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Il vampiro è una figura mostruosa presente, sotto le più varie forme, nel folclore di tutti i continenti. È, quasi sempre, un non-morto che per varie ragioni ritorna dalla tomba… Gennaio 29, 2009

Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.
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Lasciami entrare

Un film di Tomas Alfredson. Con Kåre Hedebrant, Lina Leandersson, Per Ragnar, Henrik Dahl, Karin Bergquist. «continua

Peter Carlberg, Ika Nord, Mikael Rahm, Karl-Robert Lindgren, Anders T. Peedu, Pale Olofsson, Cayetano Ruiz, Patrik Rydmark, Johan Sömnes

Titolo originale Låt den rätte komma in. Svezia 2009.

Sto cercando di capire perché questo film mi è piaciuto.

Forse perché è un immensa storia d’amore? Una storia d’amore e follia?  Una storia di amore morte e sangue?

Non pensate però che sia un lavoro truculento; anzi, è un film gentile, delicato, come gentile e delicato è l’amore tra i due adolescenti protagonisti, di cui una è una..

Ma se in un corso dl dibattito ( ahi il dibattito ) post proiezione, qualcuno ponesse la fatidica domanda: ma nella storia chi sono i veri mostri? Chi sono i veri vampiri?

Sono per caso quel gruppo di ubriaconi nullafacenti che affogano la loro aridità tra droghe ed alcol?

Sono per caso i cittadini che abitano quelle case che, anche architettonicamente, ripetono un motivo misterioso e tetro?

Sono per caso quegli studenti, il cui passatempo preferito, è mortificare e violentare il povero, timido Oskar, che istintivamente vuoi proteggere e speri che qualcuno lo faccia al più presto ( e succede, anche se in modo non proprio.. )?

Ed estendendo il concetto, chi sono i nuovi mostri,  i nuovi vampiri nell’attuale società ?

Chi ruba? Chi ammazza? O chi commette delitti “bianchi”, dove non si vede sangue: finanzieri  senza scrupoli, certi politici che pur di conservare i propri privilegi sono disposti..

E ancora i ” signori” delle guerre, i trafficanti di organi, il branco malefico, i profanatori della terra, i….  con effetti catastrofici nella società, su di noi persone qualunque, che continuiamo la nostra esistenza tra varie cose lavorando, divertendoci, impigrendoci..ma sempre con onestà, trasparenza e passione e soprattutto mai e poi mai in modo vampiresco.

Ed i traditori? I traditori di un’dea, di un sogno.. non sono Vampiri? Ma questa è tutta un’altra storia.

Concludiamola qui: esistono gradi diversi di vampirismo; ho cercato di fare un’orrida classificazione che sicuramente non è completa.

Il film ti prende, si fa seguire bene anche se c’è qualche incetezza narrativa; si realizza un lavoro dalle atmosfere talvolta cupe e oscure, in cui però l’orrore e la minaccia, sempre ben presenti, non assillano assolutamente i giovani protagonisti.

La minaccia, sempre incombente, non li sconvolge, perché dominati da un amore tenero candido, immenso e misterioso degno della migliore tradizione gotica.

Voto: sei su dieci

“ll Signore protegge lo straniero ” Sacre Scritture, forse. Gennaio 25, 2009

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L’ OSPITE  INATTESO

Un film di Thomas McCarthy. Con Richard Jenkins, Haaz Sleiman, Danai Jekesai Gurira, Hiam Abbass, Marian Seldes. USA 2007USAntinua

Maggie Moore, Michael Cumpsty, Bill McHenry, Richard Kind, Tzahi Moskovitz, Amir Arison, Neal Lerner, Ramon Fernandez, Frank Pando, Waleed Zuaiter, Danai Gurira

La musica, come tutte le arti, è un’espressione dell’intelletto umano.

Nel suo esternarsi, nel suo prendere forma, trascina con sé tutta la storia dell’uomo con le sue ansie le sue passioni, la sua sofferenza, le sue gioie, le sue conoscenze.

Ma quando è nata la musica? E soprattutto perché è nata?

Quelli che se ne intendono, sostengono che la musica nasce agli albori della civiltà come espressione spontanea delle associazioni tribali.

E’ nata con il primo battito, con il primo pianto, con le prime lacrime, con il tamburellare delle gocce di pioggia, con lo stormir delle foglie, con lo scrosciare di un ruscello, con il canto degli uccelli, con il rumore delle onde, .. con tutto ciò, praticamente, che somigliava o si basava su un ritmo.

Ritmo che qualcuno dei nostri avi ha incominciato a riprodurre; magari battendo le mani o i piedi ; magari incominciando a percuotere con un ramo un albero, magari una roccia, magari qualche femmina del gruppo , magari una pelle di animale tesa, magari un TAMBURO.

Il tamburo, questo strumento non elegante, non sofisticato, informe che con il suo linguaggio semplice, elementare assurge a linguaggio universale e diventa esso stesso strumento di aggregazione e di interazione tra tutti i diversi.

Il professore universitario Walter Vale, scostante e dal cuore arido, conduce una vita stanca e monotona fino a quando parte per un convegno a New York e scopre che il suo appartamento cittadino è occupato da una coppia di ospiti  stranieri, ospiti rari che poi diventano anche cari ( Ospite raro, ospite caro ).

Il film racconta l’intolleranza, il disagio, la resistenza all’integrazione dell’America del dopo 11 settembre, ma in maniera delicata, senza retorica, senza proclami, senza ricorrere alle denunce urlate, agli scenari bellici..Ma attraverso una quotidianità normale

Ha una struttura piacevolmente teatrale, e si fa seguire in maniera gradevole.

Quando il tono sta calando, ecco che entra in scena la sontuosa Mouna, la bella, raffinata ed elegante Mouna; è Hiam Abbass, tracimante di una sensualità prorompente.

Richard Jenkins non interpreta, è il prof W. Vale, che degusta con competenza vini, preferendo il Cabernet ( sicuramente un surrogato, non l’originale proveniente dai sacri vigneti di Bordolesi – si evinceva dal colore e dalla consistenza..-)

Un uomo apparentemente grigio, che ritrova la sua vigoria vivendo una semplice esperienza umana: l’ incontro con stranieri e.. con un Tamburo.

Mi ha ricordato l’altro film con R. Gere “Shall we dance“, dove stavolta è la danza a creare un nuovo interesse alla vita per grigio personaggio interpretato da Gere.

Voto: tra sei e sette su dieci

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Riguardatevi da “Australia e dall’Australiana”.. Gennaio 21, 2009

Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.
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Australia
Un film di Baz Luhrmann. Con Nicole Kidman, Hugh Jackman, David Wenham, Bryan Brown, Bruce Spence, Jack Thompson, John Jarratt… Produzione USA, Australia 2008.

Francamente sono rimasto sconcertato quando mi hanno riferito che il Dottor Zivago “ è del 1965; ed ancora più sconcertato quando ho scoperto che “ Via col vento “ è un film del 1940!
Non me l’aspettavo.

Ho provato a rivederli; e vi assicuro che ancora adesso si viene trasportati in tutte le manifestazioni umane: amore e morte, conquista e razzismo, guerra e pace, nascita e ricostruzione.

E poi l’ammaliante guascone C. Gable che non puoi non amare; e Rossella del” tanto domani è un altro giorno” , divenuta un sorta di totem generazionale.

E lo straordinario dr. Yurij Zivago mentre chiama la sua Lara..

Forse film strappalacrime, insomma “polpettoni”; ma ancora adesso questi “polpettoni” rivelano una pregevole fattura; ti fanno sognare e ti introducono in mondi per te una volta nuovi, di cui avevi sentito parlare solo a Scuola ( la Scuola Pubblica ) o nei racconti di qualcuno più grande che magari aveva già letto il romanzo

Direi “polpettoni”sì, ma di gran classe, se ancora adesso ce li ricordiamo e li rivediamo volentieri.

Ora dico io, fra trenta o cinquant’anni parleremo ancora di questo film “ Australia”?

Assolutamente no.

Film scontato, di una noia mortale, con i protagonisti principali griffati o finti trasandati; recitazione senza anima.

Ma con chi pensano di trattare questi insolenti che propongono robaccia del genere mistificandola come un novello capolavoro alla “ Via col vento”?

Chi sono questi blasfemi che osano offendere in maniera indegna chi ama la settima arte?

Ricordiamoci di questi attori e registi che hanno infangato uno dei nostri sogni: L’Australia ( l’altro è il Il grande sogno americano ).
Mettete alla gogna questi individui che hanno ridicolizzato l’antico popolo dei Maori ( oggetto anche di studi medici per il loro particolare patrimonio genetico..)

E non hanno assolutamente trasmesso l’efferatezza della tragedia della “generazione mancata o meglio rubata”, cioè l’atroce piano governativo del Commonwealth per assimilare gli indigeni nella dominante comunità bianca.

Anche gli sterminati e stupendi paesaggi, in questo flm perdono..

Un film dalle occasioni mancate..

Allo stato devo constatare due eventi negativi: ” Australia” e l’Australiana ( epidemia influenzale che sta esplodendo anche in Italia).

Voto: due su dieci

Gli Spaesati IX Gennaio 19, 2009

Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.
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No, io non mi sento colpevole di nulla di ciò che succede in in Italia e nel mondo.
Non mi sento colpevole delle guerre della fame, della povertà, di nulla!
Voglio essere responsabile solo delle mie azioni.

Una colpa però me la riconosco: sono andato, ed ho convinto altri ad andare a votare sempre, riportando le solite argomentazioni ( la nostra storia, il nostro vissuto, il favorire l’avversario.. )

Ecco se esiste una classe politica che ormai poco mi convince, arroccata com’è nei suoi privilegi, la colpa è anche mia.

Una classe politica che vive una relatà non migliore della mia ma completamente diversa ( già ne ho parlato in un precedente Spaesati ) una realtà dove tutto è semplice, tutto è facile, dove non esistono le fatiche del quotidiano, dove non ci sono problemi di soldi, dove non..

Una realtà che vivono tutti i nostri benemeriti ( destra, centro, sinistra ed altri ormai scomparsi da panorama politico ).
Ecco di questo sono, siamo colpevoli noi Spaesati.
Se esiste ancora u’opinione pubblica ( Moretti dice di no ), vorrei proporre una mia soluzione a questa deriva politica ed etica.

Rinnovare la classe dirigenziale; e fin qui dico solo cose scontate.

Ma come rinnovare e soprattutto chi è il nuovo?
Da tempo vado sostenendo che persone in gradi di dare nuova linfa alla politica ci sono; non bisogna neanche tanto cercare.

Voi Soloni, andate nelle periferie, nelle città, nei paesi; cercate sindaci piccoli piccoli, assessori piccoli piccoli, consiglieri piccoli piccoli, ma che svolgono un lavoro immenso, anzi doppio lavoro visto che, per sostenersi, conservano quello di origine.

Cercate queste persone, che producono politica ( nel senso nobile del termine ) e la producono tra un milione di difficoltà.

Cercate queste persone che fanno politica soprattutto in quelle realtà difficili, dove anche il più semplice atto è faticoso.

Cercateli soprattutto al Sud, perché lavorare da Sindaco o Assessore in un paese del Nord è molto più semplice rispetto ad uno del Sud.

Cercateli, ce ne stanno e sono tantissimi: non conta l’età cronologica, ma i meriti che si sono conquistati su un campo irto di difficoltà, su un campo che è la nostra realtà ( e non l’altra realtà dei nostri politici ).

Ecco io, da Spaesato intergrale, per adesso ho deciso di stare in “panchina” ( ahi, torna Moretti) non andando al voto; voglio osservare.

Se ci sarà un rinnovamento del genere sarò il primo a ripensarci.

Forse qualcosa si muove; la creazione di un PD ( perché di questo stiamo parlando, no?), di un PD del Nord, del Centro e del Sud, con una valenza di forte radicalizzazione sul territorio.. vabbè adesso sto facendo del politichese.
Ciao Rosanna.
Ciao Serra, quando torni alla Feltrinelli di Napoli ? ( sempre che tu legga questo blog che tratta non di politica, ma della settima arte).

A proposito presto parleremo di “Australia” e di “Appaloosa”.

Guerra intelligente ? Guerra preventiva? Guerra giusta? Guerra etica?…. Ma la guerra ha bisogno di un solo aggettivo: immonda! ( non so chi l’ha detto ) Gennaio 15, 2009

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Il giardino di limoni

Un film di Eran Riklis. Con Hiam Abbass, Doron Tavory, Ali Suliman, Tarik Kopty, Amos Lavi.
Titolo originale Lemon Tree. Israele, Germania, Francia 2008.

Ribadisco un mio convincimento.

La madre di tutte le guerre e dei terrorismi in Medio Oriente è il conflitto tra Israele e la Palestina.
Ma i conflitti tra due contendenti si risolvono perchè uno dei due ha torto.

Ma qui la ragione sta da entrambi le parti: hanno ragione i Palestinesi nel rivendicare..; hanno ragione gli Israeliani nel rivendicare..
In questa situazione è difficile trovare una giusta soluzione.

Concetto che ho ritrovato in questo delicato film dove tutto ruota intorno ad un giardino di limoni che ha la sfortuna di trovarsi in Cisgiordania di fronte alla villa, in terra israeliana,del ministro della difesa.

Hanno ragione i servizi segreti Israeliani che sono determinati a distruggere quell’angolo di verde perchè temono che proprio da quel verde possano sbucare pericolosi attentatori e kamikaze.

Hanno ragione i propreietari per i quali quel giardino ha un immenso valore: non solo per un fatto economico, ma anche perché sono il ricordo del padre, il legame con il passato, le proprie radici; e lo curano con amore, lo proteggono e lo difendono da chiunque osi..
Nessuno ha torto; hanno ragione entrambi le parti. Non c’è soluzione.

Come un piccolo contenzioso di sapore quasi condominiale, il regista chiarisce, in modo inoppugnabile, la causa di questo eterno conflitto: il diritto di esistere sia per i Palesinesi che per gli Israeliani.

Ed in qualche modo fa intravedere anche la soluzione: affidare tutto alle donne di quei popoli.
A Selma ( proprietaria del giardino ), alle giornaliste locali e del mondo, e alla moglie del ministro, che trova una comunanza di vedute con Selma la Palestinese, così senza dire una parola, solo con sguardi e piccoli gesti estremamente eloquenti.

L’Israeliano Eran Riklis ha prodotto un lavoro lineare, pulito e pregnante di significati.

Non c’è mai una caduta di tono.

E poi c’è lei, la fiera e sontuosa Hiam Abbas ( Selma ), già amata in “ L’ospite inatteso “, con quel volto intenso, che esprime una rassegnazione eterna anche quando difende il proprio frutteto.

E’ bella, espressiva, invitante e la sua azione si armonizza con quegli alber.i realizzando una affresco che emana ..un odore di limoni.

Voto: otto su dieci

“ Vivamus, mea Lesbia, atque amemus” Catullo Gennaio 14, 2009

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The Millionaire

Un film di Danny Boyle. Con Dev Patel, Anil Kapoor, Freida Pinto, Madhur Mittal, Irfan Khan.

Titolo originale Slumdog Millionaire.. – Gran Bretagna, USA2008.

In genere quando un paese colonizzato si rende indipendente dal paese colonizzatore, i rapporti restano sempre tesi, aspri ed ostili.

Bene l’India è l’unica ex colona Inglese, che ha conservato rapporti amichevoli e di stima con i suoi vecchi padroni.

E lo si vede da varie azioni: le Università Inglesi che preparano i futuri dirigenti Indiani; gli scambi culturali, soprattutto cultura tecnologica,dove gli Indiani sono all’avanguardia ( si parla di Silicon Valley indiana ); un certo tipo di intraprendenza tipicamente inglese per aver avuto il coraggio di produrre farmaci antiAIDS a costo zero per le popolazioni povere ( i Sud del mondo ).

Ci fu a proposito un’aspra battaglia legale con le multinazionali produttrici di tali medicamenti ( vinta poi dall’India ).

Infine un certo modo di raccontare “Inglese”; come questo film dove si ripropone la favola di Oliver Twist ( C. Dickens )
E’ un film straordinario nella sua semplicità, avvolgente nel cadenzare una storia che si snoda attraverso un escamotage narrativo: Oliver Twist, chiedo scusa, Jamal racconta la sua vita attraverso un quiz.

Conosce ogni risposta perché le ha apprese sulla sua pelle, on the road.

Ogni domanda evoca la sua memoria di nozioni, ma soprattutto la sua memoria emotiva; e questa emozione tracima da ogni scena e ti prende per accompagnarti nei meandri più profondi di questa India, che ha perso il suo mistero, il suo fascino esoterico ( ahi Emilio Salgari, sei di un’altra epoca ) rivelando una realtà che è espressione della globalizzazione, del pensiero omologato, se non unico.

Vedi le fratture prodotte da un sistema nel quale sopravvivono forti disuguaglianze; vedi la fame, la miseria, la delinquenza organizzata, gli emarginati, i dannati, i disperati, la violenza.. condizioni che trovi in ogni angolo del mondo.

Ma allora quando Federico Rampini sostiene nel suo libro La speranza Indiana “Se c’è un luogo dove la speranza è giovane, questo è l’India…” dove sta guardando? Probabilmente il suo è un osservatorio privilegiato che monitorizza solo gli aspetti positivi della crescita sociale di questo paese.

Questo è il grande merito del film: attraverso un ritmo appassionante ma anche astuto e smaliziato, offre al mondo un’ immagine del “miracolo” indiano più convincente delle versioni correnti : “una dimensione dove improvvise fortune coabitano con la più tetra povertà e l’ euforia del mercato senza regole va producendo danni irreversibili”.

E poi ha ancora un’immenso merito il film: è una storia d’amore, che fa traballare dalle fondamenta le ultime scoperte scientifiche sull’Amore.

Ci convince che l’Amore non è un’arida reazione chimica del cervello.

Ci persuade sull’impossibilità che l’asettico Ngf  (Nerve Growth Factor ) scateni palpitazioni o piaceri indescrivibili

Fa rinnegare a me, uomo di scienza, l’evidenza scientifica che sia un enzima che catalizzi, negli emisferi cerebrali,una reazione chimica che mi fa innamorare..ancora adesso e più di prima.. della mia compagna di vita.

Voto: otto su dieci

Ippocrate di Kòs… e la perfida Albione… Gennaio 13, 2009

Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.
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Un matrimonio all’inglese

Un film di Stephan Elliott. Con Jessica Biel, Colin Firth, Kristin Scott Thomas, Ben Barnes, Kimberley Nixon.
Titolo originale Easy Virtue. – Gran Bretagna 2009.

Ha ragione Ippocrate.
La sua teoria degli umori l’ho trovata quanto mai giusta.

Facciamo un passo indietro.

Che cosa è questa teoria elaborata da Ippocrate di Kos oltre 2000 anni fa?
Essa rappresenta il più antico tentativo di dare una spiegazione eziologica dell’insorgenza delle malattie, superando la concezione superstiziosa, magica o religiosa.

Secondo Ippocrate infatti, i corpi viventi sono costituiti in misura variabile da una miscela di quattro umori Bile Nera, Bile Gialla, Sangue e Flegma.

Il buon funzionamento dell’organismo dipenderebbe dall’equilibrio degli elementi mentre il prevalere dell’uno o dell’altro causerebbe la malattia.

Oltre ad essere una teoria eziologica della malattia, la teoria umorale è anche una teoria della personalità:il prevalere di uno di uno dei quattro umori definirebbe un carattere, un temperamento:

• il melancolico, ( eccesso di bile nera ) è magro, debole, pallido, avaro, triste.

• il collerico, ( eccesso di bile gialla ) è magro, asciutto, di bel colore, irascibile, permaloso, furbo, generoso e superbo.

• il tipo sanguigno, ( eccesso di sangue ) è rubicondo, gioviale, allegro, goloso e dedito ad una sessualità giocosa.

• il flemmatico, ( eccesso di flegma ) è grasso, lento, pigro e sciocco; ma anche calmo, tranquillo, distaccato, insomma INGLESE.

Bene in questo film ho cercato di riconoscere almeno uno dei temperamenti descritti da Ippocrate qualche millennio fa.

Non ne ho trovato nessuno; neanche il flemmatico ( ahi la proverbiale flemma inglese ); o meglio ho trovato il flemmatico nel giusto significato che aveva dato Ippocrate, lento, pigro, sciocco e noioso; e tutto ciò non è certamente sinonimo di Inglese.

L’eterno conflitto tra suocera e nuora è il centro di gravità intorno a cui ruotano le altre storie realizzate con dovizia di stereoitipi banalizzati da una recitazione appena sufficiente e da una sceneggiatura scritta senza passione senza perspiration.

Ne risulta un lavoro che non dice nulla di nuovo, un lavoro noioso e superficiale che vuole essere ironico, ma ironico non è; vuole suscitare ilarità ma.. Stiamo quasi al patetico

Anche i bei costumi, le ville Vittoriane, i giardini inglesi risultano alla fine semplici contenitori asettici.

L’unica cosa riuscita è il gran lavoro dell’ufficio stampa che è riuscito a creare un’enorme aspettativa intorno ad un prodotto..

Povera Albione tradita da tutti a incominciare dal regista per arrivare all’ultimo cameramen, passando prima per gli attori e gli sceneggiatori; i quali sono le vere tipologie del temperamento flegmatico di Ippocratica memoria.

Povera Albione, non sei tu ad essere perfida, ma chi ti tratta in questo modo così poco..Inglese.

Voto tre su dieci

..Tu ci hai abbattuti in un luogo di sciacalli e ci hai avvolti di ombre tenebrose… Per te siamo messi a morte… Svégliati, perché dormi, Signore? Déstati.. non ci respingere per sempre!..Sorgi, vieni in nostro aiuto; salvaci per la tua misericordia.. ( Salmi, lamento di Israele.. ) Gennaio 6, 2009

Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.
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“Quante domande ci si impongono in questo luogo! Sempre.di nuovo emerge la domanda: Dove era Dio in quei giorni? Perché Egli ha taciuto? Come poté tollerare questo eccesso di distruzione, questo trionfo del male?” Benedetto XVI, visita ad Auschwitz.

Il bambino con il pigiama a righe

Un film di Mark Herman. Con Asa Butterfield, Zac Mattoon O’Brien, Domonkos Németh, Henry Kingsmill, Vera Farmiga. USA 2008.

“Il pianista” di Polanski. “Schindler’s List”di Spielberg. “La vita è bella” di Benigni” “Il bambino con…

Basta! Non voglio più vedere film sull’Olocausto.

Non voglio più che il male assoluto venga rappresentato con la settima arte.

Non voglio partecipare più a queste visioni dove la sala diventa un tempio in cui si consuma un dolore immenso.

Non voglio più assistere alla rappresentazione del genio malefico della Storia, che realizza la sua immonda ed intollerabile sopraffazione attraverso il minimalismo di episodi piccoli e quotidiani.

Non voglio più vedere le azioni del demonio.

Non voglio più che Papa Benedetto XVI parli ancora di “distrazione” di Dio

Non voglio più ricordarmi dei tentativi di revisionismo o di negazionismo particolarmente diffuso in questo periodo che si insinuano facilmente anche tra menti insospettabili come quel gruppo di ebrei ortodossi che inspiegabilmente negano una verità della storia anche se storia malefica

Invece voglio capire!

Voglio capire perché è successo tutto questo.

Voglio capire perché è successo nella civile Europa e nella ospitale, tollerante ( vicenda degli Ugonotti ), geniale Germania ( La filosofia e la Musica Tedesca.. ) poco più di mezzo secolo fa ( non duemila anni fa o in qualche luogo sperduto del mondo ).

Voglio capire perché il popolo tedesco, pur sapendo, ha opposto deboli reazioni a questo insulto perenne verso l’umanità.

Che io sappia l’unica forma di resistenza, fu l’organizzazione clandestina La Rosa Bianca ; un gruppo esiguo di studenti che si opposero in modo non violento ( volantinaggio.. ) al regime della Germania nazista.

Pochi mesi e tutti furono arrestati, processati e mandati a morte.

Tutta la vicenda è stata ricordata in un film di scarso successo del 2005: “La Rosa Bianca”di Sophie Scholl

C’è qualcuno in grado di individuare le cause storiche, sociali, economiche, etniche.. che spieghino l’olocausto?

Ma così, solo per capire, non certo per giustificare.

Perché se “Historia Magistra vitae”; se lo storicismo di Hegel e Croce ci hanno insegnato qualcosa, solo capendo possiamo evitare che avvengano ancora tali aberrazioni umane.

Ma evidentemente non abbiamo ancora capito.

Basta guardarsi intorno; ai tanti olocausti..

Il film prende fin dall’inizio. Ogni fotogramma tracima di incombente orrore.

Esemplare è l’ultima scena della porta chiusa e dei pigiami…

Le sbavature di diverse scene ed alcune incertezze nella recitazione, non le noti, proprio perché il tema è forte.

E poi i bambini, che nella loro innocenza…

Voto tra sei o sette su dieci