Stato di diritto o Stato etico? (2) Febbraio 27, 2009
Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.Tags: Frost/Nixon, hegel, Oscar, Quinto potere, Ron Howard, Stato di diritto, Stato etico, Televisione, Vietnam, Watergate
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Frost/Nixon – Il duello
(Frost/Nixon)
Un film di Ron Howard. Con Frank Langella, Michael Sheen, Kevin Bacon, Rebecca Hall, Toby Jones, Matthew MacFadyen, Oliver Platt, Sam Rockwell, Patty McCormack….Produzione USA 2008.
Un peccato. Un vero peccato non aver premiato, nella lunga notte degli Oscar, neanche con una menzione questo bel film, che propone vari spunti di riflessione.
Innanzitutto non è un film noioso, anzi.
Interviste televisive datate, anche se storiche, trasformate in un film avvincente dalla prima all’ultima scena.
Un lavoro squisitamente teatrale trasformato in cinema.
Sempre bravo Ron Howard ( il vecchio Richie amico di Fonzie , ve li ricordate?) che ha realizzato tutto questo.
I fatti come sapete si svolgono a metà degli anni ’70; Vietnam, Watergate e tante altre cose..
Ancora una volta, lo scontro di due mentalità che si proiettano in due concezioni: Stato Etico o Stato di diritto?
Non è uno Stato di diritto quello che crea guerra e morte, quello che calpesta le regole più elementari del convivere, quello che non ha rispetto della persona.
Questo non è uno Stato di diritto, ma uno Stato etico che in nome di se stesso, può arrivare anche ai misfatti ed ai crimini più efferati. ( povero Hegel ).
Questo si evince dal film, il predominare, almeno all’epoca, di una mentalità colpevole di non guardare ai diritti della persona; di una mentalità sprezzante dei tre poteri fondamentali della democrazia, dello Stato di diritto: Potere legislativo, Potere esecutivo e Potere giudiziario ( ahia, qualcuno mi dirà che più volte parlando dei film mi riferisco alla situazione attuale. E’ vero.)
E parlando dei vari poteri il pensiero scivola inesorabilmente verso il Quinto Potere ( ahia, ancora quel tale mi accusa di riferirmi alla situazione attuale. E’ vero ).
Che cosa fa la telecamera, che a seconda di un’inquadratura angolata o sfumata in un certo modo, ti fa cogliere espressioni di volto che rafforzano immensamente le parole che pronunci, anche se sono false, irreali.
Che cosa fa la televisione, ti convince di verità che tali non sono, ti convince con delle sciocchezze magari con la promessa di un sogno che mai si realizzerà.
Che cosa fa la televisione..
Il film è bello, non è noioso anzi vi accompagnerà con ritmo incalzante come se fosse un trhiller.
Andatelo a vedere e capirete che è stato un vero peccato non aver premiato almeno Frank Langella ( Nixon ) per la sua interpretazione.
Voto: sette su dieci
Stato di diritto o Stato etico? (1) Febbraio 22, 2009
Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.Tags: hegel, Hobbes, Kate Winslet, Leviathan, Nazifascismo, Negazionismo, Olocausto, Revisionismo, Shoà, Stato di diritto, Stato etico, The Reader
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The Reader
Un film di Stephen Daldry. Con Kate Winslet, Ralph Fiennes, David Kross… Produzione USA, Germania 2009 -
Sono andato a vedere questo film per seguire l’evoluzione artistica di Kate Winslet che tanto mi ha affascinato in Revolutinary Road ( recensito recentemente ).
Ma non sapevo che da sfondo al film c’è l’Olocausto, altrimenti l’avrei evitato ( v. Il bambino con il pigiama a righe già recensito ).
Primo pensiero: Il film è noioso; a parte qualche incertezza narrativa, le scene, che si susseguono in logiche temporali sfasate, non riescono a trasmettere emozioni; sono visioni piatte, senza pathos.
Secondo pensiero: La cara Kate non interpreta ma produce l’ottima imitazione di una donna adulta analfabeta, ignorante, sessuomane, guidata da istinti quasi primordiali, che adesca l’adolescente.. .( misterioso è il motivo della nomination all’Oscar per questo ruolo e non per la superba interpretazione di April, più psicologicamente sfaccettata, offerta in “Revolutionary Road”).
Non ci dimentichiamo poi di Ralph Fiennes, il piagnucolento, lagnoso e poco credibile Ralph ( Michael ), con l’insulsa pretesa di pretendere un perdono… Un consiglio: si dedichi a ruoli brillanti, gli riescono meglio ( In the Bruges.. )
Terzo pensiero: sicuramente senza volere, il regista, gli attori, gli sceneggiatori si sono allineati alla tendenza attuale di alcuni intellettuali ( anche vescovi ) il cui pensiero oscilla tra negazionismo o revisionismo della Shoà.
E questo pensiero, nel film, è stato realizzato in maniera subdola su vari livelli: sono analfabeti, ignoranti e sessuomani ( nel film rappresentati da kate – Anna, appunto ex aguzzina ) che eventualmente hanno commesso i misfatti ; per cui si insinua il dubbio che, ammesso ci sia stato il programma della “soluzione finale”, questo è stato opera di analfabeti, ignoranti e degenerati, come la nostra Anna (Kate Winslet).
Ma ancora più insidiosa è la scena chiave del film, cioè lo scontro ideologico ( nel senso di idee ) tra il professore universitario ed i suoi allievi.
E’ l’acceso ed eterno scontro: Stato di Diritto o Stato Etico?
Già T. Hobbes nel suo “Leviathan “ del 1600 enunciava : “.. fuori dello Stato è il dominio delle passioni, la guerra, la paura, la povertà, la trascuratezza, l’isolamento, la barbarie, l’ignoranza, la bestialità; nello Stato è il dominio della ragione, la pace, la sicurezza, la ricchezza, la decenza, la socievolezza, la raffinatezza, la scienza, la benevolenza” ( questo mio sfoggio di cultura … è dovuto non a lunghe e sudate letture o memoria dei lontani studi Liceali, ma solo ad un recente dibattito in corso di convegno medico.. ).
Fondamento di ogni Paese a cultura liberale, è lo Stato di diritto, rispettoso dei diritti fondamentali della Persona.
I Paesi invece a cultura autoritaria hanno come fondamento lo Stato etico che, a sua volta, è “governo degli uomini” talvolta interpreti di una “legalità illegittima, in quanto irriguardosa dei diritti fondamentali della Persona”.
Quest’ultima era la concezione dello Stato ai tempi del nazifascismo; ed è ciò che sostiene il docente. La “Ragion di Stato” elevata a giustificazionismo totale ( mailnterpretando, mi sembra, la lezione di Hegel ).
Fortunamente ci sono i giovani allievi universitari; questi giovani che sempre ci pongono di fronte ai problemi…
Comunque il film è noioso.
Voto: sei su dieci ( ma solo per l’affascinante Kate Winslet )
“La Progeria di Hutchinson-Gilford ” è una malattia rara di natura genetica, caratterizzata dall’invecchiamento rapido sin dalla nascita del soggetto che ne è colpito e che porta a morte tra ai quindici anni e.. Febbraio 19, 2009
Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.Tags: brad pitt, Cate Blanchett, Forrest Gump, L'uomo bicentenario, La Progeria di Hutchinson-Gilford, Perlage, Prosecco di Valdobbiatene, Titanic
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Il curioso caso di Benjamin Button
(The Curious Case of Benjamin Button)
Un film di David Fincher. Con Brad Pitt, Cate Blanchett, Tilda Swinton, Julia Ormond…Produzione USA 2009 -
Io amo degustare i vini; ho piacere farmi inondare da quei profumi, da quei sentori, da quei sapori.
Uno dei bianchi che preferisco è il Prosecco, in particolor modo il Prosecco di Valdobbiadene; vino elegante ricco di aromi che ricordano fiori e frutta ancora non matura ( speriamo che qualche azienda produttrice legga questo blog e..).
Ma ciò che intriga è il perlage, fine e persistente, che esalta i profumi ed i sapori.
Questo film è un prosecco, ma un prosecco non di Valdobbiatene, e soprattutto ricavato da uve troppo mature e con qualche difetto di vinificazione.
Per cui il perlage è a bolle grossolane ed in particolare non è durevole, anzi cessa subito.
Inizia bene ( l’ambienatazione, la fotografia, gli echi della grande guerra, il racconto attraverso i ricordi.. ): un perlage a bollicine un po’ grossolane ma piacevoli. Ma dopo venti minuti il perlage sfuma, il film perde di effervescenza e diventa piatto slatentizzando tutti i difetti della vinificazione, chiedo scusa della costruzione del racconto.
Melenso, pesante, dialoghi vuoti, banalità rese ancora più grottesche dalla voce cavernosa e greve della protagonista..
Film supponente e spudorato perché pretende di essere seguito per un lungo arco temporale: pensate quasi due ore e mezza ( molti tra il pubblico hanno gettato la spugna prima; io no, ma solo perché aspettavo che si facesse l’ora per incontrare…).
C’è l’interpretazione di Brad Pitt, voi direte.
Bene il film, in caduta libera, è peggiorato in maniera inesorabile quando Brad Pitt, da vecchio che era, è diventato il giovane Brad Pitt che conosciamo; un Brad Pitt come al solito senza forza, senza tensione, senza carisma recitativo ( lo ricordiamo volentieri solo nell’ultimo film dei fratelli Cohen ” Burn after reading”).
Alla fin fine è un brutto surrogato di “Forrest Gump” di Robert Zemeckis ( 1994) , “L’uomo bicentenario” di Chris Columbus (1999 ) e “Titanic” di Cameron ( 1997).
Ho citato film che per vari motivi restano nella storia della settima arte.
Voto: quattro su dieci
” Non credere alla Donna neanche quando sta morendo” Monostici di Menandro Febbraio 8, 2009
Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.Tags: Menandro, Monostici
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Revolutionary Road ( II parte )
Un film di Sam Mendes. Con Kate Winslet, Leonardo DiCaprio, Kathryn Hahn, David Harbour, Ryan Simpkins, Ty Simpkins, Zoe Kazan, Kathy Bates, Richard Easton, Michael Shannon. – Produzione USA, Gran Bretagna 2009.
Riprendo questo film , perché ha creato tante discussioni tra parenti ed amici.
Innazitutto l’impostazione è chiaramente teatrale, per cui si può anche sorvolare su qualche piccola ” sofferenza” della visione.
Ma le tematiche che affronta ( il famoso messaggio ) sono tante, e rappresentano un valore aggiunto alla validità del film.
E le chiavi di lettura possono essere diverse. Una l’ha data Elena con il suo intervento ( ciao Elena ).
Spazi di famiglia, spazi di coppia, spazi personali.
Questi a mio avviso sono i tre elementi attraverso cui si declina la vita di persone che hanno scelto di condividere la propria esistenza.
Li possiamo pensare come gli insiemi in matematica, figure interdipendenti ed allo stesso tempo indipendenti.
Le esperienze di un singolo insieme ( spazio di famiglia, di coppia.. ) arricchiscono e danno linfa agli altri spazi.
Sono spazi non statici, ma dinamici, mobili; ed in questo dinamismo ( spazi che si allargano e si restringono) sta la condivisione di scelte, di percorsi.
La splendida Kate Winslet ( April, che trovo bellissima ed affascinante nel suo essere donna e femmina ) dà voce alla donna che non accetta i dogmi imposti da una società pervasa, ancora adesso, dal maschilismo più insidioso; si ribella a questa emarginazione, cercando di rompere quegli steccati che la confinano in un ruolo di vita secondario.
E cerca di farlo attraverso un sogno ( che era poi del marito ), attraverso la realizzazione del suo sogno ( spazio personale ) che coinvolga il compagno di vita ( spazio di coppia ) ed i figli ( spazio di famiglia ).
Ma gli altri due spazi sono preponderanti, soffocanti e pertanto non si autoalimentano; e la sconfitta, la crudele frantumazione del suo sogno ( perfettamente condivisibile ) è inesorabile.
Il suo è un destino segnato: la società ( almeno degli anni ’50 ) si difende fino alla morte da tutto ciò possa sconvolgere l’ordine secolare.
Ed infatti la morte aspetta April in un angolo buio, in un luogo di cui tutti sapevano, fino a poco tempo fa, dell’esistenza, ma si fingeva di guardare altrove.
Un luogo che rappresenta uno dei tanti buchi neri della Storia e della Medicina: l’nferno dell’aborto clandestino ( una delle tante stragi silenziose di donne, ovviamente le meno abbienti ).
L’alter ego di April, è Milly ( Kathryn Hahn ), la donna generosa, che ha accettato silenziosamente le gabbie dogmatiche che April rifiutava.
Due donne ammirevoli, da rispettare, perché la Donna è questo e quello.
Per il resto rimando al mio precedente intervento su questo splendido film.
“L’azione tragica è composta da tre elementi: Pathos, Pietà, Terrore” – Aristotele Febbraio 6, 2009
Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.Tags: amy adams, aristotele, Bello Kantiano, Botticelli, Calunnia, Caravaggio, cinema, dubbio, Firenze, Kant, meryl streep, New Deal, pedofilia, philip seymour hoffman, San Tommaso, Uffizi
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Il dubbio
(Doubt)
Un film di John Patrick Shanley. Con Meryl Streep, Philip Seymour Hoffman, Amy Adams – USA 2009
“La Calunnia” è un dipinto realizzato a fine 1400 da Botticelli ed è conservato alla Galleria degli Uffizi di Firenze.
C’è una folla di personaggi: il re Mida seduto sul trono, nelle vesti del cattivo giudice, consigliato da Ignoranza e Sospetto; davanti a lui sta il Livore,ed altri personaggi che non ricordo.
Ma ciò che colpisce, o comunque mi colpì del quadro, è il calunniato trascinato nudo, nudo perche indifeso, perché dalla calunnia non hai armi per difenderti.
Caravaggio e Rembrandt hanno rappresentato Il dubbio, attraverso l’Incredulità di Tommaso.
Sono dipinti che emanano forza, energia; sono dinamici ed in quei pochi attimi che ti soffermi su di essi comprendi la storia, il significato, l’inquietudine..in una parola il Bello Kantiano.
Questo film si muove tra dubbio e calunnia.
La visione di questo lavoro, ha attivato i miei neuroni deputati alla memoria; rivivo ( ero molto giovane allora ) il New Deal Kennedyano ( la storia si svolge in una scuola del Bronx un anno dopo l’assassinio di Kennedy ) e con esso la “sporca guerra” in Vietnam; ed a seguire le prime contestazioni nei campus universitari; ed ancora l’eterno grande sogno americano.
E poi la Chiesa, la Chiesa che oscilla tra un’idea innovativa ed un’idea conservatrice, con aperture alla società travolta da immensi eventi e con chiusure totali di tipo inquisitorio.
E ancora, la pedofilia tra i preti americani che tanto ha fatto soffrire Papa Woytila.
Degli incipit incredibili; presupposti carichi di aspettative per le nostre coscienze.
Poi.. il film è imploso; non c’è stato il botto; ma neanche un sussulto.
Dov’è questa interpretazione magistrale dei protagonisti? ( Salviamo solo la suorina e la mamma del bambino nero e con loro l’attraente scenario dell’epoca ).
Dov’è la sofferenza o meglio l’emozione?
La regia e gli attori hanno svolto un compitino neanche tanto sufficiente; una volta si riparava a Settembre.
Povero Aristotele, non hanno capito niente della tua Poetica quando parli di Pathos, uno dei tre momenti nell’azione tragica, insieme alla Pietà ed al Terrore.
Non hanno mai ammirato la Calunnia di Botticelli o Il dubbio di Caravaggio; non hanno capito come si rappresenta il pathos, la pietà ed il terrore nella settima arte.
Rimandiamoli.. alla prossima. Ma attenzione potrete essere bocciati!
Voto: 5 su 10
“L’importante è che la morte ci colga… vivi” (Non so chi l’ha detto) Febbraio 1, 2009
Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.Tags: A casa dopo l'uragano, america, anni 50, Dramma, Eschilo, Euripide, Kate Winslet, leonardo di caprio, middle class, Richard Yates, Sam Mendes, Scandalo al sole, Sofocle, Splendore nell'erba, Titanic, Tragedia greca
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Revolutionary Road
Un film di Sam Mendes. Con Kate Winslet, Leonardo DiCaprio, Kathryn Hahn, David Harbour, Ryan Simpkins, Ty Simpkins, Zoe Kazan, Kathy Bates, Richard Easton, Michael Shannon. – Produzione USA, Gran Bretagna 2009.
“Il dramma è una forma letteraria che può avere argomento tragico o comico, a seconda delle situazioni descritte; nella accezione d’uso comune invece, si tende a designare, con questo termine, vicende dolorose o problemi esistenziali, o altri eventi di portata tragica”.
Esiste una dramma greco, latino, medievale, borghese…
Questo film è un dramma borghese, della middle class americana, descrivendone la vita quotidiana, le disavventure, le aspirazioni.
Non sono uno esperto, ma se si getta uno sguardo d’insieme ( in un lungo arco temporale ) alla drammaturgia, si è colpiti dal fatto che, pur nella varietà d’espressione, c’è un tema ricorrente, talvolta ossessivo, nella produzione artistica: il delicato e precario equilibrio della famiglia; un’istituzione sviscerata e sondata profondamente , mettendola non di rado sotto accusa.
E si ripete sempre lo stesso archetipo: la rappresentazione dei conflitti all’interno della famiglia, spesso degeneranti in lotta aperta.
Così nella antica Grecia, così in Shakespeare, così in Richard Yates ( autore del libro che ha ispirato il film ).
“A casa dopo l’uragano, Scandalo al sole, Splendore nell’erba…” film che hanno accompagnato la mia generazione in fase adolescenziale, trasmettendoci sensazioni che smuovevano le corde più profonde dell’ anima.
Le inquietudini, la gioia, le frustrazioni, le idee romantiche, le delusioni, i SOGNI. Tutto questo c’era in quei film; e tutto questo c’è in questo splendido lavoro.
Siamo negli anni cinquanta. I Wheeler, belli, sofisticati e ammirati, sono una coppia che nel privato prova a resistere all’amore finito, tra notti insonni, bicchieri sempre pieni e sigarette sempre accese; quadro classico di una vita che scorre monotona, senza speranza.
Ma al varco c’un sogno, un sogno realizzabile che darà linfa e speranza al loro rapporto: Parigi. Vivere a Parigi, ricrearsi nuovi stimoli, nuove illusioni: riappropriarsi della propria vita…
Basta così, sto cadendo troppo nell’ovvio e nel melenso; andate a vedere questo film che non né ovvio né melenso.
Vi prenderà fin dall’inizio: recitazione impeccabile, ruoli perfetti, sceneggiatura accattivante, musiche ad hoc, regia magistrale.
Seguirete i personaggi con il fiato sospeso nell’evolversi della loro vita; percorsi di vita che sicuramente sono anche un po’ vostri.
Voto: otto su dieci