Stato Etico o Stato di diritto? IV Aprile 19, 2009
Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.Tags: EBM, Fortapasc, Infarto del miocardio, Linee Guida, Medicina delle Evidenze, Medicina Libera, Medicina Pubblica, Stato di diritto, Stato etico, terremoto
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“La libertà clinica è morta e nessuno se ne rammarica”. Dr Hampton 1983
Nasceva la Medicina basata sulle evidenze ( Evidence Based Medicine – EBM ); da qui le Linee Guida in medicina.
Quindi le Linee Guida sono raccomandazioni per i medici ad usare un certo tipo di percorso per arrivare ad una diagnosi ed a prescrivere quel tipo di farmaci per la patologia diagnosticata.
Al di là delle zone grigie che presentano le Linee Guida ( è lungo e complesso il discorso, ma volendo lo potremo anche affrontare ), è innegabile che esse, insieme alla Medicina delle evidenze, hanno rappresentato una grande rivoluzione in campo medico, rivoluzione che ha investito operatori sanitari, pazienti e lo Stato.
L’unica cosa che noi ( è un plurale di maestà ) abbiamo sempre, non criticato, ma evidenziato, è il fatto che in qualche modo le Linee Guida hanno ingabbiato un po’ la libertà clinica, il ragionamento clinico, il confronto medico.
Da cui lo scontro, anche aspro, tra Medicina Pubblica ( che segue lo schema rigido delle Linee Guida ) e Medicina Libera ( un po’ più flessibile che ragiona, non con schemi predifiniti delle Linee Guida, ma secondo l’imperativo “ agire con scienza e coscienza” ).
Ovviamente è inutile dire che tale scontro talvolta è pretestuoso, perché le due concezioni non si escludono, ma possono tranquillamente integrarsi.
Ma si è delineato anche un altro scenario, in maniera silenziosa e pertanto più insidioso: una certa “pigrizia” nella ricerca medica.
Posso affermare, in maniera incontrovertibile, che la ricerca medica ( almeno in campo cardiovascolare ) è ferma da alcuni anni.
Si portano avanti studi medici senz’altro validi, ma che hanno un’incertezza di base: certo, io voglio sapere perché usando quella terapia nell’infarto del miocardio, la mortalità mi diminuisce del 33%; pretendo di saperlo.
Ma mi interessa conoscere anche e soprattutto perché l’altro 67% è andato male; che cosa è che fa questa differenza? È sfortuna? E’ malasorte o qualcos’altro?
Io voglio conoscere tutti gli effetti positivi dello studio, ma voglio conoscere in special modo gli aspetti negativi; i meccanismi che non hanno funzionato.
Solo così, con questo senso critico, posso migliorare la medicina e con essa la salute dei pazienti.
Ora trasferite questi ragionamenti nel mondo non medico, in particolare nel campo dell’informazione, in particolare nel modo di dare le” news” , in particolare nel modo di fare giornalismo o condurre inchieste giornalistiche, in particolare in questi giorni drammatici del terremoto.
Mettere l’accento sulle deficienze strutturali e le responsabilità umane che hanno aggravato di molto il bilancio delle vittime e dei danni; evidenziare “ le sconfitte” nella macchina della prevenzione sul territorio, non significa assolutamente colpevolizzare l’organizzazione dei soccorsi, ma soltanto dare una spinta alla “ricerca” per poter migliorare le cose in futuro.
Esaltare solo l’opera dei soccorsi e l’efficienza dello Stato ( giustissimo ), rischia di cadere nella trappola della retorica e, ancora peggio, nella propaganda politica.
Ma il quarto ed il quinto potere che funzione hanno?
E dilatando il concetto, viviamo in uno Stato etico o in uno Stato di diritto?
La libertà clinica, chiedo scusa, di informazione, è veramente morta?
Lo chiedo sia ai giornalisti/giornalisti, sia ai giornalisti/impiegati ( Fortapasc, film di M. Risi ).
“Quanto più l’inondazione si allarga, tanto più torbida e tanto meno profonda diventa l’acqua. La rivoluzione evapora e resta solo il limo di una nuova burocrazia. I ceppi dell’umanità tormentata sono fatti di carta bollata.” F. Kafka Aprile 14, 2009
Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.Tags: Che - L'argentino, Che Guevara, cinema, Cuba, Engels, Fidel Castro, Franz Kafka, John Wayne, Karl Marx, Massimo Gorki
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L’argentino
(Che: Part One)
Un film di Steven Soderbergh. Con Benicio Del Toro, Demiàn Bichir, Santiago Cabrera, Elvira Mínguez, Jorge Perugorría, Edgar Ramirez, Victor Rasuk, Armando Riesco… Produzione USA, Francia, Spagna 2009.
Si era alla fine degli anni ’60 ( il 1967 per la precisione ), stavo sul treno che mi portava al liceo,la scuola classica non solo per genere ma anche per metodo ( dura , nozionistica, tradizionalista, chiusa alle grandi idee..). Sulla prima pagina del giornale di uno studente universitario, a pieno titolo, c’era la scritta “ E’ morto El Che”.
Nasceva il mito.
Ma come nasce il mito..come una persona diventa mito?
Nasce per le azioni ed i comportamenti che la ha avuto in vita? Forse.
Nasce per le ripercussioni mondiali che le sue idee hanno anche dopo la morte? Può darsi.
Nasce perché appartiene ormai a quella casa che accomuna tutti che è la memoria? Probabile.
Io dico che il mito nasce per questo, codesto e quello.
El Che è stato un mito in vita, lo è stato di più dopo la morte, lo è adesso ed in futuro perché non appartiene più ad una memoria generazionale, ma alla memoria eterna.
L’intellettuale medico asmatico che lascia una brillante carriera per un’idea.
E’ l’eroe ideale, l’eroe delle tragedie greche incapace di compromessi a costo della sua stessa vita.
E’ il sognatore che fa sognare.
E’ l’uomo che trascina ed affascina ( soprattutto le donne ).
Ma che sto facendo? Sto procedendo per slogan?
E’una trappola che è sempre in agguato quando si parla del comandante Guevara.
La stessa trappola che ha ingabbiato il regista Steven Soderbergh, che ha realizzato un lavoro dove prevalgono gli spot sulla guerriglia.
Ma la rivoluzione proletaria può avvenire solo se è programmata da intellettuali e da grandi borghesi?
Guevara e Castro sono intellettuali, borghesi, laureati..
Lo stesso Karl Marx o Engels sono espressione dell’alta alta borghesia dell’epoca
Così Lenin, così Massimo Gorki ( famoso è il suo lungo soggiorno a Capri: curava la sua Tisi” con l’elioterapia; come famosa è la foto mentre gioca a scacchi con Lenin che era venuto a Capri a trovarlo, si dice per programmare la grande rivoluzione russa ).
E la fondazione dello stato socialista? L‘attività da ministro dell’industria? I rapporti con l’Urss con i relativi contrasti tra Fidel ed El Che? Ed il governo del corrotto Baptista com’era? Per non parlare del privato del Che; appunto non se ne è parlato.
Si ha la sensazione che sta nascendo una stella tra interviste e flash da divi, mentre va sotto tono il guerrigliero, il rivoluzionario che ha dato speranza a generazioni di giovani e non.
Manca l’idea nocchiera, manca “quel non so che” che rende una storia ultraconosciuta ed ultraprevedibile carica di apprensione, emozione, tensione..
E torno all’arte dello storytelling: l’arte del saper raccontare.
Che dire di Benicio del Toro.
Appena l’ho visto, mi ha ricordato John Wayne; forse per il suo modo di camminare.
Ma mentre nell’eroe dei western diventa un’ avanzare minaccioso, nel Che invece si trasforma in un’incedere elegante e sensuale ( un po’ come le donne quando indossano scarpe con i tacchi che spostano il baricentro del corpo in avanti, per cui, per mantenere l’equilibrio, procedono così dondolano, con i fianchi che si muovono in senso laterale e…).
Però devo dire che Benicio è bravo..
Per adesso Cinque su dieci; aspettiamo la seconda parte..
“La paura ha differenti gradi di intensità: spavento, terrore..in rapporto alla propria soglia di percezione per un determinato evento ( terremoti per esempio. )” Aprile 13, 2009
Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.Tags: abruzzo, angoscia, etica della responsabilità, Max Weber, paura, terremoto
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Settimana di Paura
Che cosa è la Paura? E soprattutto perché si ha Paura?
Si dice che la Paura sia un’ emozione, un sentimento umano di difesa verso qualcosa di determinato ( terremoti ad esempio ) ed abbia come obiettivo la sopravvivenza dell’individuo ; quindi la paura si scatena ogni qualvolta si presenti un possibile rischio per la propria incolumità ( terremoti ad esempio ).
L’angoscia invece è un sentimento umano di paura che non ha un oggetto determinato o comunque lo è per qualcosa che non è avvenuto ma potrebbe realizzarsi ( terremoti ad esmpio ).
La Paura nasce, dice chi parla e pensa bene, dalla caduta di alcune barriere:
· La caduta della differenza tra naturale ed umano.
· La caduta di differenza tra naturale ed artificiale, per cui l’uomo si impossessa e domina o tenta di dominare e trasformare la natura.
Quest’ultimo punto si incrocia e s’intreccia con il pensiero etico contemporaneo: Etica della responsabilità ( Max Weber docet ).
Si delinea, così, uno scenario dove si incrociano il naturale, l’umano e l’artificiale.
Il naturale che viene trasformato dall’uomo, l’artificiale che addirittura sostituisce il naturale; evoluzioni che sono estremamente positive, solo se guidate dalla responsabilità.
Ed ecco allora che l’etica della responsabilità diventa un imperativo categorico, che illumina ( o dovrebbe illuminare ) ogni nostra azione.
Ad esempio costruire in zone particolari, può realizzare una “ criticità”; costruire male in zone critiche è da irresponsabili.
Questa epoca è dominata dalla terza rivoluzione dell’uomo: la bioingengneria, dopo l’agricoltura e l’industriale.
Ed in queste varie tappe dell’umanità, la paura ha perso i suoi connotati originari: reazione di difesa a qualcosa, per divenire essa stessa qualcosa di autonomo, indipendente, con una sua forma, ..
Ma che c.. sto scrivendo?
In Abruzzo c’è morte, dolore, angoscia ed io scrivo queste quattro ca..da pseudointellettuale di quart’ordine?
Istintivamente ho cancellato tutto; poi ho ripreso questi pensieri e li ho lasciati a testimonianza di come a volte sono irritanti i discorsi di alcuni “professionisti del pensiero” con le loro acrobazie mentali tra salotti televisivi e non, lontani da quei luoghi dove si scava ancora, dove il “ popolo delle tende” non può neanche piangere, perchè gente abruzzese.
Il mio pensiero va a tutti; ma voglio ricordare soprattutto i medici, i medici di quell’ospedale crollato come carta, che hanno continuato e continuano a lavorare e dare aiuto, nonostante anche molti di loro siano stati toccati dalla morte.. o da crolli… naturali e/o artificiali.
E lo stanno facendo così in silenzio, magari piangendo ( nonostante siano abruzzesi ), magari con grande paura ..angoscia..