Spaesati VIII Dicembre 31, 2008
Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.Tags: Kennedy, spaesati, Stato
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” Ti chiedi che cosa fa lo Stato per te; ma tu che cosa fai per lo Stato?” J.F Kennedy
AUGURI a tutti, Spaesati e non.
Spaesati VII Dicembre 21, 2008
Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.Tags: Augias, Disagi Blog, legge basaglia, spaesati
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Cara Rosanna leggi attentamente quanto segue.
Cari amici, ho scritto la lettera che segue a C.Augias che tiene sul quotidiano la Repubblica la rubrica: “ Lettere, Commenti & Idee” in occasione della pubblicazione, nella rubrica stessa, della lettera:”Vivo l’inferno della malattia mentale” di Maria Annasi.( 27 Novembre scorso). Lettera alla quale C.Augias ha datto un giusto risalto.
Ho pensato che era l’occasione giusta per iniziare quella campagna di divulgazione nei mass.media delle nostre difficili problematiche e mantenere così le “promesse” che ci siamo scambiati. Sarebbe perciò molto importante che anche voi vi uniste al nostro commento sia per supportarlo sia per far sentire maggiormewnte la nostra voce.
L’indirizzo è : c.augias@repubblica.it
Caro Augias,
le scrivo a proposito dell’inferno della malattia mentale, come la lettera di Maria Annasi pubblicata sulla sua rubrica di ieri, ha ancora una volta denunciato.
Vorrei aggiungere quanto segue. Ho una figlia giovane, poco più che ventenne, diagnosticata dalla “Psichiatria non democratica”, come “borderline”. Come Lei certamente saprà , questa diagnosi è divenuta di uso comune per coprire una massa di giovani ( in crescita esponenziale) che hanno un disagio profondo nel vivere in questa società che li emargina ulteriormente.Ho aperto da poco più di un anno un Blog, “Disagi” , per raccogliere e raccontare il dramma quotidiano in cui la nostra famiglia e quella di tante altre, deve vivere. In questo tempo più di quarantamila clic sono la testimonianza di quanto questo problema sia vivo e, soprattutto , urgente. Abbiamo ricevuto tragiche testimonianze da famiglie di tutta Italia ( il disagio mentale non è del Nord o del Sud) , che denunciano la sostanziale indifferenza o, peggio, il sostanziale disinteresse che l’opinione pubblica in generale e le Istituzioni, in particolare, dimostrano per questo problema. Sì, è vero, ci sono tante associazioni, articoli vengono pubblicati su i vari giornali, ma, in fondo, le cose rimangono sostanzialmente fisse e immobile.
Anche Lei ha scritto giustamente che “ una vera politica dovrebbe occuparsi più di questi problemi e meno di se stessa”. Perché allora non puntare a sollecitare un movimento vasto dell’opinione pubblica per sollevare veramente e senza veli questo problema? L’opinione pubblica è e rimane il baluardo di ogni democrazia: La preghiamo, La invitiamo, perciò a muoversi in modo sostanziale verso questo traguardo. La ringrazio per l’ascolto.
Giuseppe del Blog “Disagi”
La legge Basaglia è stata disattesa se non nella prima fase ( chiusura de manicomi lager ) sicuramente nella seconda , quando è venuta a mancare la realizzazione di strutture sul territorio che potessero monitorare e seguire tali disagi.
Le malattie mentali – a differenza di quelle motorie, ben più visibili e quindi un pò più suffucientemente seguite – allo stato attuale sono ancora figlie di un dio minore; sottovalutate, malinterpretate, talvolta malcurate.
Sono un iceberg di cui noi intravediamo solo la punta.
Che fare? Intanto con un semplice clic lasciare una traccia al sito di Giuseppe ” Disagi”.
Non è molto, è solo un piccolo atto; ma se i piccoli atti diventano tanti, beh allora..
Ciao Rosanna
A presto Giuseppe
“Quando siamo felici noi siamo sempre buoni, ma quando siamo buoni non sempre siamo felici.” (Oscar Wilde) Dicembre 19, 2008
Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.Tags: felicità, Gioia, Happy Go Lucky, La felicità porta fortuna, Neuroni specchio, Sally Hawkins
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La felicità porta fortuna
Happy Go Lucky
Un film di Mike Leigh. Con Sally Hawkins, Alexis Zegerman, Eddie Marsan, Andrea Riseborough, Samuel Roukin. Gran Bretagna 2008.
Incominciamo con il dire che Sally Hawkins sembra che si comporti da persona felice.
Dico sembra perché non si capisce se esprime, oltre la felicità, anche gioia.
Facciamo un passo indietro.
Che cos’è la felicità? E ancora, la felicità è la stessa cosa della gioia, dell’allegria?
La felicità dipende da un nostro atteggiamento mentale, da una nostra condizione interiore, ed è presente in ognuno di noi.
Mentre la gioia e l’allegria sono manifestazioni emotive che dipendono dall’esterno; possono essere conseguenze ma non causa di felicità perenne.
Infatti possiamo fingere d’essere allegri e gioiosi ma è molto più difficile fingere d’essere felici.
E se Sally finge allegria e gioia ma non felicità?
E se Sally ha una condizione interiore di infelicità per nascondere la quale simula un personaggio a tinte troppo forti, troppo goffo, che appesantisce un’interpretazione fatta di buffe smorfie, battute a raffica che evocano irritabilità e raramente sorrisi? ( v la lezione di Flamenco ).
E se Sally fosse un’ ingenuotta che non brilla per intelligenza, che non sa affrontare situazioni della vita appena un po’ più dure rispetto al mondo ovattato in cui pensa di vivere? ( alcune scene sono rivelatrici in merito ).
E se Sally fosse un’imbrogliona? Un’imbrogliona sui sentimenti suoi e di altri?( tassista, homeless, l’amica.. )
E se Sally fosse una egocentrica subdola e meschina, per la quale va tutto bene, se il tutto ruota intorno a lei?
Una cosa è certa; non la trovo empatica; ed i miei “neuroni specchio” non si sono sintonizzati con i suoi.
Un’altra cosa è certa: Sally non è l’emblema della felicità.
A parte queste elucubrazioni, devo dire che il film si lascia seguire; brava è l’attrice, bravo il regista che ha scelto come ambiente una Londra francamente, per me, inedita.
Voto tra 5 e sei su dieci
NB
I neuroni ( cellule cerebrali ) “specchio” sono stati chiamati in causa per spiegare l’aspetto contagioso della felicità.
Quando osserviamo una persona manifestare un sentimento, nel nostro cervello si attivano le stesse aree che sono “accese” in quel momento nel cervello dell’interlocutore.
La struttura economica… Karl Marx Dicembre 15, 2008
Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.Tags: Add new tag, Come Dio comanda, Gabriele Salvatores, Io non ho paura, Karl Marx, Marrakech Espress, Mediterraneo, Nirvana, Puerto Escondito, Sud
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Come Dio comanda
Un film di Gabriele Salvatores. Con Elio Germano, Filippo Timi, Fabio De Luigi, Angelica Leo, Vasco Mirandola, Ludovica Di Rocco, Alvaro Caleca, Alessandro Bressanello. – Produzione Italia 2008. -
Se ricordo bene, l’essenza di tutta la filosofia di Marx, è la struttura economica ( produrre e distribuire merci..).
Tutte le altre cose ( la filosofia, la religione, l’arte…) si chiamano sovrastrutture perché non sono altro che la produzione di quella determinata struttura di base.
Praticamente, se non c’è lavoro, non c’è musica, poesia..
Qualche anno fa ero a Roma per un convegno medico, ma di sera andai ad un altro convegno, sul cinema ( non ricordo l’argomento in particolare).
Tra gli ospiti convenuti c’era anche G.Salvatores.
Gabriele Salvatores è una persona estremamente complessa ( non complicata ), ricco, creativo, mai banale.
Di lui mi ha incuriosito sempre una cosa: il rapporto che ha con la luce.
Infatti dai primi agli ultimi film c’è un andamento ciclico della solarità.
I primi film, vere e proprie perle, ( Mediterraneo, Puerto Escondito, Sud ,Marrakech Espress ..) sono dominati da una luminosità quasi accecante .
Poi è arrivato Nirvana dove l’oscurità fredda tende a prevalere sulla luminosità e così Denti ( film che pochi hanno visto e che può capire fino in fondo solo chi ha appunto problemi di denti..) dove dominano scene buie ed inquietanti.
Luminosità che ricompare a tratti in “Io non ho paura” ed in “ Come Dio comanda”
In quest’ultimo lavoro il tema portante è il delicato rapporto tra padre e figlio.
E’ una storia antica, un archetipo, che, come in una tragedia greca, si evolve a causa di un evento drammatico.
Ma il padre Rino Zena ( Filippo Timi sembra che sia nato per quel ruolo ) esce vincente da tutto: non è un razzista, non è un violento, è solo un duro che cerca di difendere la propria vita e quella del figlio.
E’ un vincente perché, pur parlando contro tutti coloro che reputa “diversi”, comunque li considera vittime dello sfruttamento padronale.
E’ un vincente perché difende i deboli; ed in buona fede difende anche l’unico amico che ha: Quattro Formaggi, personaggio ambiguo, non così ingenuo come sembra all’inizio e che dietro lo sciocco sorriso nasconde un fondo malvagio.
E’ un vincente perché ferma con durezza il figlio, che sta picchiando pesantemente un amico di scuola…
E’ un vincente perché obbedisce, senza timore, all’assistente sociale ( l’ottimo Fabio De Luigi )..
E’ un vincente perché muore quasi dal dolore quando scopre..
E’ un vincente nel rapporto con il figlio fatto di forza ed amore.
Ecco prendete questo emarginato dalla vita, dategli un lavoro stabile; o meglio create una “struttura” e vedrete che per incanto nasceranno le “sovrastrutture”. Karl Marx non sbaglia..
Quando l’arte sposa la denuncia sociale; in questo Salvatores è un maestro.
E’ un vincente.
Voto: otto su dieci
Amare il tradimento, ma odiare il traditore- Plutarco, forse Dicembre 14, 2008
Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.Tags: C'era una volta, Emile Zolà, Fantascienza, Keanu Reeves, Plutarco., Scott Derrickson, Sorytelling
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Ultimatum alla terra
(The Day the Earth Stood Still)
Un film di Scott Derrickson. Con Keanu Reeves, Jennifer Connelly, Jaden Smith, John Cleese, Jon Hamm, Kathy Bates… Genere Fantascienza.- Produzione USA 2008. -
La fantascienza è un genere di narrativa popolare di successo sviluppatosi nel Novecento, che ha le sue radici nel romanzo scientifico ottocentesco…
Prima della fantascienza esistevano i resoconti dei viaggiatori che raccontavano lontani ed inesplorati angoli di mondo, con curiose culture, con strane piante, e a volte persino con paurosi mostri.
Ma una storia, per suscitare interesse, deve innanzitutto incorporare i valori profondi e le convinzioni di chi la racconta, e trasmetterli in modo genuino.
Ma una storia, per far innamorare, deve esaudire le speranze e le aspettative che genera nel pubblico.
E per realizzare tutto ciò il narratore ci deve credere, deve avere passione, ci deve mettere l’anima nella storia. Deve essere un creatore di sogni.
Altrimenti inganna perfidamente, viene meno ai doveri più sacri e naturali verso qualcuno. Diventa un TRADITORE.
E’ lo sorytelling: l’arte del saper raccontare, usando non solo parole, ma anche immagini, anche la settima arte: il cinema.
Bene parafrasando Emile Zolà, lancio il mio J’accuse.
L’accusa di alto tradimento è per il regista, lo sceneggiatore, gli attori..di questo film.
Alto tradimento per aver offeso un genere letterario che in mani sapienti è assurto a momenti di vera arte.
Alto tradimento per aver ingannato spudoratamente i tanti amanti di questo genere di arte fantascientifica.
Alto tradimento per aver banalizzato, senza ritegno, problematiche imponenti che la fantascienza ha sempre proposto.
Alto tradimento per aver cercato vergognosamente ( ma non ci sono riusciti ) di infrangere la magia che si sprigiona da tre semplici parole “C’era una volta..”
Ma in fondo ha ragione Plutarco; è stato importante aver scoperto questo tradimento, in modo che ci potremo difendere in futuro da questi ed altri traditori.
Voto: 2 su dieci
“ In passato vi era una piccola classe di persone quasi oziose… – Bertrand Russel Dicembre 8, 2008
Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.Tags: Bertinotti, Bertrand Russel, finocchiaro, fioroni, Isola dei Famosi, Marco Lodoli, politica, RAI, reality, rutelli, scuola, spaesati, Vladimir Luxuria
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Gli Spaesati VI
“In passato vi era una piccola classe di persone quasi oziose ed una vasta classe di lavoratori.
I primi godevano di enormi vantaggi e privilegi, era una classeu prepotente, superba ed antipatica; eppure si può dire che essa contribuì in modo quasi esclusivo a creare quella che noi chiamiamo civiltà.
Fu questa classe che coltivò le arti, le scienze, che scrisse libri, inventò sistemi filosofici e raffinò i rapporti sociali.
Perfino la campagna per la liberazione degli oppressi partì dall’alto ( la rivoluzione russa –vuole la vulgata, fu programmata nell’oziosa Capri, da intellettuali quali Gorky e Lenin ). Praticamente senza una classe oziosa l’umanità non si sarebbe mai sollevata dalle barbarie” Bertrand Russel.
Cara Rosanna, è sempre un piacere leggerti.
“Questa non è una vittoria politica o di partito; è una vittoria di una persona di spettacolo quale io mi ritengo”.
E’ la risposta che V. Luxuria ha dato ai suoi amici o ex amici di partito, che hanno voluto dare a questa vittoria, una valenza, una sorta di rivalsa alla recente debacle elettorale; deriva catastrofica che loro, professionisti della politica, non avevano minimamente previsto.
Si dovrebbero vergognare, per non aver tenuto conto degli inequivocabili segnali che tracimavano da quel corpo elettorale che chiamano “ la gente”.
Risposta assennata di Luxuria- Guadagno, che francamente ritengo intelligente e colta, e mai volgare ( al di là dei suoi vari orientamenti.. ).
Molti dei nostri politici sembrano manifestare sintomi di un precoce ed in genere apparente stato demenziale (ciò che noi chiamiamo “falsi positivi” ) soprattutto per la loro lontananza dai problemi della società “ civile” ( chiedo scusa del termine usato, alquanto obsoleto ).
Loro vivono in un’altra realtà; preciso loro vivono non una realtà migliore della nostra, ma una realtà diversa dove non c’è nessun tipo di problema; dove non ci sono problemi di danaro, di lavoro.. dove, praticamente non c’è fatica. Fatica del vivere quotidiano.
A questo proposito ti invio a parte una lettera di Marco Lodoli ( pubblicata qualche tempo fa sul quotidiano” La repubblica”) che spiega meglio di me tali concetti.
Della riflessione di B. Russel, i nostri hanno conservato solo i privilegi enormi.
Ciao Rosanna a presto.
Ne approfitto per alcune correzioni.
Apprendo con enorme piacere che l’on Finocchiaro e Bertinotti hanno precisato ( ma perché così in ritardo? ) che i loro figli frequentano o hanno frequentato la Scuola Pubblica.
Restano Rutelli e Fioroni ( ex ministro dell’istruzione! ); ma non lo preciseranno mai perché loro,è sicuro, hanno già scelto per i loro figli. ( Rimando agli Spasati IV o V ).
Alcune teorie cosmologiche e fisiche… Dicembre 7, 2008
Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.Tags: teorie cosmologiche, the orphanage, universi paralleli
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The Orphanage
Un film di Juan Antonio Bayona. Con Belen Rueda, Fernando Cayo, Roger Príncep, Mabel Rivera, Montserrat Carulla, Andrés Gertrúdix, Edgar Vivar, Geraldine Chaplin. Messico, Spagna 2007.
Alcune teorie cosmologiche e fisiche dichiarano l’esistenza di universi multipli, forse infiniti, in alcuni casi interagenti, in altri no.
Un universo parallelo separato e distinto dal nostro ma coesistente; dimensioni separate ma intercomunicanti; mondi alternativi ma ad un contempo integranti tra loro.
Altre realtà dove è bello e tenero pensare che si rifugiano i nostri affetti ed i nostri amori e continuare a vivere con loro.
Questo è la prima idea intrigante del film.
La seconda è Laura, la brava, intensa Belén Rueda, che trovo bellissima; la sua recitazione è perfetta, la sua sensualità ( sembra strano, in un film del genere, parlare di sensualità ) è prorompente.
Il tutto in una cornice in una cornice pregnante di atmosfere “gotiche”
Il resto lo rimando agli appassionati del genere.. ed a Piera che ha molto gradito il film.
Ciao Piera ti aspetto.
Voto sei/sette su dieci
Il masochismo morale è una figura di quella condizione psico – fisica consistente nel desiderio di subire dolore fisico o umiliazioni.. Dicembre 4, 2008
Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.Tags: grande fratello, jack e sara, luca argentero, reality, solo un padre
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Solo un padre
Un film di Luca Lucini. Con Luca Argentero, Diane Fleri, Fabio Troiano, Anna Foglietta, Sara D’amario. Italia 2008.
Sono caduto in trappola; una trappola sentimentale; ho voluto accontentare mia moglie e un’amica; e siamo andate a vedere questo film.
Avete presente quei reality che si organizzano a tavolino, stando attenti ad usare tutti quegli ingredienti necessari per richiamare pubblico?
Una single, no un single, no meglio un vedovo recente e di bell’aspetto.
Mettiamoci un bimbo, no meglio una bimba da crescere.
Ovviamente ci devono stare i genitori ( nonni ) premurosi.
E gli amiconi? Ma non dimentichiamoci l’amico gay ( con tutto il rispetto).
Diamo al protagonista un lavoro da operaio, no da impiegato, no meglio un professionista; un ingegnere, no un medico anzi un dermatologo che si interessa di medicina estetica.
Mettiamoci una nuova amica ovviamente acqua e sapone, non italiana però, magari inglese, anzi meglio francese con quell’accento musicale che intriga.
Mettiamoci…
Ed il gioco è fatto.
No, non funziona così; questo è un imbroglio. Ho preteso la restituzione dei soldi del biglietto che ovviamente…
La sceneggiatura fatica ed è resa ancora più debole da una recitazione scarsa; il film lo vedi anestetizzato; lo segui in trance anche perché è uno di quei giorni in cui ti vuoi punire; uno di quei momenti in cui esce dal profondo del tuo animo uno dei tuoi lati oscuri: il masochismo.
E’ un imbroglio, un maledetto imbroglio anche perché il lavoro è una copia riuscita male di un brutto film inglese dei primi anni ’90. “Jack e Sara”.
Anche la rianimazione cardiopolmonare in ambulanza è eseguita in maniera scorretta.
Però… dovremmo leggere anche il libro dal quale il film è tratto.
Anche mia moglie e la nostra amica concordano.
Voto: due su dieci
Il Sessantotto è stato uno di quegli anni… Dicembre 3, 2008
Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.Tags: 68, big chill, cinema, contestazione, dea cura, eclissi, il grande freddo, occultamento, sessantotto, studenti, venere
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Il grande freddo
(The Big Chill)
Un film di Lawrence Kasdan. Con Tom Berenger, Glenn Close, William Hurt, Jeff Goldblum, Kevin Kline, Kevin Costner, Meg Tilly, Jo Beth Williams, Don Galloway, Mary Kay Place, Meg Kasdan, Muriel Moore, Ken Place, James Gillis, John Kasdan, Ira Stiltner, Jacob Kasdan, Patricia Gaul. Genere Commedia, Produzione USA 1983.
Signori, scattate all’inpiedi e mettetevi sugli attenti! Devo parlare di questo film.
Il film lo vidi dopo qualche anno la sua uscita ( il figlio piccolino..); e l’ho rivisto recentemente in TV.
Bene, c’è stata la stessa emozione, lo stesso turbamento, la stessa sensazione di allora nel riconoscersi un po’ in qualcuno dei personaggi.
La storia verte sull’incontro tra sette ex studenti contestatori degli ultimi anni ‘60 all’università del Michigan, in occasione del funerale di un amico morto suicida; passano il weekend insieme in casa della coppia Harold e Sarah apparemente la più realizzata.
L’occasione è l’ideale per un bilancio di vita generazionale e personale.
Si ricordano i vecchi tempi, si parla del presente e del futuro.
Ed in quella casa comune che è la memoria del tempo, si insinua in maniera subdola un brivido freddo, un grande gelo di fronte a quella sensazione di resa, di compromesso…
Ma questo diventa il punto di forza della storia: uniti nelle nostre solitudini, affiatati nelle nostre frustrazioni, coscienti del crollo di tante illusioni.
Ma questo è anche il grande bagaglio che ci resta del ‘68.
Ci resta questo grande bagaglio culturale; un bagaglio di idee, di etica, di comportamenti che si eleva a metodo di vita.
Di vita all’impronta della dignità; dignità di avere il coraggio di dichiararsi anche Spaesati di fronte a ad una realtà attuale che assolutamente non ci rappresenta.
Questa è la nostra forza. Ed è la stessa forza che si ritrova nel film tra questi personaggi interpretati da attori fantastici che raccontano le loro storie, ma così sottotono, senza enfasi celebrativa né rimpianti di reducismo, nè sarcasmo sul “come siamo” rispetto a “come avremmo voluto essere”.
Straordinarie le musiche.
E poi c’è lei Glenn Close che si prende cura del suo uomo, si prende cura dei suoi amici, si prende cura delle sue amiche, in maniera delicata, dolce e serena anche quando propone al marito…
E’ il mito greco della dea Cura..
Il Grande Freddo è un bellissimo film “cult“.
Voto nove su dieci
PS Volevo solo aggiungere che quando ho visto il film ero ben disposto perché il firmamento mi ha regalato uno dei suoi straordinari spettacoli: Venere come un piccolo diamante appeso alla falce di luna, con Giove vicino che osservava..
Era “l’eclissi di Venere” ( intorno alle ore 18 di Lunedì 1 Dicembre ).
“L’unica differenza tra il tempo di pace e il tempo di guerra è… (Tucidide, forse) Dicembre 1, 2008
Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.Tags: cia, guerra, Jacque Prevert, leonardo di caprio, nessuna verità, Renato Perseni, russel crowe, Tucidide
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Nessuna verità
Un film di Ridley Scott. Con Leonardo DiCaprio, Russell Crowe, Mark Strong, Golshifteh Farahani, Oscar Isaac. USA 2008
“L’unica differenza tra il tempo di pace e il tempo di guerra è che in pace i figli seppelliscono i padri, in guerra, i padri seppelliscono i figli.” – Tucidide, forse
Questo film è iniziato sul filo della noia.
Ma subito mi sono chiesto: ci deve essere qualcosa di positivo, perché Ridley Scott ci ha abituato a cose straordinarie. Allora non ho prestato più attenzione , agli intrighi, al solito ritmo incalzante che ti tiene inchiodato a quella sedia che diventa sempre più scomoda… Tutto già è stato visto.
Ho pensato che per la stesura del film R. Scott ha letto molte poesie; e due almeno l’hanno ispirato.
Si affrontano non due mondi in guerra, bensì due modi di vivere la guerra.
Da una parte il mondo ovattato della CIA dove tutto è programmato, dove la guerra è vista tramite immagini di satelliti spia e con questi si gioca ad ingrandire dei puntini, ad entrare in case che sembrano costruzioni della playmobil; a zummare su persone che camminano o entrano in un negozio per la spesa.
Le case playmobil vengono bombardate, pur sapendo che dentro cè un padre che accompagna in bagno il piccolo, svegliatosi di notte, a fare pipì; che ci sono ragazzi che si apprestano ad andare a scuola ; che si falcidiano persone che stanno con la loro moglie che apparecchia la tavola .. così senza il minimo motus d’animo; tanto è solo un gioco, forse neanche divertente, non appassionante.
Da questo mondo lontano le miliaia di morti amma zzati sono solo una statistica
Anche perché chi dirige le operazioni dagli USA è distratto dalle necessità del quotidiano: portare il figlioletto che si è sveglato a fare pipì; aiutare la moglie per la cena; a preparare i pargoli per la Scuola…
Scene di vita familiare quotidiana che si ripetono uguali in tutto il mondo, anche là dove si abbattono case, si falcidiano persone…
La guerra vissuta come normalità di vita, la morte procurata in terre lontane e sconosciute, ; giustificare la guerra che diventa cosa scontata in una logica raccapricciante. Ed in quest’ottica le migliaia di morti ammazzati diventano un arido numero, una asettica statitistica
A fronte di questo mondo ovattato, cè l’altro reale dove si vedono uomini donne e bambini morti realmente, dilaniati da bombe realmente magari mentre a ccompagnavano il figlioletto a fare pipì.. Dove i morti ammazzati non sono una cifra statistica, ma hanno un nome, un’età, una famiglia un vissuto, un futuro..
Bene , l’dea del raffronto tra questi due modi diversi di vivere la guerra l’ho trovata originale. Ma nonostante ciò il film non appassiona; come non ha appassionato Di Caprio con la sua solite smorfiette ( “ Facite a faccia feroce” diceva il suggeritore dell’avanspettacolo all’attore che non entrava nel ruolo ); più incisivo è stato Crowe; il tipo di personaggio che interpreta può “starci”.
Ridley Scott continua ad avere una mano pregiata nel dirigere, ma forse doveva leggere qualche volta in più le poesie che l’hanno ispirato.
Voto: 5 o 6 su 10
A proposito le poesie che esprimono i due modi di intendere la guerra
J.Prevert
La madre fa la maglia
Il figlio fa la guerra
Lei la madre lo trova del tutto naturale…
… Il figlio muore ammazzato..
La madre e il padre vanno al cimitero
Trovano questo del tutto naturale padre e madre
La vita continua con la sua maglia la sua guerra e i suoi affari..
R. Perseni
Non sei che una croce
Nessuno forse sa più
perchè sei sepolto lassù
nel camposanto sperduto…