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Psicosi..(povero Freud ) Giugno 26, 2008

Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.
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Into the Wild

Un film di Sean Penn. Con Emile Hirsch, Marcia Gay Harden, William Hurt, Jena Malone, Brian Dierker, Catherine Keener, Vince Vaughn, Kristen Stewart, Hal Holbrook. Produzione USA 2007.

Che cosa è la psicosi?

Il termine “psicosi” fu introdotto nel 1845 da Von Feuchtersleben con il significato di “malattia mentale o follia”. È un grave disturbo psichiatrico, espressione di una grave alterazione dell’equilibrio psichico. Presenta inoltre..

Il film racconta una storia vera. Chris ( il protagonista ) manifesta chiari segni e sintomi di psicosi delirante; ed io mi chiedo: è possibile che al momento, nessuno sia intervenuto per cercare di curare questa malattia della mente , che si avvale di presidi terapeutici ormai ben collaudati? E’ possibile che questo povero ragazzo sia stato abbandonato a se stesso, preda dei suoi sogni o incubi? Eppure la storia è accaduta pochi anni, fa nel progredito Nord America; da tempo la Medicina continua a potenziarsi con Trials, EBM e Linee guida. Resto sconcertato..

Torniamo a Chris; in questo suo delirio, crede che i tormenti cesseranno quando avrà recuperato un rapporto incontaminato, assolutista, direi fondamentalista con la Natura.

Per questo abbandona famiglia, amici, studi, brillanti carriere con tutte leconvenzioni della società civile.

Si rifugia nelle remote e sperdute lande dell’Alaska; incomincia il suo vagabondare, che vorrebbe essere una scelta di vita coraggiosa, ma non è altro- in questo caso- che un ulteriore sintomo della malattia che offusca la sua mente. E nel suo peregrinare, trova un vecchio bus, dove poi si lascia morire tra atroci sofferenze.

Questa è la storia, purtroppo vera, di un povero ventenne che, se curato adeguatamente ( psicoterapia..), forse, mentre sto scrivendo, poteva ancora stare tra noi.

Ma Sean Penn qui lo presenta come un eroe e soprattutto un esempio.

Eroe può darsi, ma non esempio da seguire. E’ solo un ammalato che andava gestito in altro modo.

Ecco perché Penn, pur di raggiungere un fallace obiettivo, produce un lavoro anche diseducativo, soprattutto nei confronti di quei giovani con più esaltata sensibilità e con la mente diciamo così“ borderline”.

Sean Penn, tanto amato in altri films ( 21 grammi ), si rivela come quei fastidiosi sognatori di Bertolucci ( The Dreamers ), che non si accorgono che la loro strada si è chiusa, e quello che resta, è poco più del ricordo di un’illusione.

Il film non è un’elegia della solitudine e della fuga, ma il semplice calvario di un povero ragazzo , che Penn, sprofondato nel suo più bieco narcisismo, usa per elargire consigli sulla vita e sulla natura.

La natura, per quanto si voglia idealizzare, sa essere crudele, violenta e misera

Straordinario a tale proposito “ Un tranquillo week-end di paura “, film di John Borman del 1972 .

Alla fine due cose ti restano: la grande compassione per questo ragazzo “ eroe nella sua follia” per cui si poteva fare qualcosa, e la nauseante sensazione dell’ uso strumentale, e ripeto diseducativo, di questa storia triste.

Penn mi fa venire in mente lo slogan che qualcuno ha dato a certi ambientalisti: TUTTI VOGLIONO TORNARE ALLA NATURA, MA NESSUNO A PIEDI”.

Giudizio estetico sul film? Una drammatica avventura di noia, di banalità e luoghi comuni, di filosofia spicciola e steroitipi, di caos narrativo e di effetti caricaturali che finiscono con l’immiserire ancora di più il tutto. La fotografia è pessima, in quanto pressochè inesistente; i personaggi ridicoli, le vicende, se anche reali, narrate in modo inverosimile.

A proposito: Gli straordinari paesaggi? Gli immensi boschi? Le favolose…

Ma la critica più blasonata ( letta da me sempre dopo aver visto il film- v. vademecum.. ) lo ha definito un capolavoro; o c’è malafade o non hanno visto il film!

Voto: uno su dieci

Se il tuo Cristo è ebreo. Se la tua democrazia è greca. Se… Giugno 22, 2008

Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.
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Il Resto della Notte - Un film di Francesco Munzi. Con Sandra Ceccarelli, Aurélien Recoing, Stefano Cassetti, Laura Vasiliu, Victor Cosma, Constantin Lupescu, Valentina Cervi, Susy Laude, Teresa Acerbis. Produzione Italia 2008.

“ Se il tuo Cristo è ebreo. Se la tua democrazia è greca. Se la tua scrittura è latina. Se i tuoi numeri sono arabi. Se la tua maglietta è cinese. Se le tue vacanze sono slave. Allora il tuo vicino non può essere straniero” ( graffito letto nella metropolitana di Berlino )

Schubert scrisse l’immortale “Serenade” agli inizi del 1800 ( forse ).
E’ una melodia che ti è subito familiare a tal punto che non necessita di alcun studio e tantomeno di analisi critiche.
Si tratta semplicemente di una bella melodia dalla prima all’ultima nota, caratterizzata da assoluta perfezione nella finitura e da una grazia e bellezza, per cui uno non si stanca mai di ascoltarla.
E’ una melodia capace di amplificare i tuoi stati d’animo; se sei malinconico, quando l’ascolti la malinconia ti diventa più grande; se sei triste o allegro, ascoltandola…
E’ quello che succede nella fase finale del film, quando l’iquietudine della Ceccarelli diventa immensa, non sopportabile, mentre ascolta appunto Serenade di Schoubert ( gli eventi poi le daranno ragione ).
Il film parla di paure, angosce, attraverso due storie :
Da una parte la ricca famiglia chiusa in una fortezza, ( La Zona, film già discusso ), terrorizzata, senza alcun senso di solidarietà, che vede e controlla la vita in un monitor.
Dall’altra il mostro, l’immigraziione, l’emarginazione e la conseguente integrazione in negativo.
Infatti è una storia di integrazione fallita, dove ci sono minoranze, italiane e straniere, che sbagliano.
Una storia senza tempo e senza luogo; una storia che si ripete da sempre.
Così era nell’antichità di fronte ai biblici spostamenti dei popoli.
Così nelle Americhe dell’altro millennio con emigranti ,stavolta italiani , con le valigie di cartone tenute da spago.
Così nel Nord Est italiano, così a Napoli, a…
Munzi rivela sensibilità e talento nel muoversi, con delicata implacabilità, in questo groviglio di pregiudizi. La tensione resta sempre alta, pur non soffermandosi mai su scene di violenza

Si realizza così un thrillrer asciutto, semplice ma che nello stesso tempo ti coinvolge nella storia di ciascun personaggio, che gli attori interpretano in maniera impeccabile:
• La nevrotica Silvana con il peso del suo travaglio.
• Giovanni con le sue crisi con la moglie e con l’amante.
• Marco il tossico ancora più infelice per il figlio che un giudice gli ha sottratto.
• Ianut che vorrebbe per “..Maria e per suo fratello una speranza di vita…”

Tutti sospesi in quel che resta della notte.
Esempio di neorealismo ai tempi della globalizzazione?

Voto: sette su dieci

BONSAI… Giugno 19, 2008

Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.
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La notte dei girasoli
(La noche de los girasoles)

Un film di Jorge Sánchez-Cabezudo. Con Carmelo Gómez, Judith Diakhate, Mariano Alameda, Celso Bugallo, Manuel Morón, Vicente Romero. – Produzione Spagna, Francia, Portogallo 2006.

Che cosa è un Bonsai? E’ qualcosa di innaturale, artificioso?.

Parafrasando Goethe , siamo convinti che “Anche la cosa più innaturale è natura, è arte”.

Perché tale incipit? Perché questo film mi ha subito riportato ad un altro film “ Non è un paese per vecchi” ( già discusso ).

Lì ci sono i giganti Cohen; qui il piccolo Cabezudo.

Lì il grandioso Tommy Lee Jones; qui uno sceriffo modesto ma efficace.

Lì l’immensa provincia americana pigra e indolente; qui un micro luogo paludoso della Spagna rurale.

Lì violenza tracimante; qui praticamente pochi fatti di violenza.

Lì l’intera società che è arrivata ad un punto di non ritorno; qui pochi uomini grigi e miserabili, che condividono un destino di perdenti, incapaci come sono di dominare gli avvenimenti.

Li un’ amarezza ed una malinconia globale; qui una velata speranza, che traspare dall’azione dello sceriffo, che brucia, col fuoco purificatore, danaro proveniente da un patto scellerato.

Praticamente è un film bonsai.

Ma il bonsai è una pianta privilegiata per le cure cui è sottoposta.

Nasce come tutte le altre piante; come tutte le altre cresce e, grazie all’amore e la passione dell’uomo, assume grazia.

E la dimensione minuta lo trasforma in un piccolo e apprezzato capolavoro.

Bravo il regista Cabezudo che realizza, con un originale escamotage narrativo, un noir ingegnoso; racconta “..da sei punti di vista diversi, una serie di casuali misfatti che iniziano con un tentato stupro e finiscono..”.

Bravi gli attori, efficaci anche se privi di appeal.

Buone le musiche, soprattutto l’allusiva canzone finale “ La vita è un compromiso”.

Voto: sette su dieci

“Io invece, che avrei dovuto saper morire, per essere andato oltre la parte a me assegnata, vivrò una vita infelice” (Euripide, forse ) Giugno 15, 2008

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Le invasioni barbariche
(Les Invasions Barbares)

Un film di Denis Arcand con Remy Girard, Stéphane Rousseau, Dorothee Berryman, Louise Portal, Dominique Michel, Marie Josee Croze. – Produzione Canada, Francia

Parlo di questo film perché mi è capitato di rivederlo in TV su qualche canale.

Ed in effetti è un film da rivedere, che ci fa meditare.

Rémy, intellettuale socialista lussurioso, si scopre ammalato terminale a 50 anni; tragedia che per lui diventa un’occasione per scoprire la vera natura di chi ci sta accanto, dai parenti fino alla società tutta. Complici , il figlio Sébastien ( non ha mai condiviso nulla del padre ) e la madre in pena, che organizza, al capezzale del marito, una memorabile rimpatriata, tra amici, colleghi, amanti, alunni e tanti altri personaggi.

I dialoghi talvolta paradossali ma sempre di alto livello culturale, ti avvolgono, e, dopo averli ascoltati, ti accorgi che hai imparato qualcosa in più sulla storia, sulla sociologia, sulla religione..e hai capito chi sono i nuovi barbari.

Ma se ci pensi bene, è un altro il tema dominante del film, che al momento ti sfugge perché trattato con grande leggerezza ed una sottile ironia: L’EUTANASIA

La buona morte, il saper morire. Un sogno, un’ illusione, forse incubo, che ha inquietato l’umanità dalle epoche più remote, esprimendosi e condizionando leggi scritte e non scritte, usi, costumi e cultura di tutti i popoli.

Già Ippocrate ( V secolo a.C.) recitava nel suo giuramento:

“Giuro, per Apollo medico e per Asclepio… Non somministrerò a nessuno, neppure se richiesto, alcun farmaco mortale, e non prenderò mai un’iniziativa del genere..”

Questo tema, già dibattuto oltre 2500 anni fa, viene riproposto in questo film corale, poetico e commovente. La morte che si ingentilisce nella bella morte, diventando essa stessa un inno alla vita.

Se avete ancora dubbi sull’eutanasia cercate questo film.

Voto: nove su dieci

Non è solo questo il linguaggio dei giovani.. Giugno 13, 2008

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Juno: ( Aprile 08 ) Film di Rodrigo Plà. Produzione Spagna, Messico, 2007

“ Capirai che per te è la persona giusta, quando ogni volta che andrai di corpo, ti dirà che dal tuo culo escono rose.. “

Queso è uno dei tanti consigli che il padre dà alla figlia, ( in gravidanza avanzata ) e che ha chiamato Juno ( Giunone ), perché affascinato dalla mitologia greco-latina.

Questo è anche il linguaggio ricorrente del film non esaltante, non coinvolgente, anche se leggero e sotto certi aspetti delicato ( sentimento della maternità espresso sia dalla madre biologica ( Juno ) che adottiva.

Va premiato il film soprattutto perché di durata breve.

Voto: cinque su dieci

PS Elena, le ho inviato un messaggio; clicchi su Serendipity

Serendipity Giugno 12, 2008

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Talvolta, come uno dei principi di Serendip, si scoprono cose o idee o anche films non cercati, e che si rilevano di straordinaria bellezza ed utilità.

E per serendipità ( sbagliai sala ), sono inciampato in questo film.
Lezioni di felicità – Odette Toulemonde (Marzo 08 ) Un film di Eric-Emmanuel Schmitt. Con Catherine Frot, Albert Dupontel, Jacques Weber, Fabrice Murgia, Nina Drecq, Camille Japy, Alain Doutey, Julien Frison. – Produzione Francia, Belgio.

Che cosa è la felicità? E soprattutto come si arriva alla felicità?
Ecco spiegato l’arcano: ” Esistono dei clichè per la felicità: la ricchezza, la fuoriserie, la bella moglie, l’amica..Ma non mi accorgevo che io ho seguito questi clichè che non sono miei, ho cercato la felicità con modelli che appartengono agli altri e non a me; ho cercato la felicità che vogliono gli altri, ma che non è la mia felicità”.
Questo è ciò che dice il romanziere di successo.
Esempio dove ognuno è felice perché segue i propri clichè, è la famiglia di Odette: lei vive come vuole, il figlio gay vive come vuole, la figlia un po’ così vive come vuole..sempre rispettando i clichè degli altri.
Film troppo buonista? Può darsi. Troppo banale? Forse. Troppo…?

Ma pensate al potente insegnamento, alla travolgente lezione sulla felicità che ci dà il film, felicità raggiungibile.. non seguendo clichè che appartengono ad altri.

PS Per Elena: questo potrebbe essre un altro film.. A presto.

Voto:
otto su dieci

Meglio essere l’ultimo tra i primi o il primo tra gli ultimi? Giugno 9, 2008

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Once

Un film di John Carney. Con Glen Hansard, Markéta Irglová, Bill Hodnett, Danuse Ktrestova. Produzione Irlanda 2006.

Meglio essere l’ultimo tra i primi o il primo tra gli ultimi ?

Due sono le chiavi di lettura di questo lavoro:

  • E’ un film? Allora la stroncatura è totale ( le riprese incerte; la luce non giusta; gli attori insicuri; la regia esitante, musiche orecchiabili ma che non lasciano traccia.. )
  • E’ una ripresa amatoriale per televioni locali o condominiali? Allora tutti i giudizi che ho dato prima si annullano; congratulazioni all’amatore che ha girato questo videoclip per Teleragusa o Televigevano o Telepomigliano.

Neanche la complice Dublino, suggestiva ed intricante, riesce a dare attrattiva al film.

Voto 2 su 10

Gli antichi amori non si devono mai rivedere… Giugno 4, 2008

Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.
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Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo (Indiana Jones and the Kingdom of the Crystal Skull) ; di Steven Spielberg. Con Harrison Ford, Karen Allen, Cate Blanchett, Shia LaBeouf, John Hurt, Ray Winstone, Jim Broadbent. – Produzione USA 2008. -

E’ vero, i vecchi amori devono rivivere solo nei ricordi per restare immensi.

Chi vuole assistere ad una parodia noiosa e deludente dei primi film di Indy, vada a vedere questo lavoro.

Voto uno su cinque

PS

Rossella, la rete è uno strumento, il cui uso positivo o negativo dipende dalle persone. Sta a noi non renderlo asettico, un “non luogo”; ma, come sostiene Augè “un luogo” , dove possiamo riconoscerci nella nostra identità, nel nostro esistere. A proposito ti consiglio un film di qualche anno fa -The Terminal, sempre di Spielberg e con Tom Hancks-dove un posto ” non luogo” per antonomasia e cioè l’aeroporto, si trasforma in un’entità viva che interagisce con l’individuo. Ho visitato il tuo sito, ricco e complesso, reale ed onorico.

Ti aspetto, ciao

PPS Night Nurse, mi ha fatto piacere incontrarti su un’opera a noi cara ( il libro è stato scritto prima del 11/Sett ). A presto.

Esiste la perfezione? Giugno 2, 2008

Posted by Sandro De Luca in Cinema & Cinema.
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La 25ª ora (25th Hour)
Un film di Spike Lee. Con Edward Norton, Philip Seymour Hoffman, Anna Paquin, Rosario Dawson, Brian Cox, Barry Pepper, Vanessa Ferlito – Produzione USA

Esiste la perfezione? Speriamo di no; ma se mi chiedono se esiste il film perfetto, la mia risposta sarà immediata: La 25° ora.
E’ un film bellissimo; che ti prende fin dalla prima scena quando Monty ( interpretato da uno splendido Ed Norton ) salva un cane radagio destinato a morire.
Le sequenze si susseguono ampliandosi, dilatandosi in un crescendo di emozioni , che ti accompagnano nel microcosmo di Monty, microcosmo che fa da contraltare al macrocosmo rappresentata da una New York non vociante, non allegra, non luminosa, non festosa ; è una metropoli attonita, stordita, sottomessa ( è il primo film girato a NY dopo 11 Sett ).
Ed in questa NY malinconica, si narra la storia del pusher Monty che trascorre le ultime 24 ore di libertà, in attesa della 25 ora “.. quella del sogno, non segnata dagli orologi, quella che né ferisce né uccide, quella dove si potrebbe inventare anche un altro destino..”
La trama è piccola, quasi scontata; ma dietro questa storia piccola e banale, c’è un’operazione geniale che declina le sequenze in maniera straordinaria.
C’è lo splendido Edward Norton che conferisce al suo personaggio una profondità ed intensità quasi inarrivabili.
Ci sono i preziosi Philip Seymour Hoffman e Barry Pepper perfetti in quel ruolo.
C’è la colonna sonora imponente, in perfetta armonia con le sequenze, che alimenta ed esalta una tensione sempre presente ed in crescendo.

E poi c’è Lei, New York, la struggente NY lacerata e ferita che fa da cornice alla storia, che da piccola e banale, diventa intensa, poetica e dura.

Indimenticabile la sequenza in cui rivediamo “ground zero” con le escavatrici e il deserto di polvere, dalla finestra di un grattacielo.

Voto: 5 stelle su cinque