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Chi è il Genio ? Ottobre 31, 2008

Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.
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Il grande Lebowski
(The Big Lebowski)

Un film di Joel Coen. Con Steve Buscemi, Jeff Bridges, John Turturro, John Goodman, Julianne  Moore ed altri…Produzione USA 1997.

Chi è il Genio?

I latini definiscono genio ( genius, dal verbo genere, generare, creare) colui che è dotato di una speciale attitudine naturale atta a produrre opere di importante rilevanza artistica, scientifica, etica o sociale

Gli arabi definiscono genio (arabo. jānn, ) un’entità soprannaturale, intermedia fra mondo angelico e umanità, che ha per lo più carattere maligno.

Kant sostiene che il genio è la felice sintesi di immaginazione e intelletto..

Più recentemente è stata data una definizione scientifica del genio:

· 70% “ perspiration” lavoro duro ed intenso

· 29% buona cultura

· 1% talento naturale ( o se volete predisposizione genetica )

Io adesso non saprei dire se questi parametri , ricavati da anni di studi osservazionali ed indagini retrospettive su persone geniali, siano condivisibili ( i risultati dello studio furono pubblicati circa due anni fa da alcuni autorevoli ricercatori di un’altrettanta autorevole Università- mi sembra Harvard ); certo o con questa definizione o con le altre più antiche, i Coen rientrano a pieno diritto fra i geni.

“Drugo” Lebowski è uno sfaccendato ex-hippie che nella vita ha due soli hobbie : il bowling e l’alcool. Ha carisma

Drugo sonnecchia davanti a qualsiasi cosa stia succedendo e frequenta delle persone senza particolare cura di sé. Ha carisma

Drugo non sceglie ; è un nullafacente squattrinato. Ha carisma

Drugo non ha fretta e non è particolarmente impressionato dalle cose che gli scorrono davanti, non ha pregiudizi sul nichilismo, non si altera ed osserva svogliato. Ha carisma

Drugo si rolla una canna, si gira lentamente se lo chiamano e.. Ha carisma

Drugo è un perdente, un perdigiorno, “ forse il più pigro di tutta la contea di Los Angeles e quindi di tutto il mondo”. Ha carisma

Drugo è un uomo di inflessibile onestà, lealtà, fedeltà sempre in bermuda (quando non in vestaglia), sandali, camicie fiorite o maglie troppo grandi, con la barba e i capelli lunghi, sempre attaccato allo spinello. Ha carisma

Drugo è dolce ed educato, sensibile, rispettoso degli altri, mite ma non debole né inerme, scoraggiato. Ha carisma

Narra il film di una strana avventura incongrua e sgangherata dove la caratterizzazione dei personaggi,è strepitosa, i quali per certi versi rappresentano il “danno collaterale” del cosiddetto “sogno-americano”.

Come l’amico veterano Walter ( John Goodman, bravissimo ) incapace di dimenticare la guerra del Vietnam, che, come tanti dalla mentalità militare o violenta, combina un guaio dopo l’altro.

Come il timido, sfigato, laconico Donnie ( uno Steve Buscemi straordinario anche con i suoi silenzi )

Come il petulante aggressivo Jesus Quintana giocatore di bowling gay ( personaggio capolavoro reso da John Turturro )

Come l’artista concettuale (Julianne Moore) che si vanta “la mia arte è apprezzata per la sua natura vaginale”.

Come il trio di tedeschi più tonti che nichilisti; come..

E poi cè lui, Drugo, questo personaggio incredibile interpretato da un Jeff Bridges in stato di grazia, che, controvoglia, attraversa con noi un mondo di cretini, svitati.

Drugo, questo perdente della vita, che alla fine ti appare come l’unico vincitore nei confronti di un’umanità che ha già perso. Ha perso nella sua ricchezza, nel suo consumismo, nella sua folle corsa verso non so che cosa.

I geniali Coen hanno scritto e realizzato un film che ti prende dalla prima all’ultima scena passando per vari stati d’animo: dalla curiosità alla passione .

Si ride tanto; è un ridere di cuore, pancia e mente. Non voglio raccontare null’altro se non ricordare due scene: la dispersione delle ceneri… e l’improbabile colpevole adolescente… Qualcosa di esilarante.

E poi c’è sempre Lui, Drugo, che ti fa capire, riflettere su tante cose con i suoi “input ed output”( il suo intercalare ) e con il suo carisma.

Dudo è il primo Spaesato Integrale, o comunque lo nomino io Spaesato ad honorem ( la prof Rosanna sicuramente concorda ).

Mi ha tanto riportato ai movimenti giovanili attuali.

Auguro lunga vita al movimento, a questo staordinario movimente intergenerazionale ed interclassista . Forza ragazzi, state delineando con le vostre idee e la vostra freschezza le Linee Guida per una nuova e prossima classe dirigente, al di là della sacrosanta protesta nei confronti controriforma sulla Scuola Pubblica.

Ma intanto vedete ( o rivedete ) questo film  che sicuramente il ministro House-Gelmini non ama.

Voto: nove su dieci

“..insegnare interrogando l’allievo; il suo metodo educativo passava attraverso due fasi salienti, una negativa (l’ironia) e una positiva (la maieutica). Socrate Ottobre 26, 2008

Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.
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La classe – Entre les murs

Un film di Laurent Cantet. Con François Bégaudeau, Nassim Amrabt, Laura Baquela, Cherif Bounaïdja Rachedi, Juliette Demaille, Dalla Doucouré. Francia 2008.

La classe non è un bel film.

Ma il conformismo culturale corrente sostiene che il film è bello perché è realistico, racconta le cose così come stanno.

Ergo, è arte solo ciò che imita la realtà

Ma questa è un’anomalia percettiva che finisce con l’escludere dal concetto di arte tutto quello che invece è altro dalla realtà; il rischio ( in buona parte già realizzatosi ), un pensiero schematico, la creazione di dogmi culturali, di gabbie intellettive.

Inutile ribadire che è un approccio non corretto per avvicinarsi all’arte in qualsiasi forma espressa ( cinema, musica..)

Torniamo al film: il taglio è decisamente documentaristico.

Una classe scrutata dall’occhio algido di una videocamera ( Grande Fratello? Non a volte, ma sempre ritornano); la quotidianità quasi asfissiante di un anno scolastico, in un’aula di una scuola della periferia parigina; le immancabili e talvolta insormontabili difficoltà di rapporti ed integrazione fra studenti multietnici, ed anche con insegnanti; una verbosità ripetitiva ; situazioni di vita da cui ogni evoluzione resta completamente esclusa.

Il risultato, inevitabile, è di un film che prende il suo tempo, che scorre talvolta sul filo della noia, con al varco, il desiderio di andarsene.

Ma poi  resisti, ed allora cominci a cogliere gli aspetti positivi ( non di ordine estetico ) di questo film non sulla Scuola ma nella Scuola; aspetti sicuramente di forte spessore sociale e culturale.

Incominci a pensare che è un film da consigliare al ministro House – Gelmini che ha inferto all’Italia ed all’istruzione un colpo micidiale ;

Ti rendi conto di come il film vanifica in un attimo discorsi e teorie anche seri, figurarsi il tema dei grembiulini caro al nostro ministro House-Gelmini

Incominci a guardare con altri occhi questi insegnanti impegnati su linee di frontiera dove è particolarmente esuberante l’incontro-scontro fra due mondi: quello dell’insegnante, impegnato a trasmettere lo scibile, e quello degli allievi, che trovano il sapere scollegato dalla vita.

Capisci che le vere sfide sono lì,  proprio nella Scuola Pubblica dove i diversi scenari sono in evoluzione permanete: multirazza, multicultura, multiietnia.

Ho detto Scuola Pubblica, non privata dove il mondo è ovattato, facile e selezionato.

E magari ti ricordi di un certo Gardner con la sua elegante ed affascinante “ Teoria della sette intelligenze” che questi insegnanti della Scuola Pubblica hanno da tempo hanno metabolizzato e la attuano perennemente.

E ripensi all’ultima pagina del film, quando fanno una specie di bilancio sull’anno ed ognuno riflette su qualcosa che ha appreso, che l’ha arricchito; una pagina che spiega in modo esemplare la grande sensibilità degli insegnanti, che si alterna tra entusiasmo e frustrazione: l’entusiasmo per la ragazza ignorante ed indolente che rivela che passa il tempo a leggere “Repubblica” di Platone e la frustrazione per la ragazzina africana, che non ha mai parlato prima e che annuncia che abbandonerà gli studi.

Sono queste le vere frontiere, le vere sfide che il ministro House-Gelmini non potrà mai comprendere.

Non comprenderà mai che la vera istruzione, o passa grazie a quel rapporto indicibile, a volte meraviglioso e spesso sofferto, che si instaura fra maestro e allievo. O non passerà.

A proposito se fossi insegnante, gradirei non farmi rappresentare dai vari Rutelli, Finocchiaro, Santoro..che sulla Scuola pare che abbiano già fatto la loro scelta: hanno iscritto i figli ad una scuola privata ( vizi privati e pubbliche virtù..)

Voto: otto su dieci

Che cosa è la trasgressione? Ottobre 21, 2008

Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.
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Vicky Cristina Barcelona

Un film di Woody Allen. Con Scarlett Johansson, Penelope Cruz, Javier Bardem, Rebecca Hall, Patricia Clarkson, Kevin Dunn, Chris Messina, Julio Perillán, Manel Barceló, Josep Maria Domènech.  – Produzione USA, Spagna 2008.

La trasgressione è un comportamento al di fuori di regole che possono essere di tipo molto diverso: sociali, culturali, morali.

In psicologia la trasgressione è considerata “un elemento indispensabile alla crescita individuale”.

Freud, Jung, Fromm….parlano della “legge del proprio essere” ; detto più chiaramente, trasgressione come spinta interiore.

Certo è che la storia dell’uomo è incominciata con due mitiche trasgressioni : quella di Adamo ed Eva ( rimasta nell’immaginario collettivo come peccato originale ) , e quella di Prometeo ( rimasta nel nostro immaginario come caposaldo dell’evoluzione umana ).

Per cui si realizza l’equazione : Trasgressione > Spinta interiore > Crescita individuale > Evoluzione umana

Ora, in questa positività della trasgressione, che “ci azzeccano” le fantasie, o meglio, le perversioni erotiche di un periottantenne?

Nelle malattie degenerative del cervello ( Alzheimer… ) , tra i vari sintomi ( amnesia, afasia, …) ci può essere anche una caduta dei freni inibitori ; pertanto, un anonimo anziano che espreme ad alta voce i suoi intimi desideri, viene subito inquadrato in un ambito psichiatrico e messo sotto terapia farmacologica.

Ma se lo fa Woody Allen….

Il film è noioso, dalla prima all’ultima scena, finto, con finti intellettuali bohemien dal cospicuo conto in banca. E’ prolisso, ripetitivo e banale.

Alla fine diventa solo un ottimo spot pubblicitario ( la Proloco del luogo ringrazia ) , con una Barcellona splendida e solare dal cui contesto però sono estranei gli attori , che per il passato hanno dato prova di ben altre performance.

Ha ragione Baricco, quando fa dire al protagonista del suo film “Lezione 21 ” ( di cui presto parleremo ) , che ci sono oltre 140 opere d’arte considerate capolavori e che capolavori non sono ; spero  che tra gli artisti supervalutati ci sia anche Woody Allen.

Chi scrive queste cose non è un moralista, non è un retrogrado , ma un tollerante ; un tollerante Spaesato con i suoi difetti; e anche con le sue fantasie….ma nella propria alcova.

Voto : 2 su 10

L’ avanspettacolo, è un genere di spettacolo teatrale comico… Ottobre 13, 2008

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No Problem

Un film di Vincenzo Salemme. Con Vincenzo Salemme, Giorgio Panariello, Sergio Rubini, Oreste Lionello, Iaia Forte, Aylin Prandi, Gisella Sofio, Giacomo Furia, Anna Proclemer, Cecilia Capriotti, Leonardo Bertuccelli, Giulio Maria Furente. Italia 2008

L’ avanspettacolo, è un genere di spettacolo teatrale comico sviluppatosi fin dagli gli anni trenta.

Era una forma di spettacolo abbreviato, che potesse intrattenere il pubblico in sala in attesa di una rappresentazione; quindi era un teatro figlio di un “dio minore”. Eppure ha rappresentato una palestra per tanti attori. Tra questi vi furono De Filippo, Totò, Fabrizi, Banfi…

Sono andato a vedere il film” No Problem” non da solo.
La persona che mi accompagnava concordava con le mie impressioni a caldo, che poi sono sempre le più giuste.

Siamo in ospedale, reparto per malattie mentali; c’è Panariello ricoverato perché pazzo; è un pazzo che con le sue stranezze intimorisce tutti e da tutti viene evitato.
L’unico che ride e si diverte ai suoi monologhi ed alle sue stranezze è il bambino Mirko; stanno quasi sempre insieme; trascorrono ore liete.

La realtà vista con gli occhi di un bambino; il pazzo visto con gli occhi di un bambino. A costo di fare facile retorica ribadisco un concetto già trattato da altri: impariamo a guardare il mondo con gli occhi di un bambino…con quella purezza e semplicità, senza problemi.
Sono scene di grande dolcezza e poesia: mi ha ricordato “Il piccolo principe”, di.. non mi viene adesso l’autore.

Siamo in un elegante salone dove sono riunite un gruppo di belle ed estremamente raffinate persone pronte a degustare un vino d’annata.

Il vino: bevanda derivante dalla vitis vinifera. E’ una soluzione idroalcolica, composta in massima parte di acqua, in piccola parte di alcol etilico, e da una minima presenza di elementi quali glicerina, acido tartarico, acido citrico, sostanze tanniche … Se ne sono contate oltre 600; esse determinano non solo le caratteristiche organolettiche, ma anche un certo tipo di prevenzione e protezione da malattie, soprattutto a livello cardiaco e circolatorio ( se bevuto in quantità moderate; se ne può riparlare ).

Limpido, Rosso porpora, Fruttato, Morbido, Rotondo, Vellutato, giustamente Tannico…. Parole affascinanti ma a volte oscure, che ci introducono nel rituale quasi sacro della degustazione, creando un ambiente di atmosfere rarefatte, di rumori ovattati e di sguardi lontani.
Bene questo ambiente onirico è stato frantumato. Con cinque minuti di recitazione da manuale ( Salemme e Rubino ), è stato distrutto l’affascinante avventura del vino, avventura che parte dalla Mesopotamia per portarci a Londra e Parigi, passando naturalmente per Atene e Roma.
Incredibile; il tutto attraverso una “gag” neanche tanto originale.

Studio televisivo; si recita una soap.. Ne viene fuori una condanna spietata di quel mondo ( TV chiamata deficiente della benamata Signora Ciampi );  mondo ridicolo e patetico, popolato di personaggi con volti ed espressioni finte; sembrano maschere, ma purtroppo non sono maschere, ma i loro volti reali.

Il film offre spunti di riflessione, tra momenti di pura comicità e momenti grotteschi.
Comunque il sorriso e la risata vi terranno compagnia in questa rappresentazione che non ha il ritmo incalzante del film, ma la cadenza del teatro . E Salemme diventa una spalla, una pregevole spalla per gli altri protagonisti.
Cosa che solo i consumati attori di teatro sanno fare, solo chi ama l’avanspettacolo.

Sto scrivendo tutto questo mentre degusto un Pinot Nero annata 2000 della Bourgogne ( prezioso regalo )… Ecco, mi è venuto in mente ( ho chiesto a mia moglie ) l’autore del Piccolo principe: Antoine de Saint-Exupéry.

Voto sette su dieci

Gli Spaesati 3. “Trovato il farmaco, inventiamo la malattia” Ottobre 12, 2008

Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.
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Gli Spaesati 3

Rosanna, la nostra ” Signora degli Spaesati”. Per chi non lo sapesse ancora, la prof Rosanna ha incominciato a dare visibilità a questo nuovo soggetto sociale “ Gli Spaesati “. salvabosc@yahoo.it
Come sempre i tuoi interventi sono puntuali, precisi e sferzanti. Come questo che hai fatto su “Hilarem datorem diligit Dominus” ( Il Signore predilige chi dona allegria )” Sacre Scritture- forse-.

E’ tutto vero quello che dici sulla Sanità, ma nonostante le molte disfunzioni, la Sanità italiana è tra i primi posti nel mondo per efficenza e resa. Ci sono tante centri di eccellennza che certamente mitigano gli effetti negativi di quegli aspetti inopportuni che tu fai notare nel tuo intervento.

Riguardo la comicoterapia o clownterapia, essa ha raggiunto un altissimo grado di popolarità, anche grazie al film “Patch Adams” interpretato da Robin Williams: la storia vera di un medico che avrebbe voluto essere un clown. All’ospedale pediatrico “Mayer”, in Firenze, è ormai consolidata da tempo questa pratica.
Se vuoi saperne di più leggi ( se non l’hai ancora fatto ) sul mio blog la recensione su ” Burn after reading” dei Coen.

Per quanto riguarda l’articolo di medicina pubblicato sull’ inserto Donne del quotidiano “ la Repubblica”, è certamente traumatizzante e tocca un problema che molti ( o alcuni ) di noi medici conosciamo da tempo.
Non mi soffermo sulla metodologia di condurre i trials, gli studi medici, dalle cui evidenze derivano le cosiddette Linee Guida ( raccomandazioni da osservare nella gestione di patologie di qualsiasi natura ); l’argomento è complesso e richiede molto tempo.
Voglio cercare di chiarirti il fenomeno sempre più crescente del “ mongerig disease ( procacciatore di malattie ) “ un esempio incredibile di “creatività epidemiologica” delle multinazionali farmaceutiche , le quali, con subdole strategie, puntano ad aumentare il numero di malati e di malattie con il solo scopo di allargare il mercato della salute. Il fine è aumentare i profitti.

Volendo fare un discorso un po’ più “ colto “, il disease mongering può essere descritto come lo sfruttamento opportunistico di due fenomeni sociali:
•La percezione ansiogena della propria fragilità
•L’eccessiva fede nel progresso scientifico e quindi nel farmaco come panacea di tutti i mali

“A lot of money can be made from healthy people who believe they are sick”. Si può ricavare molto denaro da gente sana che pensa di essere ammalata; realtà prefigurata già nel suo romanzo negli anni ’20 da Jules Romains, che ha reso celebre il cinico paradosso secondo il quale “i sani sono tali solo perché non sanno o meglio non sono stati convinti di essere malati”
Prima che il discorso diventi più complesso e troppo lungo, ti porto alcuni esempi di come aspetti diffusi della vita comune, vengono considerati i come un problema medico e quindi suscettibili di trattamento farmacologico:
•Sindrome del colon irritabile: una banale stipsi cronica da trattare perché foriera di malattie future gravi
•La timidezza : una sfumatura della propria personalità, attualmente inquadrata come problema psichiatrico serio: Fobia sociale, da cui deriva la necessità di trattamento farmacologico
•La menopausa: uno stato fisiologico della donna che è diventata una malattia e quindi da curare con farmaci ormonali ( E’ sempre stato sufficiente un corretto stile di vita )
•Disfunzione sessuale femminile: francamente non ho capito ancora cos’è ( definizione vaga ed ambigua che dice tutto e niente )
•Sindrome da iperattività e deficit attentivo ( ADHD ): una volta la prof. Rosanna avrebbe detto ai genitori “ è un ragazzo un po’ terribile, capace ma svogliato” adesso , deve consigliare lo psichiatra ( ed il Ritalin )
•Disforia premestruale: banali disturbi premestruali nelle ragazze hanno assunto valenza di disturbo psichiatrico e pertanto da trattare con farmaci
•La calvizie: anch’essa trattata come disforia (Il termine disforia viene utilizzato in psichiatria per indicare un’alterazione dell’umore in senso depressivo, accompagnato da agitazione e irritabilità )
L’elenco è lungo; ma mi fermo qui.

Come difendersi? Semplice: affidandosi al medico esperto che segue il precetto di Ippocrate: agire con scienza e coscienza. Requisiti che in genere trovi nel medico di famiglia.

L’abbozzo di sceneggiatura del film virtuale “ Gli Spaesati”, è nata una sera d’Estate a Recanati discutendo con mia moglie e miei figli a cui si sono aggiunti altri; vuole essere solo uno stimolo per chi queste cose le sa fare; magari si trova a navigare anche per i mari di questo blog; magari coglie lo spunto..

Potrei conoscere qualcuno dell’ambiente del cinema, certo, ma non mi sforzo più di tanto; penso solo di creare un cineforum dalle mie parti. Lo ripeto, io svolgo tutto un altro lavoro.
Piuttosto Rosanna, continua con questi tuoi contributi; sono sicuro che la “Prima Spaesata integreale” farà da volano…
Hai carisma, hai idee e autorevolezza e poi … sai ballare. A presto Sandro

Eschilo descrive la tragedia degli dei. Sofocle la tragedia degli… Ottobre 10, 2008

Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.
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Il papà di Giovanna

Un film di Pupi Avati. Con Silvio Orlando, Francesca Neri, Ezio Greggio, Alba Rohrwacher, Serena Grandi, Manuela Morabito, Paolo Graziosi, Gianfranco Jannuzzo, Valeria Bilello. Produzione Italia 2008.

Al Liceo il mio professore di Greco insisteva molto ( non so se è ancora valida questa distinzione) sulla differenza tra i grandi autori di tragedia greca.

Eschilo descrive la tragedia degli dei; Sofocle quella degli eroi; Euripide la tragedia degli uomini.

Per questo penso che sia stato Euripide a scrivere la storia tragica di Elettra, figlia di Agamennone, che rientrato in patria, fu ucciso dalla moglie Clitennestra e dal suo amante. A tale efferato delitto assiste Elettra.

Euripide sapeva che stava scrivendo qualcosa che toccava le corde più profonde dell’animo umano; ma non poteva certo sapere che la tragedia da lui scritta sarebbe diventata ancora più famosa; non poteva certo prevedere che oltre duemila anni dopo Freud e Jung avrebbero mutuato questi nomi dai suoi scritti, per rappresentare dei concetti che son i pilastri di quella disciplina che ondeggia tra alterne fortune: la psicanalisi.

  • Il complesso di Edipo ( concetto sviluppato per spiegare la maturazione del bambino maschio attraverso l’identificazione con il padre e il desiderio nei confronti della madre.)
  • Il complesso di Elettra ( termine coniato per definire l’amore per il padre da parte della figlia, accompagnato da sentimenti di gelosia e di rivalità verso la madre )

Pupi Avati non poteva sapere che con il suo film ( ambientato durante il fascismo ) si sarebbe inoltrato verso una zona ancora paludosa, incerta fatta di sfumature, di colori non ben definiti.

E non poteva certo sapere che qualcuno un po’ strano ( tipo uno come me ) avrebbe considerato il rapporto tra la Neri ( mamma ) e la Rohrwacher ( figlia ) come la chiave di volta del film. Aspetto che questo tipo strano ha trovato non sviluppato, non coinvolgente, non emozionante

Avati non poteva sapere che quel qualcuno considera il padre Giovanni esente da ogni colpa; egli si comporta come ogni padre avrebbe fatto ( con tutto l’amore talvolta eccessivo talvolta soffocante che solo un padre può dare “ ).

Avati non poteva sapere che lo strano tipo considerasse importanti gli aspetti storici in cui si muove la vicenda: aspetti che sono stati trattati superficialmente ed in modo affrettato; “ una sorta di Bignami della storia d’Italia ( il caro vecchio Bignami ) con tanto di entrata in guerra, repubblica di Salò, liberazione”, resistenza con i suoi processi sommari ( ahi, che ho scritto! ).

Ma quello strano tipo ammira Pupi Avati, lo segue in tutti i suoi lavori, dove rivela sempre la sua abilità “ nel ricostruire atmosfere d’epoca con una ottima fotografia e ad offrire ritratti psicologici di perdenti o, comunque, di umili’ nel senso più profondo e umano del termine”.

E lo seguirà ancora, anche se con questo film, è caduto nel primo dei sette peccati capitali: La Superbia, fino a sfiorare il delirio di onnipotenza, credendo che in pochissimo tempo ( il tempo di un film ) potesse sviluppare e coniugare due fasi essenziali dell’avventura della vita e della vicenda della storia:

  • Il complesso di Edipo e di Elettra
  • Il “complesso” periodo storico del fascismo.

Forse una chiacchierata con Freud ( o con qualche tipo apparentemente strano.. ) dipanerebbe quelle nebbie che attualmente ( ma sono sicuro che già ha posto rimedio ) offuscano la mente del nostro amato Pupi Avati.

Silvio Orlando è bravo ma solo in quel tipo di recitazione ( se togliete l’audio la sua performance potrebbe essere di qualsiasi film in cui ha lavorato ).

Francesca Neri è un po’ opaca; Alba Rohrwacher imita bene; Serena Grandi un piacevole ritorno; Ezio Greggio perfetto in quel ruolo.

Voto sei su dieci per affetto

“Hilarem datorem diligit Dominus ( Il Signore predilige chi dona allegria )” Sacre Scritture- forse- Ottobre 6, 2008

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Mamma Mia
Un film di Phyllida Lloyd. Con Meryl Streep, Pierce Brosnan, Colin Firth, Stellan Skarsgård, Julie Walters, Dominic Cooper, Amanda Seyfried, Christine Baranski, Philip Michael Thomas, Nancy Baldwin, Heather Emmanuel, Colin Davis, Rachel McDowall, Ashley Lilley, Ricardo Montez, Mia Soteriou, Enzo Squillino Jr, Chris Jarvis, Hemi Yeroham, George Georgiou, Maria Lopiano, Juan Pablo Di Pace, Norma Atallah, Myra McFadyen, Niall Buggy, Leonie Hill, Jane Foufas.ti. Produzione: USA, 2008 

Nel 1976 veniva pubblicato su un autorevole giornale medico scientifico ( New England Journal of Medicine ) un articolo di un giornalista americano: Norman Cousin.

Egli raccontava la storia della sua Spondiloartrite anchilosante ( malattia fortemente deformate, intensamente dolorosa e gravemente invalidante della colonna vertrebale ) che lo aveva bloccato sul letto; raccontava della prognosi che gli era stata fatta: una probabilità di guarigione su 500.

E racconta della molla che è scattata in lui; la forte volontà di essere quell’uno dei 500 gli fece prendere una drastica decisione ( in accordo con il proprio medico ): sospendere la terapia antinfiammatoria ed antidolorifica, assumere forti dosi di vitamina C, e di incominciare un programma di abbondanti ed intense risate ( aveva fatto particolari ricerche storiche di esempi degli effetti benefici del buonumore sulla salute ), per cui si procurò allo scopo un enorme numero di film comici e di letture umoristiche.

Il progetto si dimostrò subito efficace: dieci minuti di buone risate servivano da analgesico e permettevano almeno due ore di sonno indisturbato. Il miglioramento continuò, lentamente ma costantemente, fino a che Cousin non fu in grado di riprendere il lavoro a pieno ritmo. ( v anche “Burn After Reading” già recensito ).

Beh sicuramente Norman Cousin, per il suo programma terapeutico, avrebbe inserito anche questo film spumeggiante; due ore di puro svago e divertimento sulle note di tutte le canzoni degli Abba.

Non solo ma anche perché il film, pur rivolgendosi a tutti, guarda con particolare attenzione soprattutto ai perisessantenni, che hanno una “chance” in più nei rapporti interpersonali, liberi, come dovrebbero esserlo almeno mentalmente, da qualsiasi vincolo o gabbia.

Sono uscito dal film a passo di danza ( io che non so ballare ) e canticchiando ( io che non so cantare ) la canzone Fernando sempre degli Abba.
A proposito, perché nel film ballano e cantano tutte le canzoni degli Abba tranne FERNANDO?

OTTO su Dieci

La filosofia è come la nottola che si alza sul far della sera. G. Hegel Ottobre 5, 2008

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Miracolo a Sant’Anna

(Miracle at St. Anna)

Un film di Spike Lee. Con Derek Luke, Michael Ealy, Laz Alonso, Omar Benson Miller, Matteo Sciabordi, John Leguizamo, Joseph Gordon-Levitt, Valentina Cervi, Pierfrancesco Favino, John Turturro, Chiara Francini, Omero Antonutti. – Produzione USA 2008. -

E’ un film di guerra? SI’

Ma contro tutte le guerre? SI’

E’ un film contro il razzismo? SI’

E’ un omaggio alle vittime di tutte le guerre ed i soprusi ? SI’

E’ una condanna a tutte le barbarie umane? SI’

E’ un ossequio al giornalismo italiano di guerra? SI’ ( La Pelle di Malaparte con le sue “Signorine”)

E’ un rispettoso inchino al cinema italiano? SI’ ( Momenti di Felliniana memoria )

E’ un film contro i partigiani? NO.

E’ contro la Resistenza? NO

E allora perché tante polemiche su un lavoro artistico pregevole, dalle pennellate dure, talvolta sferzanti, dove la maestria di Spike Lee dà il suo tocco anche in questo genere di film?

Polemiche, tra l’altro, innescate inspiegabilmente da persone e gruppi ( Bocca, ANPI..) anche prima di aver visto il film.

Evidentemente la nottola, pur avendo spiccato il volo da alcuni lustri, non ha ancora metabolizzato del tutto tesi ed antitesi sul fenomeno resistenza che, come tutti i grandi movimenti, può presentare non solo campi luminosi ma anche qualche zona grigia, incerta e piena di dubbi; dubbi che bisogna sempre dissipare proprio per far ancor di più risaltare la luce.

La nottola hegeliana deve ancora arrivare alla sintesi.

Sette su dieci

“Ha l’uomo sempre due patrie, quella che gli ha dato i natali e ..Parigi”?!? Ottobre 4, 2008

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Parigi
(Paris)

Un film di Cédric Klapisch. Con Juliette Binoche, Romain Duris, François Cluzet, Fabrice Luchini, Karin Viard, Albert Dupontel, Mélanie Laurent. – Produzione Francia 2008. -

Dov’è la sofisticata, magnetica, Binoche?

Dov’è “quel volto di pura fotogenia che sullo schermo riesce a raccontare interi mondi senza bisogno di parlare..?”

Dov’è quella “bocca fiabesca e quel sorriso pieno di richiami ?”

Dov’è quel profumo malizioso e candido che tracima dal suo corpo?

Dov’è la Julette Binoche di Chocolat?

E la Parigi sofisticata ed elegante, intrigante e complice, intellettuale ed orgogliosa dov’è?

Lavoro estremamente deludente, denso di storie solo sfiorate, in una Parigi senza identità e rappresentata attraverso una periferia più o meno comune a tutte le città.

Neanche la scena iniziale della visita medica, è reale; infatti il reperto ecocardiografico è perfettamente normale e contraddice la grave patologia cardiaca di Pierre.

Il film diventa interessante solo quando il racconto si sposta sulla vita del goffo e complicato professore universitario, che cita sempre Baudelaire e strappa anche qualche sorriso.

Voto: cinque su dieci