene trasformato dall’uomo, l’artificiale che addirittura sostituisce il naturale; evoluzioni che sono estremamente positive, solo se guidate dalla responsabilità.

Ed ecco allora che l’etica della responsabilità diventa un imperativo categorico, che illumina ( o dovrebbe illuminare ) ogni nostra azione.

Ad esempio costruire in zone particolari, può realizzare una “ criticità”; costruire male in zone critiche è da irresponsabili.

Questa epoca è dominata dalla terza rivoluzione dell’uomo: la bioingengneria, dopo l’agricoltura e l’industriale.

Ed in queste varie tappe dell’umanità, la paura ha perso i suoi connotati originari: reazione di difesa a qualcosa, per divenire essa stessa qualcosa di autonomo, indipendente, con una sua forma, ..

Ma che c.. sto scrivendo?

In Abruzzo c’è morte, dolore, angoscia ed io scrivo queste quattro ca..da pseudointellettuale di quart’ordine?

Istintivamente ho cancellato tutto; poi ho ripreso questi pensieri e li ho lasciati a testimonianza di come a volte sono irritanti i discorsi di alcuni “professionisti del pensiero” con le loro acrobazie mentali tra salotti televisivi e non, lontani da quei luoghi dove si scava ancora, dove il “ popolo delle tende” non può neanche piangere, perchè gente abruzzese.

Il mio pensiero va a tutti; ma voglio ricordare soprattutto i medici, i medici di quell’ospedale crollato come carta, che hanno continuato e continuano a lavorare e dare aiuto, nonostante anche molti di loro siano stati toccati dalla morte.. o da crolli… naturali e/o artificiali.

E lo stanno facendo così in silenzio, magari piangendo ( nonostante siano abruzzesi ), magari con grande paura ..angoscia..

“Di regola non amo i memoriali moderni; sono generalmente scritti da gente che o ha perso la memoria, o non ha mai fatto nulla che valga la pena di ricordare. (Oscar Wilde) Aprile 5, 2009

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Gli amici del Bar Margherita

Un film di Pupi Avati. Con Diego Abatantuono, Laura Chiatti, Luigi Lo Cascio, Fabio De Luigi, Gianni Cavina. Neri Marcorè..Italia 2009inua

Ci sono alcune curiosità da “ Settimana Enigmistica” che sono interessanti da scoprire.

Ad esempio noi, in Medicina , abbiamo appreso tante cose dal “ Framingham’s Study”; quasi tutti davano per scontato che il nome fosse del ricercatore che ha condotto lo studio.

Framingham, invece, è una cittadina americana dello stato del Massachusetts, i cui abitanti ( circa 60000 ) sono sottoposti a studi continui su tutto ciò che riguarda le malattie di cuore. E questo dagli anni ’50.

Domodossola è una piccola cittadina del Piemonte, che a me risulta non celebre per monumenti , musei spettacoli.. eppure è famosa e sempre nominata per la “ D di Domodossola”.

Il signor Jacques de La Palice, militare di Francia, è diventato famoso non per i suoi eroismi ( che magari ci sono stati ), ma per l’aggettivo lapalissiano, che è derivato dal suo nome per una canzone a lui dedicata e maltradotta “se non fosse morto sarebbe ancora in vita”: da qui il significato di “scontatissimo” attribuito all’aggettivo; qualcosa che “è talmente evidente, da risultare ovvio e scontato, se non addirittura ridicolo per la sua ovvietà”.

Nelle tante classificazione del genere umano ne esiste una che ho sempre considerata esilarante:

  • · Il cittadino
  • · Il provinciale

Ma chi è il provinciale? Ovviamente chi è nato non in città.

E quali sono le sue caratteristiche?

E’ ovvio, il provinciale ha una mentalità arretrata, angusta, limitata, rozza..

Ma è ancora più ovvio, che la mentalità angusta, arretrata, gretta.. può caratterizzare il soggetto che non è nato in provincia ma in città.

Ma allora la mentalità provinciale non è legata ad una condizione geografica ma .. oh Dio non ne esco più.

Ho l’impressione che, in questo preciso momento, si è delineata una nuova malattia: la Sindrome Lapalissiana, ad etiologia virale, altamente contagiosa, a decorso autolimitantesi ed a prognosi benigna; fortunatamente le mie difese immunitarie hanno posto una barriera immediata al contagio.

Evidentemente Pupi Avati, Abbatantuono, Lo Cascio, De Luigi.. sono stati contagiati da tale sindrome, che in loro ha avuto un decorso particolarmente virulento; lo si nota da questo film che hanno prodotto: noioso, banale, scontato e ridicolo nelle sue ovvietà.

Non voglio ricordare Fellini con i suoi Amarcord ( cadrei nella Sindrome.. ) ma la Wertmuller,  in quel suo splendido vecchio “ I Basilischi” (Tenisse nu muzzon.. diceva uno dei protagonisti )

Ma da medico, devo supporre che la Sindrome Lapalissina, sia nel regista che negli attori, ha avuto una lieve complicanza, con qualche postumo duraturo e che richiede un po’ di tempo per la guarigione.

Complicanza che può comportare una visione distorta della realtà e dei ricordi; lo si evince da una rappresentazione estremamente deformata della provincia: la provincia cattiva.

Tutti abbiamo nella nostra storia un Bar Margherita; tutti abbiamo nel nostro passato amici persi di vista; ma non tutti i Bar Margherita erano come quello rappresentato nel film ( il famoso decalogo.. ), come non tutti gli amici erano come quei poveracci, vigliacchi, sporchi e cattivi rappresentati dagli attori con una recitazione neanche tanto convincente.

La provincia con i suoi bar Marghrerita non è questa, ma ha tanti colori.

“ Nel suo piccolo” è un film tipico di chi è affetto da Sindrome Lapalissiana complicata ( si guarisce con “restitutio ad integrum” ).

Voto: quattro su dieci