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“Gli uomini preferiscono le bionde” – film di Howard Hawks con Marilyn Monroe e Jane Russell USA anni ’50 Marzo 28, 2009

Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.
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Two Lovers

Un film di James Gray. Con Gwyneth Paltrow, Joaquin Phoenix, Vinessa Shaw, Isabella Rossellini, Elias Koteas. USA 2009.

Gli uomini preferiscono le bionde” ; citazione successivamente completata con un “ma sposano le brune” ed ancora dopo “ma vanno a letto con le rosse” Attualmente, dopo la rivoluzione culturale e sociale delle ultracinquantenni, la frase dovrebbe essere così:
Gli uomini preferiscono le bionde, ma sposano le brune, ma vanno a letto con le rosse, ma sono affascinati dalle grigie”.

Lo sfondo è New York, come sempre stupefacente; il quartiere è quello degli ebrei, con le loro usanze, tradizioni e riti; le case sono semplici e dignitose; le stanze un po’ pulite, un po’ disordinate un po’ ordinate, un po’ così.

In questa New York, in questo quartiere, in questo clan… in questa casa vive Leonard un giovane ultratrenne affettto da disturbo bipolare ( ma sostanzialmente controllato dalla terapia e dagli affetti familiari) e portatore “sano” di malattia di Tay-Sachs ad origine genetica, a carattere neurodegenerativo e risulta particolarmente frequente in alcuni gruppi etnici, in particolare gli ebrei ed i canadesi; quando la malattia è manifesta diventa devastante e mortale già dalla tenera età.

Leonard è un bravo ragazzo; le amiche di Leonard, Sandra ( la bionda ) e Michelle ( la bruna ), sono brave ragazze; i genitori e gli amici di Leonard sono brave persone. E’ un film di brava gente.

Ma che significa brave persone? Non lo so dire con precisione; ma posso sicuramente affermare che tutti hanno realizzato una performance di grande bravura.

Finalmente un lavoro dove non c’è rabbia, non c’è rancore; non c’è angoscia esistenziale.

Si delinea piano piano un metamorfosi grandiosa: storie piccole piccole si trasformano in racconti enormi; personaggi piccoli piccoli che diventano giganti.

E’ il miracolo che si avvera quando il filo conduttore è la genialità dei protagonisti e del regista.

Ed è lo stesso miracolo che realizza un’altra metamorfosi degna della migiore tradizione minimalista: non sei spettatore passivo, ma interattivo, creativo, contribuisci all’evolversi del racconto.

Ed allora Leonard, con i suoi amici, diventano tuoi amici; i genitori diventano tuoi confidenti; e dai consigli, cerchi di facilitare il corso delle cose. Insomma, fai parte della storia, di quella storia che si svolge ancora una volta in ambiti familiari ( v. Revolutinary road ).

Alla fine vieni preso dalla commozione, ma una commozione di felicità e gioia ( come dice Leonard… ).

Ancora una volta ci sono le donne: la grigia, prototipo di mamma, amorovele, protettiva ma anche femmina piena di fascino del suo vissuto; la bruna Sandra, discreta e “porto sicuro” dalle tempeste; la bionda Michelle, un’incognita romantica ma avventurosa. Manca la rossa ma chissà che cosa riserva il futuro…

E poi c’è lui Leonard (Joaquin Phoenix); non so che cosa deve fare ancora per dimostrare che è uno splendido artista, un mostro sacro…

Non aggiungo altro; solo fate presto a vederlo, perchè temo…

Voto: almeno sette su dieci

Vagando tra coffee house, salotti, città e Gran Torino.. Marzo 22, 2009

Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.
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GRAN TORINO di Clint Eastwood

“La cultura è l’arena del pensiero diversificato e critico; quindi uno spazio dove si creano idde politiche e coesione sociale”.

Ma la cultura ha un futuro? Ed in questo contesto la settima arte può essere definita arte? Arte per qualità, coraggio e bellezza.

Se mi limito a guardare al di qua della siepe, non vedo artisti, ma solo soubrette di livello infimo, veline con gli immancabili calciatori, politici che pontificano dalla loro realtà ( non conoscendo per nulla la nostra ) conservando privilegi offensivi ed ostentando pubbliche virtù e vizi privati ( a proposito in questo periodo di crisi, facciano qualcosa di “politico”; diano metà del loro vergognoso stipendio in beneficenza, in mano al capo dello stato o al Papa o altra autorità insospettabile che provvederà ad elargirlo secondo.. Ma figurati se.. ).

Tutto questo, se il mio orizzonte fosse limitato. Ma se lo sguardo va oltre la siepe colgo altre cose interessanti e stimolanti.

Tra queste due mi hanno colpito

La prima, l’ulteriore edizione di “ L’arte della felicità” a Napoli; guardo l’elegante brochure, leggo nomi importanti e degni di stima, che intervegono su temi che destano curiosità…

Ma c’è un’ inquietudine (  forse indignazione ) crescente che inizialmente non so rapportare a qualcosa. Poi mi è tutto chiaro.

Ci sono incontri con noti personaggi in case private; la partecipazione massima di venti persone.

Per prenotarsi, non puoi parlare con qualcuno, ma inviare una mail e ( udite udite ) copia di un documento di identità valido per fax entro una certa data.

I salotti, i salotti “bene” della città ( bene in che senso poi? ) ; i salotti sedicenti illuminati che si aprono periodicamente alla plebe ( ma solo dopo che si sono prese opportune informazioni )

Ahia, i salotti, una mentalità medievale, neanche tanto strisciante, che è dura a morire; e ricompare proprio in una manifestazione per certi versi positiva.

Io non me la prendo con i “ salottieri” ( fatti loro ), ma con l’ospite importante e carismatico che accetta di stare in un salotto privato dove i venti conversatori sono stati selezionati ( da chi poi ).

Il significato di ciò lo lascio a chi legge.. anche perché tali incontri ( mi sembra così ovvio ) si potevano organizzare in altre sedi..non “salottiere” ( librerie, sale cinematografiche, associazioni.. )

Meglio parlare del secondo tema : GranTorino

Ma Clint che è successo a questo tuo ultimo lavoro?

La coralità, la poesia, la profondità dei tuoi precedenti film dove è finita?

Da” Million dollar baby” in poi c’è stato in te l’effetto sincope; non la sincope medica; ma sincope in senso etimologico; si è piegato qualcosa in te, si è infranto ma non spezzato quella tensione del tuo animo che trasmettevi in maniera impeccabile ed ad altissimi livelli artistici, realizzando lavori che assomigliano molto a capolavori.

Qui è tutto staccato, si è avuto una fusione “fredda” dei vari temi ( il diverso, la paura, il reducismo, la delinquenza..).

E’ tutto squilibrato; ma forse è proprio il personaggio che tu interpreti ( troppo caricato ) che sfasa tutto.

Salvo solo il sacerdote, il giovane che ha reso molto bene l’idea del sacerdote giovane.

E salvo un’altra cosa: il tema dell’eutanasia; “eutanasia provocata” se possiamo dire così; un tema ricorrente nei tuoi film ( v. a proposito Million dollar baby già recensito ).

Comunque, caro Clint, vecchio lupo solitario, resti sempre una roccia, un monolite inattaccabile, un punto di riferimento soprattutto quando lo sguardo cade al di qua della siepe; anche perché sicuramente tu non ami e non frequenti i“ salotti bene” della tua città.

Voto: sei su dieci


“Muor giovane chi è caro agli dei” Menandro Marzo 17, 2009

Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.
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FORTAPASC
Un film di Marco Risi.
Con Libero de Rienzo, Valentina Lodovini, Michele Riondino, Massimiliano Gallo, Ernesto Mahieux..Italia2009.

Che cosa è la memoria? E soprattutto, quanti tipi di memoria esistono?

Il dr Rosenbaum, eminente ricercatore in campo cardiologico, agli inizi degli anni anni’80 ci ha fatto conoscere l’intricante concetto che il cuore ha una memoria; praticamente il cuore ricorda alcuni eventi o insulti che l’hanno colpito ( con importanti ricadute fisiopatologiche ).

In neuroscienze si parla di vari tipi di memoria cerebrale, tra cui una memoria d’archivio ( numeri e date ) ed una memoria emotiva, legata appunto ad impressioni e sentimenti che, in modo più o meno incisivo, contribuiscono al nostro modo di pensare, di guardare gli accadimenti, cioè al nostro modo di essere.

E proprio nei neuroni della nostra ( almeno la mia ) memoria emotiva, sono stampate immagini che nella iconografia generale sono diventati punti di riferimento, dei totem generazionali.

Così M. Monroe, quando lo svolazzante vestito scopre.. ( E’ morta giovane )

Così Che Guevara, con il berretto e sigaro.. ( E’ morto giovane ).

Così JFK con il suo discorso a Berlino“Ich bin ein Berliner..” ( E’ morto giovane )

Così Jan Palach mentre bruciava .. ( E’ morto giovane )

Così il timido ed imbranato Giancarlo Siani, colto mentre si dipinge il viso.. ( E’ morto giovane )

Il film dopo i primi dieci minuti, incomincia a prenderti, ti avvolge.

E questo grazie ad un escamotage narrativo.

Infatti Marco Risi ( sicuramente il grande Dino ha avuto il tempo di dargli qualche consiglio ) snoda le immagini del film attraverso due piani discorsivi.

Il piano della vita normale, delle persone normali, della piccola quotidianità che realizzano un minimalismo artistico gentile, delicato, pregnante di fascino e di un’emotività che non risparmia nessuno

Dall’altra c’è il piano della vita di Fortapasc, volgare, aberrante e ripugnante sul piano estetico.

Questi due piani narrativi si alternano velocemente per cui gli occhi della mente passano da momenti repellenti a momenti di struggente e malinconica bellezza.

Magistrali poi sono le sequenze, che si accavallano e si susseguono, di un consiglio comunale e di un summit in un angolo buio di Fortapasc..

La resa è un lavoro intenso ed emozionante degno della migliore scuola dello Storytelling.

Lo storytellig, il saper raccontare una storia;  una storia dove l’immagine di Siani, che si dipinge il volto, si è cementata nella memoria d’archivio ( l’anno cruciale è il 1985 ), nella memoria emotiva ( era,possiamo dire, uno di noi ) e nella memoria cardiaca o meglio nella memoria del cuore.

Bravo Marco Risi, bravi gli attori.

No maestro Menadro, non è giusto che, per essere caro agli dei , bisogna morire giovani.

Voto: sette su dieci

Stato di diritto o stato etico? (3) Marzo 6, 2009

Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.
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L’Onda
Un film di Dennis Gansel. Con Jürgen Vogel, Frederick Lau, Max Riemelt… Germania 2009.

Il film non è noioso. E’ un po’ ingenuo certo ma coinvolgente sul piano emotivo . Va visto. Sembra fatto apposta er provocare discussioni e dibattiti tra spettatori comuni, intellettuali, opinionisti…E’ duro ed efficace.

Sta di fatto che solo in pochi (da queste parti io ed un amico e forse qualche altro ) l’abbiamo visto. Purtroppo solo poche e piccole sale lo programmano ( solo una e piccola a Napoli e provincia ).

Tutto ruota intorno ad una domanda suggestiva posta durante un seminario sul concetto di “Autocrazia”: “E’ possibile che in Germania risorga un fascismo?” I ragazzi del Liceo bavarese hanno risposto negativamente.

L’insegnante ( interpretato dall’ottimo Jürgen Vogel ), con un passato anarcoide/ rockettaro, coinvolge i suoi allievi in un’avventura sull’Autocrazia”, lì tra i banchi di scuola.

Per una settimana dovranno rispondere e lavorare assieme in un’ottica di organismo gerarchico.

Inizia l’indottrinamento

Si crea un nome , si inventa una divisa , si trova un saluto, un logo.

Nobili principi come identità, appartenenza, solidarietà, disponibilità si trasformano in rigide, impermeabili ed
esagerate regole di unità, disciplina, punizioni… tipiche di un regime dittatoriale.

E’ nata l’Onda. La manipolazione sugli allievi è compiuta.

Bhè a questo punto andate a vedere il film..

Mi viene in mente Naomi Klein ( No Logo ).

No è Max Weber che predomina tra i miei lontani ricordi.

L’agire politico è condizionato da due comportamenti: “L’etica della convizione e l’etica della responsabilità”.

I seguaci del primo modo obbediscono fino in fondo ai principi, costi quel che costi. Il rischio è la degenerazione nei fanatismo astratti ( Quante “anime belle” abbiamo soprattutto qui da noi; ricordate i Pecoraro Scanio e simili che si portano sulla coscienza questa fase della Storia politica per il loro NO comunque e sempre? Ovviamente solo per tornaconti personali; e sono stati puniti dal loro stesso elettorato..). Ma torniamo a Weber.

I seguaci del secondo metodo, invece, tengono in conto i valori ma anche le conseguenze delle loro azioni . Il rischio è il compromesso.
Ma la parola compromesso non è un atteggiamento negativo del nostro vivere anzi assurge a vera propria nobiltà se nasce dal confronto, dalla discussione, dal pluralismo delle opinioni.

Ovviamente ad una condizione: che nessuna delle parti pensi che la sua sia verità assoluta ed indiscutibile, altrimenti si perde solo tempo.

Mi viene in mente Amos Oz “Si’, abbiamo visto pecore trasformarsi in lupi, timidi diventare arroganti, tranquilli cittadini convertirsi in facinorosi: Questa è la genealogia del fanatismo.”

Ma è la genealogia anche del branco.

Ecco nasce la cultura del branco.

Il branco, termine orribile che indica il processo attraverso il quale un gruppo di persone ( nel nostro caso giovani o giovanissimi ), ormai smarrita la propria individuale fisionomia e coscienza, si trasforma in qualcosa altro…

Come la mente umana può essere plagiata da qualcuno di forte personalità che fa credere ciò che vuole. Può essere plagiata indipendentemente dagli strumenti culturali disponibili.

Così in The Reader la protagonista è incolta ed animalesca, così in  L’Onda i protagonisti sono liceali giovani e brillanti.

Ovviamente ciò che vado scrivendo vale per tutti gli autoritarismi.

Un’ ultima osservazione. A capire subito la pericolosità dell’Onda sono state ancora una volta le donne…

Voto: Sette su Dieci