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Gli Spaesati II Agosto 31, 2008

Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.
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Ecco la lettera che mi spinto a recensire un film non ancora scritto ( ma forse da tanti pensato ).

Sono riflessioni che.. ma leggetela e se volete commentatela anche con la prof Rosanna che mi ha autorizzato a pubblicare non solo la lattera ma anche la sua mail

 

Gentile prof. Galimberti, 

 

non so se il tema della “rappresentanza politica e spaesamento” può continuare a interessare lei e i suoi lettori, ma io lo vivo in modo così intenso che vorrei proporle altre riflessioni e, se possibile, conoscere il suo parere.

 

Essendomi riconosciuta pienamente sia nella lettera che nella risposta del 14 giugno scorso riguardante questo argomento, mi chiedo: gli spaesati perché politicamente non rappresentati sono un fenomeno sociale quantitativamente rilevante?

 

Oggi tutto quel che accade è valutato nella sua dimensione quantitativa. La qualità viene dopo.

 

Il senso alle cose viene dato dalla quantità di attenzione che i media danno a questo o quel fenomeno, e ciò è determinato dalla quantità di pressione che i potenti di turno esercitano.

 

Tutto questo però, pur importante, può non valere per gli “spaesati”i quali essendo, letteralmente, a disagio per difficoltà di ambientamento, reagiscono in modo difforme a questo disagio e non costituiscono massa critica di opposizione o di proposta che possa in qualche modo interessare i poteri costituiti.

 

Io, per esempio, sessantenne toscana “ che non può cambiare idee se non sconfessando la propria biografia” non trovo più un ambiente  nel quale mi senta a mio agio, eccetto una certa situazione di estraniamento ludico su cui dopo tornerò.

 

Non mi rappresenta la cosiddetta antipolitica organizzata; non mi rappresentano i movimentisti della società civile, che pure ho seguito con partecipazione in un recente passato; ovviamente non mi rappresentano i partiti politici organici di centro sinistra di cui pure sono stata attivista.

 

Ad aggravare la situazione  si aggiunge il fatto che nella mia regione l’infiltrazione tentacolare  di questi partiti nelle istituzioni locali, nei servizi, nelle cooperative, nelle municipalizzate etc. etc. produce un imbarazzante inquinamento anche nella falda  degli amici storici, con conseguente sensazione di forte isolamento di una spaesata integrale come me.

 

Concorderà, penso, che esistono vari gradi di spaesamento, tanto più gravi quanto meno si vuole porre un limite all’esercizio dello spirito critico.

 

Ammesso quindi che si sentano spaesati per insufficiente rappresentanza  anche quelli che scelgono di continuare ad appartenere alla rassicurante cerchia socio-politica di sempre , o quantomeno a votare, con la logica del meno peggio,riformulo la domanda iniziale: ritiene che siano molti gli spaesati totali?E se sì quale alternativa diversa dal non votare si presenta loro davanti per contare qualcosa?

 

Forse delineo uno scenario apocalittico, ma le confesso che ha per me il fascino tragico di un’utopia, ultima arma dei puri e duri che non si lasciano modellare da spinte autoritarie e populiste provenienti da ogni parte, caro prezzo da pagare per sentirsi sterili, ma almeno liberi di non generare mostri socialmente pericolosi.

 

Termino con una nota vivace, che mi permette di suggerirle un’ultima riflessione, oltre che di sdrammatizzare.

 

Da prima di raggiungere l’attuale grado di spaesamento, frequento per puro diletto le sale da ballo nelle case del popolo della mia città e da un po’ di tempo mi sono accorta di una mutazione in atto.

 

Prima l’ambiente era caratterizzato da appassionati  piuttosto attempati di estrazione socio culturale medio-bassa, che continuavano una tradizione familiare o locale. Da poco ho notato che tale passatempo viene scelto da molte persone relativamente giovani, con professioni qualificate ( avvocati, insegnanti, commercialisti, docenti universitari etc.) che si impegnano ad imparare un’arte nuova e divertente.

 Che siano tutti un po’ spaesati? Il bello è che non lo so ( come è logico, parliamo poco e balliamo molto ) e nemmeno lo voglio sapere, perché è l’unico antidoto che ho all’isolamento. Forse non ci resta che ballare.. .. sia pure sull’orlo di un baratro.


Grazie dell’attenzione.

 

                                                                               Rosanna Salvadori Boscagli

 

                                                                               Via Sirtori,9 – 50137 FIRENZE

 

                                                                                  salvabosc@yahoo.it

 

Firenze,22 giugno 2008

Apoptosi Agosto 28, 2008

Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.
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Centochiodi
Un film di Ermanno Olmi. Con Raz Degan, Luna Bendandi, Amina Syed, Michele Zattara, Damiano Scaini, Franco Andreani. Produzione Italia 2007.

APOPTOSI : Una parola misteriosa per un fenomeno ancora misterioso.

L’apoptosi è la morte cellulare programmata su base genica ( Programmed Cell Death ) ; è una sorta di “suicidio cellulare “dovuto alla presenza all’interno del DNA cellulare del gene della morte ; gene che improvvisamente si attiva ed ordina alla cellula appunto di morire, di suicidarsi.

Apoptosi deriva dal greco apo e ptosis che insieme dovrebbero significare caduta fuori. In effetti le cellule che muoiono per apoptosi, si distaccano dal contesto dell’organo e si allontanano dalla vita come stelle che scompaiono dal firmamento visibile e che lasciano al loro posto i misteriosi buchi neri. Da qui la coniazione del termine apoptosi : cadere fuori per morire e scomparire.

Essa rappresenta un processo fisiologico importante, in quanto permette di allontanare le cellule invecchiate o sovrabbondanti o addirittura tumorali per lasciare il posto ad elementi cellulari più giovani e più utili all’economia generale dell’organismo.
Quindi un suicidio programmato geneticamente di grande utilità.

Qualche volte però il processo di apoptosi si attiva in determinate situazioni diventando un meccanismo non più finalisticamente utile, ma pesantemente dannoso.

Ecco l’apoptosi mi è venuta in mente mentre assistevo al film Centochiodi di E. Olmi ( mi è venuta in mente l’apoptosi anche perché in quel periodo stavo preparando una relazione in merito )
Narra di un professore in crisi (Raz Degan), che abbandona il mondo e la sua cultura libresca, per affrontare la vita degli umili alla ricerca di un reale senso della vita.
E’Il Gesù del XXI secolo, gli unici miracoli però li fa con il Bancomat che comunque si era ben conservato.

Il film inizia con una terribile e memorabile sequenza : L’atto quasi blasfemo di inchiodare al pavimento della biblioteca dei libri custoditi in maniera sacrale; atto che appare come una solida invettiva contro la cristallizzazione del sapere e la sua consequenziale catalizzazione da parte del potere Dominante.
Un incipit che è lo stato dell’arte.

Poi via via la storia perde in intensità, spessore e credibilità; veleggia inesorabilmente verso la banalità ( mille libri non valgono un caffè preso con un amico- perché l’una cosa dovrebbe escludere l’altra ?) .
La storia sembra volgere verso un suicidio già preventivato, già programmato: va in Apoptosi.

La potenza narrativa espressa dalle prime scene… poi basta solo ovvietà, banalità e luoghi comuni.

Film noioso e scadente. Mi è stato utile perché ho riguardato la relazione che dovevo tenere il giorno dopo “ L’Apoptosi nello scompenso cardiaco “

Perché parlo adesso di questo visto un anno fa?
Stiamo ristrutturando la casa, e mio figlio Paolo ha dovuto depositare sul pavimento ( coprendolo in toto ed in più strati)l ’enorme quantità di libri che possiede.
Tale visione mi ha riportato in mente il film Centochiodi e… l’Apoptosi.

Voto: cinque su dieci

Identikit del Medico perfetto (e anche dell’insegnante)… Agosto 26, 2008

Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.
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Dr House
Il popolare Doctor House appare come un medico brillante che risolve casi difficili.
Si distingue per il suo approccio poco “umanista” alla pratica medica: è arrogante, misantropo e indisponente; cura le malattie e non i malati; sembra non amare i pazienti né i familiari; nel lavoro di squadra riesce a farsi odiare dai colleghi.

E’ questo l’identikit del medico perfetto?

Ma fare il medico oggi che cosa vuol dire? E che cosa si aspettano oggi i pazienti?
E’ diventato quasi uno scioglilingua dire che il confronto è tra la medicina High Tech, altamente tecnologica , e quella High Touch , calda e coinvolgente perché non si limita a curare la malattia, ma vuole prendersi cura del malato.

Siamo tutti consapevoli che la medicina negli ultimi 50 anni ha visto più progressi e più scoperte che in tutti i secoli precedenti, e che le tecnologie e le varie procedure chirurgiche e non, hanno rivoluzionato il modo di fare diagnosi e cura.
Ed appunto oggi sembra che valga soprattutto un principio ( giusto ), che è quello di dare scientificità alla medicina.

E se tu entri anima e corpo nell’ottica della scientificità della medicina, devi portare con te il principio dell’oggettività della scienza.

La scienza dev’essere oggettiva, distaccata. Dev’essere fredda.
Lo scienziato non deve, nell’attività di ricerca scientifica,farsi influenzare da fattori emotivi; dev’essere un osservatore strettamente razionale.

Ecco perchè qualcuno di noi si rifiuta di curare la madre, il figlio..
Perché sarebbe un cattivo medico, si lascerebbe influenzare più dagli aspetti emotivi che da quelli scientifici.

Ma è giusto questo approccio medico eslusivamente tecnologico ? E’ giusto guardare solo la malattia e non l’ammalato? Il rischio è di vanificare quello straordinario legame fatto di amore, di amicizia di complicità.. che va sotto il nome di “rapporto medico paziente”

Ed ecco che arriviamo al nostro dr House ( Ho visto solo qualche episodio e mi è bastato )
House è il figlio esemplare di questa medicina Hig Tech: e lui stesso è un tecnico altamente qualificato; non un medico.

Il contesto in cui si muove, dispone di tutte le tecnologie medico/diagnostiche più avanzate.
Il paziente è sottoposto a tutte le indagini più sofisticate, senza il conforto di un ragionamento clinico, qualunque sia il sintomo che accusa ( non è così che funziona nella governance clinica ).
Quasi sempre alla fine si dovrà arrivare ad una diagnosi.

Alla stessa diagnosi cui arriva quotidianamente il medico ( non tecnico!) di un ospedale di periferia; cioè un contesto non Hig Tech.

Eppure nonostante non ia coadiuvato da tecnologi avanzate, il piccolo medico magari meridionale, magari di un piccolo ospedale del Sud, moltiplicando il suo impegno, giunge quasi sempre ad una diagnosi ed una terapia, magari ricorrendo ad una medicina Hig Touch; magari osservando l’ imperativo che corregge William Osler “ il medico deve fare per il malato non solo ciò che è scientificamente corretto, ma anche tutto ciò che è umanamente possibile”.

Ecco trasportate queste osservazioni in un altro ambito: la Scuola per esempio.
Ed immaginate che un ministro della Repubblica ( per esempio la Signora Mariastella Gelmini ) definisca gli insegnanti del Meridione dequalificati ed ignoranti, allora vuol dire che la suddetta Signora, nonché ministro della Repubblica, non conosce assolutamente i diversi contesti del territorio che amministra, non conosce..

In compenso conosce ed ammira il Dr House; ma non conosce ( e disprezza ) il piccolo ma esperto medico di alcune zone del Sud.

Sei su dieci per House
Nessun voto per il Ministro

…e naufragar mi è dolce in questo mare… (G. Leopardi, L’Infinito) Agosto 18, 2008

Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.
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GLI SPAESATI

Film recente, con attori e registi di cui stranamente non ricordo i nomi.

Sono sette i protagonisti ( due medici, due biologhe, due impiegate statali, un docente ), le cui vite si incrociano in quanto hanno scelto lo stesso albergo per un breve periodo di vacanza durante il solito, torrido Ferragosto.

L’ambientazione sono Le Marche; la città Recanati; i luoghi, testimoni e complici silenziosi, sono le piagge e i borghi del paese immerso nella campagna rigogliosa.

I Protagonisti raccontano i propri trascorsi di vita; sono percorsi più o meno simili per scelte e per comportamenti. Sono discorsi amari, di persone deluse un po’ da tutto e da tutti.

Si sentono lontani ma non emarginati, guardano con distacco i grandi protagonisti del mondo e i grandi avvenimenti; comprano più per abitudine che per interesse i giornali; li trovano noiosi come noiosi sono i colleghi di lavoro, gli amici, i vicini di casa..

Il loro sguardo è rivolto solo alle piccole cose della vita, soprattutto a cose ludiche ( films, libri..).

Si sentono Spaesati.

Ed ecco allora che comincia a delinearsi una nuova categoria sociale nel variegato panorama dell’umanità.

Sono Gli Spaesati!

Chi sono gli Spaesati?

“..Sono quelli che non possono cambiare idea se non sconfessando la propria biografia.

Sono quelli che non trovano più un ambiente nel quale si sentano a loro agio.

Sono quelli che non si sentono rappresentati dalla cosiddetta antipolitica organizzata; né dai movimenti della società civile, che pure hanno seguito con partecipazione; e nemmeno dai partiti politici organizzati di centrosn ( ma anche di centrodx ) di cui sono stati attivisti ..”

Sono quelli che, ormai sconsolati, non mostrano neanche più sconcerto o disorientamento, quando assistono alle lezioni di libertà e democrazia nei confronti della Cina ( che non è né libera né democratica ) da parte di invasori di territori altrui e di guerrafondai ( Bush, Putin..).

Gli spaesati non sono politicamente rappresentati; ma inconsapevolmente, hanno dato vita ad un vero e proprio fenomeno sociale quantitativamente rilevante.

Li puoi trovare ovunque, anche nei blog, come l’autore di quest’articolo che stai leggendo.

Voto…si vedrà

Questa è una critica preventiva ( si fanno anche le guerre preventive.. ) per un film purtroppo non ancora realizzato.

Se ciò avvenisse, ci sarebbe una quantità incredibile di spettatori, una quantità grande almeno quanto il grande numero di noi Spaesati.

…e Robin che fine ha fatto? Agosto 10, 2008

Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.
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Il cavaliere oscuro
(The Dark Knight)

Un film di Christopher Nolan. Con Christian Bale, Heath Ledger, Gary Oldman, Michael Caine, Aaron Eckhart, Maggie Gyllenhaal, Morgan Freeman. Produzione USA 2008.

Ebbene, confesso il mio peccato. Della lunga serie, è il primo Batman che vedo a cinema ( eccetto qualche scena di Jocker del Batman di Burton ed interpretato magistralmente da Jack Nicholson ).
L’ho visto in vacanza, con mio figlio Stefano, le cui riflessioni mi hanno stimolato a scrivere.

La storia è conosciuta.
Il persecutore mascherato dei supercriminali di Gotham City (l’antico nome olandese di New York), è l’alter ego del miliardario Bruce Wayne, divenuto “giustiziere della notte” in seguito a un terribile trauma infantile: l’uccisione dei genitori in una rapina, sotto i suoi occhi, per le vie della città.
Ma nei fumetti l’eroe-pipistrello era il centro univoco dell’attenzione, il fulcro intorno a cui ruotavano tutti gli altri personaggi.
Qui invece ( me l’ha fatto notare Stefano ) il nostro diventa un personaggio secondario, di contorno, una spalla per i veri protagonisti; a volte sembra trasformarsi addirittura in un imbranato vigilante, che fa del male ai prigionieri o lascia morire dei poliziotti, pur di arrivare al suo nemico.

Joker- Heath Ledger- , il demoniaco clown che, con il suo ghigno maledetto e lo sguardo mefistofelico ( le mie preferenze però vanno al Joker Nicholson, ghignante, gigioneggiante, istrionico guascone, esibizionista e quasi glamour.. ), ruba la scena fin dall’inizio all’irrigidito difensore delle virtù.

L’idealista Harvey Dent- Aaron Eckhart- nuovo procuratore distrettuale, che sfigurato e tramutato nel rabbioso vendicatore Due Facce, mi ha riportato in mente Stevenson “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde “, dove si analizzano le ambiguità dell’animo umano ( la parabola del Bene e del Male, della duplice personalità nell’uomo una tendente al Bene, l’altra.. ).

Il maggiordomo Alfred-Michael Caine ed il Direttore della multinazionale Lucius Fox-Morgan Freeman impeccabili ed incisivi in quei ruoli.

Alla fine risulta un film godibile ; con i cosiddetti “effetti speciali”efficaci.
Gli appassionati del genere o del fumetto, ne possono rimanere soddisfatti.

E Robin che fine ha fatto? Perché nella saga dei Batman non compare mai ?
Eppure ricordo che tale personaggio fu introdotto per rendere le storie, altrimenti oscure, più leggere e più agilmente fruibili da un pubblico adolescente; ed aveva una suo fascino.
Quali sono i motivi artistici che l’hanno escluso da queste avventure di Batman?

Voto: sei su dieci